I grandi sfiduciano Assad «E Putin scelga con chi stare»

Il G7: no all'azione militare in Siria, ma il leader è out Gli Usa lanciano un ultimatum ai russi sulle alleanze

B oris Johnson, che da scapigliato sindaco di Londra aveva dato prove migliori di quante non ne stia dando da ministro degli Esteri di Sua Maestà britannica avrebbe voluto mostrare i muscoli a zar Putin. Come? Magari imponendo a Mosca nuove sanzioni per punire la cavalleria dell'aria cosacca schierata al fianco del dittatore siriano Assad. Con molta pazienza i suoi colleghi del G7, riuniti a Lucca, hanno dovuto spiegargli che il vertice dei ministri, allargato per l'occasione a Turchia, Emirati Arabi, Arabia Saudita, Giordania e Qatar non aveva poteri «deliberanti». E che dunque non se ne sarebbe fatto nulla. Né sanzioni, né tantomeno opzioni militari alla Trump, che innescherebbero una diabolica catena di ritorsioni da cui sarebbe poi difficile, tornare indietro.

Non resta che la politica. Che per funzionare non può bypassare il Cremlino, come lo stesso Segretario di Stato Usa Rex Tillerson, in partenza per Mosca, spiegherà di persona a Putin. E di Assad, si sono detti a Lucca, che ce ne facciamo? Assad è «out», è stato il verdetto unanime. Ecco dunque il boccone amaro confezionato dagli chef del G7 per il capo del Cremlino. «Per Assad non c'è futuro, il suo potere è alla fine», detta a verbale Tillerson. Rincara la dose il ministro degli Esteri francese, Jean-Marc Ayrault. «Non ci può essere una soluzione per la Siria con Assad al potere». Ma anche lui, Ayrault, capisce che tener fuori dal gioco i russi non è possibile. Meglio coinvolgerli, riconoscendogli il ruolo che nel bene e nel male si sono guadagnati sul campo e responsabilizzarli per fermare una tragedia che ha già provocato troppi morti, troppo dolore e sgangherato un Paese spingendo fuori dei suoi confini centinaia di migliaia di sfollati.

Al dunque. «Dicano i russi con chi vogliono stare», sintetizza Tillerson illustrando il suo punto di vista, che poi è il punto di vista di tutti. «Noi vogliamo creare un futuro per la Siria che sia stabile e sicuro aggiunge Tillerson-. Ma la Russia ha scelto un partner inaffidabile come Assad. Ora al Cremlino devono scegliere. La Russia può essere parte di quel futuro e giocare un ruolo importante. Oppure mantenere la sua alleanza con il regime di Damasco. Noi siamo convinti che questo non sia nell'interesse della Russia nel lungo termine».

Riassume per tutti il nostro Angelino Alfano, che nel coinvolgimento di Mosca vede l'unica soluzione possibile che consenta, una volta raggiunta una tregua stabile, «l'avvio di un processo politico basato su una nuova costituzione che poi porti a nuove elezioni». Un passo per volta, naturalmente. Perché dopo il raid a base di gas tossici di Assad e l'attacco Usa alla base militare siriana non si può che partire fermando il gioco. Imponendo «a tutte le parti in causa un cessate il fuoco, durevole, efficace e sincero».

Facile a dirsi, conviene lo stesso Alfano. Gli occhi di tutti sono ora puntati sull'incontro che il Segretario di Stato Usa Tillerson avrà a breve con il ministro degli Esteri russo Sergei Lavrov e, forse, con lo stesso Putin. In tasca, Tillerson si porta (per usare le parole di Alfano) «un consenso molto convinto determinatosi sia in ambito G7 che nell'ambito dei Paesi che sulla Siria la pensano in modo simile». Un negoziato che appare complesso, più di quanto un negoziato non lo sia per principio, dovendo i russi ingoiare un rospo di dimensioni cospicue e il «resto del mondo»...anche. Sempre che non si vogliano imboccare scorciatoie alla Boris Johnson.