I manifestanti assediano la Casa Bianca

In migliaia per le strade di Washington: «Non staremo in silenzio»

Ha invaso le strade, gli aeroporti, si è gonfiata in Rete. Ha bloccato il traffico, con i taxisti che al Jfk di New York hanno incrociato le braccia per solidarietà verso i passeggeri bloccati ai terminal. E l'ondata alla fine è arrivata anche alla Casa Bianca. La rivolta dei «No Muslim ban» («no al bando per i musulmani»), contro il decreto firmato dal presidente Donald Trump che vieta l'accesso negli Usa ai cittadini provenienti da sette Paesi islamici, ha raggiunto la residenza presidenziale. Migliaia di persone si sono radunate nelle vicinanze richiamate dalle associazioni e dalle reti sociali con il motto: «Non staremo in silenzio. Combattiamo».

La parziale marcia indietro intravista nelle dichiarazioni del capo di gabinetto, Reince Priebus, che ha fatto sapere in un comunicato che la «green card» garantirà il rientro negli Usa, non ha placato l'indignazione. La contestazione americana contro il blocco per quattro mesi dell'immigrazione deciso da Trump insieme al divieto di ingresso a chi arriva da Iran, Iraq, Sudan, Libia, Siria, Somalia, Yemen, ha paralizzato gli aeroporti statunitensi - sono stati invasi quelli di New York, Chicago, Los Angeles, Boston, Atlanta - e ieri è esplosa anche all'esterno della residenza presidenziale, proprio come quando, all'indomani della vittoria di Donald, la Trump Tower era fulcro dei sit-in degli oppositori.

Ma il pugno duro è destinato a continuare, a leggere le dichiarazioni del neo presidente che difende le restrizioni mettendole in relazione al «caos europeo» scoppiato con l'immigrazione. Ecco perché alle autorità di frontiera americane, al di là dell'ammorbidimento del bando, continuerà a essere garantita di fatto una totale autonomia nel tenere in stato di fermo e nel sottoporre ad interrogatorio i soggetti considerati sospetti, mentre la black list dei Paesi islamici potrebbe anche allungarsi ancora. Di fatto restano ancora fuori Stati considerati «attenzionati» per il rischio di infiltrazioni terroristiche. Dopo il magistrato che ha congelato la misura trumpiana bloccando di fatto l'esecuzione dei rimpatri forzati, anche i procuratori generali di 16 Stati americani hanno diffuso una dichiarazione congiunta che condanna l'ordine esecutivo del presidente. «Siamo impegnati a lavorare per garantire che il minor numero possibile di persone soffra della caotica situazione che esso ha creata». Ma la via pare ormai tracciata, sentendo le parole dell'ex sindaco di New York, Rudolph Giuliani, che ha rivelato: «Quando lo ha annunciato la prima volta, ha detto bando dei musulmani. Mi ha chiamato e mi ha detto: Crea una commissione e mostrami il modo di farlo legalmente».