«I giovani delinquenti? Genitori spesso assenti e vincoli sociali deboli»

Il sociologo: «Stranieri portati a commettere un numero sproporzionato di certi reati»

Marzio Barbagli è sociologo, professore all'università di Bologna e autore di studi importanti come quello, «storico», su Immigrazione e sicurezza in Italia (Il Mulino) e Sotto lo stesso tetto, lunga ricerca sulla famiglia e i suoi cambiamenti in Italia.

Professore, i ragazzi del branco di Rimini erano stati denunciati per furti e violenze, i loro genitori anche, e a scuola erano stati protagonisti di episodi di bullismo. Segnali ignorati?

«Non penso che questi fossero segnali. Un conto è il problema del rimpatrio, se erano irregolari. Ma, a partire dal fatto che avessero commesso dei furti o spacciassero, nessuno avrebbe potuto prevedere che commettessero degli stupri. Non si può. Questi comportamenti non sono prevedibili».

In nessun modo?

«In assoluto. E questo vale perfino per gli omicidi e i pluriomicidi, talvolta. L'unica cosa che si potesse fare era perseguire loro e i loro genitori per i reati commessi».

Ma la scuola, o gli assistenti sociali non avrebbero potuto fare niente?

«Penso di no. Quanti casi ci sono di bullismo, anche fra italiani: gli insegnanti e gli assistenti sociali cercano di fare qualcosa, ma certo non tutti questi ragazzi diventano poi degli stupratori. Si tratta di livelli molto diversi».

Può spiegare?

«Nella nostra cultura, come in tutte le altre, lo stupro è un reato molto grave e violento. Ora, moltissimi giovani commettono atti di bullismo, ma poi rientrano nella normalità; così come violano il patrimonio, ma poi non commettono più altri reati».

L'età conta?

«Gli studi degli ultimi trent'anni dicono di sì. Nella fase di trapasso dalla famiglia di origine alla formazione di una nuova, o di ricerca del lavoro, quando si indeboliscono le relazioni sociali e il controllo dei genitori sui ragazzi, questi ultimi violano le norme. Perciò gli autori di molti reati hanno fra i 15 e i 25 anni: soprattutto reati come furti, perfino rapine».

E gli stupri?

«Sono un caso diverso. È una violazione molto più grave: come in un omicidio, l'individuo deve violare i principi nei quali è stato formato, e che ha interiorizzato. Perciò non si può prevedere. Si potrà fare dopo: se uno l'ha già fatto, c'è motivo di pensare che possa rifarlo».

Si può dire se ci sia un legame fra immigrazione e reato commesso?

«Qui le cose si fanno controverse, perché interviene la politica... Da studioso dico: non c'è dubbio che, in questo periodo storico, negli ultimi trent'anni, in alcuni Paesi europei, Italia inclusa, gli immigrati commettano alcuni - sottolineo alcuni - reati più frequentemente rispetto al loro numero; quindi, un numero sproporzionato».

Quali reati?

«In gran parte reati contro il patrimonio, come rapine, borseggi, furti in appartamento; e spaccio».

E le violenze sessuali?

«Non abbiamo dati affidabili per dire che valga la stessa cosa. Gli stupri sono denunciati da una quota bassa della popolazione femminile, il 7 per cento secondo l'Istat; una parte delle violenze sessuali avviene in famiglia, ed è ancora meno denunciata; infine sappiamo ancora meno se e quanto avvenga nella popolazione immigrata».

A volte si dice che certi reati nascano nella segregazione delle banlieue. Ma quei ragazzi vivevano in un bel paesino della provincia ricca...

«Ha ragione. Innanzitutto, nel caso degli stupri la variabile segregazione sociale non risulta esplicativa. E poi, per fortuna, gli immigrati in Italia non vivono in ghetti, al massimo in enclave come i cinesi. Non ci sono i livelli di segregazione degli Usa, o di Francia e Belgio».

Ma nei paesini il tessuto sociale non dovrebbe funzionare meglio?

«Commettere stupri e omicidi dipende da una pluralità di fattori, non solo se uno viva in un paesino o in una enclave... Poi questi ragazzi si muovevano, si spostavano. Da studioso, bisogna considerare molti fattori, per capire perché questi quattro abbiano commesso delle violenze così atroci».

Commenti

marco.olt

Mar, 05/09/2017 - 08:49

Si continuano a cercare 1000 scusanti ma alla base di tutto c'è il rispetto per gli altri, ma sopratutto la certezza della pena, i delinquenti sanno che le maglie della giustizia sono larghissime e sanno che le condanne sono leggere. Le ISTITUZIONI ITALIANE HANNO FALLITO!! Leggi e Magistrati totalmente inadeguati ed al limite della complicità e favoreggiamento dei delinquenti, Governo assente non fa nulla per modificare le leggi, ma il discorso è enormemente più ampio

Ritratto di aorlansky60

aorlansky60

Mar, 05/09/2017 - 14:42

Appunto = tale padre tale figlio; se il genitore non è in possesso di quei valori che sono alla base di una società civile, nel RISPETTO del proprio PROSSIMO, come aspettarsi che educhi il proprio figlio ? Nell'unico modo immaginabile, la cui messa in pratica ci è raccontata dai fatti di cronaca che ormai iniziano a farsi numerosi in modo allarmante : furti, violenza e tentativi di stupro a ripetizione. A questo punto, la colpa del figlio è grande quanto la colpa del genitore, quest'ultimo dovrebbe essere ritenuto responsabile degli atti del figlio, sopratutto se questi è ancora minorenne.