I cattolici ribadiscono il «no» al passo chiave del ddl Cirinnà Alfano: «Paletto invalicabile». Ma Boschi: «Punto qualificante»

RomaQuesto matrimonio, gay, non s'ha da fare. La frattura nella maggioranza sulle nozze gay tra il Pd e Ap, l'Area popolare guidata da Angelino Alfano, non è ricomponibile. Il ministro dell'Interno ha ribadito il «no» all'«equiparazione» delle unioni omosessuali al matrimonio e al diritto all'adozione. Si tratta, dice Alfano, di «paletti invalicabili e non si può giocare sulle parole per eluderli», alludendo al tentativo di aggirare l'ostacolo dell'opposizione dei cattolici che sostengono il governo (Ncd e Udc confluiti in Ap) messo in atto dalla senatrice Pd, Monica Cirinnà, relatrice del provvedimento. In sostanza senza cambiare nulla nel testo e dunque riconoscendo gli stessi diritti e doveri del matrimonio etero, la Cirinnà pensava di cavarsela definendo l'unione tra persone dello stesso sesso come una «formazione sociale specifica». Evidentemente dimentica del fatto che in passato per superare le resistenze cattoliche la sinistra aveva già tentato questa strada senza alcun successo cercando prima di far approvare i Pacs, patti di solidarietà, e poi i Dico, diritti e doveri dei conviventi. Il risultato ottenuto però è quello di essersi guadagnata l'accusa di voler truccare le carte in tavola da parte del mondo cattolico e quella di ipocrisia da parte della sinistra e soprattutto delle associazioni omosessuali.

«Umiliante definire le unioni civili formazioni sociali specifiche», accusa la consigliera Sel del Campidoglio, Imma Battaglia, leader del movimento per i diritti Lgbt. Dall'altro fronte le associazioni cattoliche come Age e Pro Vita promuovono raccolte di firme e petizioni contro il ddl Cirinnà. «Da unione civile a formazione sociale cambia la forma ma non cambia la sostanza», scrivono in una nota le associazioni che poi sottolineano come «le unioni civili metterebbero a rischio le casse dello Stato» a causa del riconoscimento di diritti come la pensione di reversibilità.

Il nodo resta quello della possibilità di adottare il figlio del convivente, la stepchild adoption , che per il coordinatore nazionale Ncd, Gaetano Quagliarello «altera la concezione della genitorialità e spalanca le porte all'utero in affitto». Su questo punto però sembra che Renzi non abbia intenzione di tornare indietro potendo contare su una maggioranza «alternativa» che godrebbe dell'appoggio dei grillini. E dato che alla fine ad Alfano non resterebbe che far buon viso a cattivo gioco (per mantenere la poltrona) l'unico vero ostacolo al via libera resta la trappola del Parlamento con i suoi tempi lunghi e l'ampia possibilità di rallentare l'iter del ddl con l'ostruzionismo. «Il Pd è arroccato su posizioni ideologiche», accusa di Forza Italia. L'azzurro Luca Squeri sottolinea che «la famiglia tradizionale non è un optional» e la soluzione del Pd «divide persino la maggioranza». Maria Elena Boschi però, dal Pride Village di Padova, si dice tranquilla: «La legge può essere approvata al Senato entro il 15 ottobre». E sull'adozione nelle coppie gay: «È nel testo presentato e su questo non si fa marcia indietro, è un punto qualificante».

Commenti

filder

Sab, 05/09/2015 - 15:57

Vorrei sapere quale sciocco ci crede che Alfano l'africano si mette di traverso sui Gay mettendo a rischio la sua poltrona alla fine inghiottirà anche questo rospo per potere dire poi l'ho fatto per il bene della nazione scommettiamo che andrà così?