"Una missione rivoluzionaria, ma i politici la lascino stare"

Roma «È inutile correre a mettere il cappello sui risultati delle missioni spaziali e sottolineare i meriti italiani, l'importante è una collaborazione internazionale che può portare a risultati straordinari, a una rivoluzione culturale nella concezione della vita nell'Universo». Umberto Guidoni non è tenero con il premier che è corso a pavoneggiarsi per la missione Exomars, ma smorza le polemiche sul mancato «ammartaggio» di Schiaparelli, il lander dal nome italiano.

Dall'Agenzia spaziale italiana parlano di successo.

«La perdita del lander in sé non è un successo. Ma la missione sta portando i risultati sperati, anche perché lo Schiaparelli aveva poca strumentazione a bordo ed era concepito per fare da apripista alla prossima missione, tra cinque anni, quella veramente importante, perché porterà su Marte un laboratorio in grado di verificare se c'è vita sul pianeta. Significherebbe che la vita sulla Terra non è un incidente isolato. Una rivoluzione culturale, se pensa a quanti millenni ci sono voluti per dire che non siamo al centro dell'Universo. Se ora riusciamo a capire che cos'è andato storto, eviteremo di ripetere l'errore nell'atterraggio su Marte, che è particolarmente difficile. L'hanno fallito il 50 per cento delle missioni internazionali».

E il Tgo, la sonda rimasta in orbita, a cosa serve?

«È fondamentale perché cercherà la natura delle tracce di metano trovate nell'atmosfera. Se provengono da batteri, anziché dalla reazione chimica di alcune rocce, sarà la prova che su Marte c'è vita o c'è o c'è stata vita in un tempo non remoto».

Quanto è merito nostro? Renzi ha ragione a dire che «l'Italia guida l'Europa su Marte»?

«Vedo un orgoglio italico un po' spropositato ed è sempre meglio non dire frasi del genere. I politici si attribuiscono i meriti, se poi le cose vanno male di chi è la colpa? L'Italia ha dato un contributo importante ma soprattutto va sottolineato che hanno lavorato insieme tante nazioni, dall'Australia all'India. Inclusi russi e americani, che sulla Terra sono in pessimi rapporti. Per capire quanto è importante questo sforzo congiunto basta pensare che oggi nel mondo ci sono due grandi produttori di aerei, Boeing e Airbus. E il secondo esiste perché l'Europa ha unito le proprie forze».

L'obiettivo Marte sta mettendo in moto una nuova corsa allo Spazio?

«Di sicuro c'è un nuovo interesse, partito, ed è questo il dato nuovo, dai privati. Obama ha fatto il suo annuncio dopo Elon Musk, il miliardario di SpaceX che su Marte vuole portare dei coloni. E poco dopo Boeing ha fatto sapere che se qualcuno andrà su Marte, saranno loro. In più i privati lavorano ai trasporti spaziali, un obiettivo non poi così lontano. Dobbiamo decidere se vogliamo esserci o se lasciare il primato a Usa o Cina».

Pechino ha avuto la forza di lanciare una stazione spaziale, mentre quella internazionale è frutto dello sforzo di oltre 40 Paesi.

«E dobbiamo coinvolgere anche la Cina. Darebbe impulso anche alle nostre tecnologie».

Lei è stato il primo astronauta europeo sulla Iss, quanto impegno verso lo Spazio hanno messo i governi italiani negli anni?

«C'è stato un periodo d'oro negli anni '60 e una nuova spinta negli anni '80. Oggi manca un progetto e anche l'Agenzia spaziale italiana, con tutti i problemi che ha avuto, non mi pare in fase ascendente. C'è da dire che anche negli Usa, quando ero alla Nasa, i presidenti tagliavano i fondi durante il mandato e poi al momento di lasciare annunciavano che bisognava andare su Marte. Quando si parla di Spazio i politici si riempiono la bocca, ma poi quando c'è da firmare l'assegno gli trema la mano. Ha fatto così pure Obama, ma ora mi pare che ci sia una spinta più concreta».

La polemica torna sempre: vale la spesa?

«Le ricadute della ricerca spaziale sulla vita sul Pianeta sono enormi, ci sono mille esempi. Perfino i pneumatici che usiamo per le auto oggi, fatti con le materie plastiche inventate per la sonda Viking. Sa quanto spende l'Europa per lo Spazio? Cinque miliardi l'anno, dieci euro a cittadino. L'equivalente di una pizza».