I jihadisti esultano via web: «Grazie Allah di aver colpito»

Sul web la gioia dei seguaci del Califfato. E su Twitter torna la foto di Al Zarqawi che dopo l'uragano Katrina parlò di «vittoria»

di Fiamma Nirenstein

Adesso, nel dolore e nello choc, la cosa fondamentale è capire come il jet Germanwings A320, uno degli aerei più sicuri del mondo, abbia potuto precipitare come un ferro da stiro facendo strage di 150mila passeggeri. Per ora aspettiamo le indicazioni della scatola nera. Il mondo intero piange le 150 vittime della sciagura, la scolaresca in gita, i due neonati, ciascuno di noi si identifica con le vittime e con le loro famiglie, tanto più quanto più volare è diventato per ciascuno una necessità, una consuetudine. Ma no, un momento, non tutto il mondo. E qui di nuovo con i necessari distinguo, ben consapevoli che il webspace è un maledetto imbroglio in cui un paio di matti possono creare una tempesta d'odio, pure dobbiamo registrare, basandoci su precedenti accertati, che il mondo è diviso in due parti, quella che ama la vita e odia la morte, e qualla che ama la morte e odia la vita. I media jihadisti del califfato islamico esultano alla notizia dello schianto: «Allah ha colpito, la bandiera del Califfato sventola» ha cinguettato su Twitter «Sostenitori del califfato» sull'account @abohorayra00. Poi c'è l'utente @X_GG// che si firma Raad al Khilafah6, «Fulmine del Califfato» che dice: «Allahuakbar, ringraziamo Allah al quale chediamo che non vi fosse a bordo alcun musulmano» (notiamo che non lo sa, ma che è probabile che ve ne fossero data la presenza di cittadini turchi!).

«Fulmine» posta la foto di Abu Musa al Zarqawi, il leader di Al Qaida irachena ucciso in un raid americano nel giugno del 2006. Molti altri simpatizzanti dell'Isis hanno subito ritwittato lo stesso messaggio. La foto di Al Zarqawi è qui appropriata oltre le intenzioni di «Fulmine» che posta la sua soddisfazione per la morte di tanti innocenti. Infatti proprio Al Zarqawi al tempo dell'uragano Katrina giudicò il disastro americano come «un segno di vittoria che si staglia all'orizzonte» perché «i loro morti si contano a migliaia, i danni ammontano a miliardi di dollari, la mano di Allah ha colpito l'America al cuore». La soddisfazione per i disastri altrui ha investito l'Italia diverse volte: per il terremoto in Abruzzo del 2009 adepti di Al Qaida scrivono «Hanno avuto i loro giorni neri, o Allah uccidili e falli vagabondare». Un curioso episodio di entusiasmo jihadista fu quello del malore di Berlusconi del 27 novembre 2006, quando i forum festanti scrissero ringraziando Dio perché «Berlusconi è caduto di fronte ai suoi ascoltatori». Nel 2011 le alluvioni in Liguria e in Toscana furono accompagnate da preghiere perché il maltempo seguitasse a distruggere gli infedeli e mietere vittime. Questi scoppi di gioia per la morte di esseri umani considerati nemici solo perché erano vivi, naturalmente accompagnano la marea di soddisfazione che sempre fa da coro agli eccidi islamici come quella di Charlie Hebdo o i 22 del Bardo, o i sei fedeli uccisi in una sinagoga di Gerusalemme «una vendetta eroica e rapida». Tutti i capi di Stato europei più importanti hanno cessato il loro lavoro per il dolore profondo; c'è invece chi gioisce, dobbiamo abituarci anche a questo.