I panda sono un po' più lontani dall'estinzione, ma ora rischiano gorilla, scimpanzè ed elefanti

La popolazione degli ursidi è cresciuta del 17% dal 2004 al 2014: sono circa duemila

Tecnicamente si parla di collo di bottiglia; oltre il suo limite il rischio di estinzione è altissimo. Significa che, in un territorio ristretto, rimangono solo pochi esemplari di una certa specie, sottoposta a "evoluzione neutrale", un progressivo impoverimento del corredo genetico, anticamera della scomparsa di un raggruppamento (taxa) animale. Il fenomeno è spesso causato dall'uomo, ma anche dai cambiamenti ambientali e dalla selezione naturale. Ecco perché periodicamente viene stilata una "red-list" (lista rossa), per stimare gli animali che sono finiti in un collo di bottiglia e rischiano di sparire per sempre dalla faccia della terra.

L'ultima red list però ha fatto rumore, perché per la prima volta da anni non compare il simbolo per antonomasia dell'estinzione: il panda (Ailuropoda melanoleuca). Lo rivelano gli esperti dell'Unione Internazionale per la Conservazione della Natura. Dal 2004 al 2014 la popolazione di questi ursidi è cresciuta del 17%. Si contano 1.864 individui adulti e qualche centinaio di piccoli che porterebbe la specie oltre i duemila esemplari. Così non è più annoverabile nella categoria EN (endangered, in via di estinzione), ma passa alla VU (Vulnerable, vulnerabile); comprendente più di cinquemila specie di animali, e altrettante di piante. È la dimostrazione del successo delle campagne ambientaliste a favore dei panda, portate avanti da quasi tutti i paesi, ma anche della volontà dei cinesi di creare riserve naturali dove questo animale è libero di muoversi in tranquillità. Al momento ce ne sono 67.

Ma la soddisfazione per avere strappato dall'estinzione il panda, è smorzata dal resoconto relativo ad altre specie condannate. Il 70% dei gorilla che abitavano le foreste della Repubblica Democratica del Congo è scomparso nel giro di pochi anni. Altrettanto difficile la situazione di scimpanzé e bonobo. E preoccupa lo stato di salute degli elefanti, molto più numerosi, ma in costante e repentina diminuzione.

L'ultimo censimento condotto da Elephants Without Borders parla di 352.271 elefanti distribuiti in diciotto paesi. Allarma un dato: dal 2007 al 2014 il numero di pachidermi è crollato del 30%. Sono 144mila gli elefanti periti sotto i colpi dei bracconieri. E a causa della distruzione del loro habitat naturale. Dal 1979 al 2007 la disponibilità territoriale degli elefanti è scesa da 7,7 milioni di metri quadrati, a poco più di 2,5. Occorre mettere in atto nuove azioni per la salvaguardia dei proboscidati. Come quella siglata dal presidente degli Stati Uniti, Barack Obama, il 6 luglio di quest'anno, con cui l'America del nord mette ufficialmente al bando il commercio di avorio.

Gia.Gro.

Commenti
Ritratto di bandog

bandog

Mar, 06/09/2016 - 10:52

Intanto gli Italiani autoctoni stanno per essere messi sotto protezione del...WWF