I libici fermano le Ong: "Chiamano gli scafisti"

La Marina di Tripoli: aspettavano i gommoni E c'è un altro naufragio: 8 morti, 100 dispersi

Roma - Va a finire che il procuratore di Catania, Carmelo Zuccaro, aveva ragione. È la Marina libica a puntare il dito contro le Ong.

Quello che sta rischiando di diventare un vero e proprio incidente diplomatico si è consumato l'altro ieri nel Canale di Sicilia, dove i militari della Tripolitania hanno intimato alle navi del soccorso di uscire dalle acque territoriali libiche dove, a quanto pare, erano in attesa dei gommoni carichi di migranti. L'accusa è pesante: le Ong sarebbero state in contatto con persone a bordo dei barconi, in seguito individuati dalla guardia costiera. E sarebbero 570 i migranti rimandati indietro dai libici.

È stato il portavoce della Marina libica, ammiraglio Ayob Amr Ghasem, a spiegare come «chiamate wireless sono state rilevate, una mezz'ora prima dell'individuazione dei barconi, tra organizzazioni internazionali non governative, che sostenevano di voler salvare i migranti illegali in prossimità delle acque territoriali libiche. Sembrava che queste Ong - ha proseguito - aspettassero i barconi per abbordarli. Le Guardie costiere hanno preso contatto con queste Ong e hanno domandato loro di lasciare le acque territoriali libiche». E ha detto poi: «Il comportamento di queste Ong accresce il numero di barconi di migranti illegali e l'audacia dei trafficanti di esseri umani». Ha quindi ricordato che nei giorni scorsi uno dei migranti è stato «ucciso dai trafficanti, che sanno bene che la via verso l'Europa è agevole grazie a queste organizzazioni e alla loro presenza illegittima e sospetta in attesa di poveri esseri umani». Oltretutto, il mezzo usato per le comunicazioni, la chiamata wireless, appunto, farebbe capire come ci sia la volontà di occultare le prove dei contatti, proprio perché difficilmente rilevabile. La domanda è: la nostra intelligence sapeva?

Insomma, le accuse nei mesi scorsi lanciate da Frontex nei confronti delle Ong e riprese dal procuratore Zuccaro e da altri tre colleghi di rispettive Procure siciliane parrebbero trovare fondamento. Tanto più che i marinai libici sono gli stessi addestrati proprio dall'Italia per operare nelle acque territoriali e per contrastare il traffico di esseri umani. Lavoro che, a quanto pare, stanno facendo bene.

Le navi accusate di essere in quella zona al momento della comunicazione sono la Prudence di Medici senza frontiere, che più volte aveva ammesso di aver superato il limite dello specchio acqueo territoriale, quelle di Openarms, Jugendrettet e Seawatch che hanno recuperato 1.129 migranti. Msf ha subito negato l'accaduto e sbarcherà 716 clandestini questa mattina a Palermo.

Peraltro, c'è un altro fatto a creare non poco sconcerto. È il comandante della Guardia costiera libica della città di Gasr garabulli, non distante da Tripoli, Fathi Al Rayani, ad avvertire di un naufragio recente di un gommone, 9 chilometri al largo dalla costa. Otto sarebbero i corpi individuati.

Le reazioni politiche allo scontro Ong-libici non hanno tardato. Il segretario della Lega Matteo Salvini, ha scritto: «La Marina Militare libica respinge le navi delle Ong pro-invasione e riporta a terra più di 500 clandestini. Applausi! Meglio i libici dei pidioti». Un chiaro attacco al governo, reo, secondo il politico, di fare gli interessi delle Ong, invece che quelli dell'Italia.

Commenti

leserin

Dom, 11/06/2017 - 17:32

Solo in Italia la difesa dei confini è affidata ... alla Libia!