I due kamikaze arrestati e poi subito rilasciati. Tutti gli errori dei belgi

I fratelli Bakraoui erano già stati fermati ma non considerati pericolosi. È solo l'ultimo disastro della autorità Bruxelles

Una sconcertante lista di errori e di falle all'interno di un apparato di sicurezza già inadeguato a fronteggiare la minaccia terroristica. Ecco i dieci peccati capitali di un Belgio che grazie alle sviste delle sue polizie e alle carenze delle sue istituzioni ha permesso al supericercato Abdeslam Salah di restare latitante per quattro mesi e di organizzare la struttura responsabile, dopo la sua cattura, degli attentati di Bruxelles.

1) I KAMIKAZE RILASCIATI

Ibrahim Bakraoui, uno dei due fratelli kamikaze autori degli attentati di martedì, viene fermato a giugno dalle autorità turche mentre tenta di entrare in Siria ed estradato in Olanda. Le autorità belghe dopo averlo ricevuto in consegna lo rilasciano sostenendo di «non ravvisare legami con il terrorismo». Il fratello Khalid, fattosi saltare in aria nella metropolitana, aveva a più riprese l'anno scorso violato i termini della liberà condizionale, non presentandosi per quattro volte di fila all'appuntamento con il suo supervisore giudiziario. Queste violazioni avrebbero dovuto portare alla revoca immediata della condizionale, arrivata solo a febbraio.

2) LA SOFFIATA ARCHIVIATA

Nel luglio 2014 una soffiata della criminalità comune di Molenbeeek segnala che i due fratelli Ibrahim e Salah Abdeslam, autori degli attentati di Parigi, si stanno radicalizzando, progettano attacchi terroristici e sono in contatto con Abdelhamid Abaaoud il futuro «comandante» delle stragi di Parigi che a quel tempo fa la spola tra Siria e Belgio. Ma per Claude Fontaine, capo della polizia federale belga, le informazioni risultano «troppo vaghe».

3) L'ARTIFICIERE MAI IDENTIFICATO

A settembre Najim Lachraoui, l'artificiere del gruppo trasformatosi in kamikaze nell'attacco all'aeroporto rientra in Belgio dalla Siria con un passaporto falso. Viaggia su una Mercedes guidata da Salah che trasporta anche Mohammed Belkaid, il 35 enne algerino ucciso nel covo di Forest la scorsa settimana. I tre vengono segnalati alla frontiera ungherese il 9 settembre, ma le autorità belghe identificano Lachraoui solo lunedì alla vigilia dell'attacco all'aeroporto

4) IL COVO IGNORATO

Secondo Bernard Clerfayt sindaco del quartiere di Schaarbeek l'appartamento usato degli attentatori di Bruxelles viene segnalato alla polizia da un vicino, che riferisce della presenza da tre settimane di nuovi «strani» vicini di casa. Ma le autorità preferiscono non intervenire.

5) L'IRRUZIONE FALLITA

Il 15 marzo la polizia fa irruzione nel covo di Forest, ma si dimentica di chiudere le eventuali vie di fuga dai tetti. Da lì scappano Abdeslam Saleh e l'artificiere Najim Lachraoui mentre l'algerino Mohammed Belkaid si sacrifica per coprirne la fuga. L'arresto dell'artificiere avrebbe permesso di evitare le stragi del martedì successivo.

6) I DETONATORI IGNORATI

Nonostante il ritrovamento nel covo di Forest di numerosi detonatori che segnalavano la preparazione di nuovi ordigni, le autorità non riescono a prevenire un attacco ad un obbiettivo tanto prevedibile quanto simbolico come l'aeroporto.

7) IL DIVIETO DI PERQUISIZIONI NOTTURNE

Come ammesso dal ministro della giustizia Koen Geens due giorni dopo le stragi di Parigi, la polizia individua l'appartamento in cui si nasconde Salah. Le leggi belghe vietano però di disturbare il riposo dei sospetti delinquenti tra le 9 di sera e le 5 di mattina. E così il mattino dopo Salah è già scomparso.

8) IL MANCATO SCAMBIO D'INFORMAZIONI

Il Belgio grazie ad oltre 400 volontari partiti per la Siria a fronte di 11 milioni di abitanti è il paese europeo con la più alta percentuale di combattenti jihadisti. Eppure prima delle stragi di Parigi le sue autorità si son ben guardate dal bloccare le partenze e dallo scambiare i dati dei sospetti terroristi con gli altri servizi di sicurezza europei.

9) LE FALLE DEI SERVIZI DI SICUREZZA

In virtù della struttura federale del Belgio solo Bruxelles conta sei forze polizie che non comunicano tra di loro. I servizi di sicurezza non hanno personale in grado di tradurre l'arabo e non sono in grado d'infiltrare le organizzazioni terroriste. Come dimostra la latitanza di Salah rimasto nascosto per quattro mesi in un quartiere di soli 80mila abitanti.

10) L'AEROPORTO SGUARNITO

Un rapporto del Consiglio Europeo dello scorso 29 febbraio segnala l'inadeguatezza dei controlli di sicurezza dell'aeroporto di Bruxelles affidati a personale che trascura di controllare se tra i passeggeri provenienti da zone a rischio terrorismo vi siano dei sospetti inclusi nelle liste dell'Europol. Secondo i sindacati durante i test di sicurezza fino alla metà dei presunti ordigni non viene rilevato dagli addetti.

Commenti
Ritratto di Ausonio

Ausonio

Sab, 26/03/2016 - 00:28

Errori? Gli errori a catena non sono errori. Vi state mettendo le fette di salame sugli occhi. Apriteli. Un giornalista americano previde l'attentato prima che avvenisse. E disse che era fatto a Langley. La feccia islamica è manovalanza. Il mandante è altri.

Ritratto di Ausonio

Ausonio

Sab, 26/03/2016 - 00:31

Gli errori a catena non sono errori bensì palesano una evidente complicità. Ancora non volete capire la strategia della tensione voluta dagli USA nella loro colonia Europa...