"I poliziotti sono impreparati". Chef Rubio fa indignare tutti

Il tweet del cuoco scatena le proteste di Salvini e della Meloni. Il fratello dell'agente lo minaccia e poi si scusa

Un tweet forse più inopportuno che polemico scatena un polverone senza fine sulla sparatoria di Trieste. Protagonista chef Rubio, al secolo Gabriele Rubini, che la sera della tragica morte dei due agenti nella questura di Trieste per mano di un fermato con problemi psichici, affida a Twitter la sua disanima del caso. Prendendosela con i vertici e denunciando la presunta impreparazione degli agenti coinvolti. «Inammissibile che un ladro - scrive lo chef televisivo - riesca a disarmare un agente. Le colpe di questa ennesima tragedia evitabile risiedono nei vertici di un sistema stantio che manda a morire giovani impreparati fisicamente e psicologicamente. Io non mi sento sicuro in mano vostra».

Accuse pesanti, un po' qualunquiste, ma non inedite, se pure il Sap ha indicato la vetustà delle fondine - e dunque i ritardi dei vertici nell'aggiornare l'equipaggiamento - tra i motivi alla base della tragedia. Ma sicuramente poco ponderato, più dell'attribuzione di responsabilità ai piani alti, è quell'accenno all'impreparazione, tanto più fatto a caldo e con una vicenda che, a una prima ricostruzione, sembra segnata dall'imprevedibilità.

Il problema è che nell'epoca dei social ci vuole poco a trasformare un colpo di tosse in una valanga. E così allo chef replicano in tanti, tra i primi l'ex titolare del Viminale Matteo Salvini, che lo accusa di essere «stupido» e lo invita a tacere, incassando in risposta un altro attacco del cuoco, che bolla il leader leghista come «ominicchio che fa il bulletto».

Ma non finisce qui. Anche la leader di Fdi Giorgia Meloni lo etichetta come «miserabile», e intanto i sindacati della polizia se la prendono col tweet di Rubio. Felice Romano del Siulp attacca la frase «inappropriata» pur interpretando il cinguettio come solidale con gli agenti, Tonelli del Sap lo invita a dedicarsi all'amatriciana. Rubio sui social però insiste nel ribattere a chi lo attacca, e spiega di sentirsi «molto più vicino» alle famiglie delle vittime rispetto ai politici «sciacalli». Poi arriva la risposta del fratello di Matteo Demenego, una delle due vittime, che mostra chiaramente di non aver gradito la presa di posizione di chef Rubio e lo minaccia - ma la scarsa lucidità è giustificata dal momento, infatti poi arrivano le scuse per i toni «dettati dalla rabbia e dal dolore» - invitandolo a «tenere la guardia alta» perché «se ti colgo impreparato pure tu fai la fine di mio fratello». A questo punto Rubio alza le mani. «Fermate tutto», twitta, ma non fa passi indietro e anzi se la prende con le minacce del fratello e con «un popolo alla deriva capitanato da criminali folli che gettano benzina sul fuoco».

Ma se lo chef sembra non aver considerato gli effetti collaterali di quello che era più che altro un tweet antisistema (o anti-Salvini), ieri non sono mancati gli sciacalli che hanno scelto di commentare la drammatica notizia di Trieste scrivendo su Facebook «due in meno», «no problem» o «giustissimo», come segnalato sempre da Salvini. E non è certo la prima volta che nel mirino dell'odio social finisce la polizia. Successe due anni fa quando a Lido Adriano due agenti delle volanti di Ravenna morirono schiantandosi contro un albero. «Dio esiste», «vi sta bene», «sotto terra stanno sicuro bene», alcuni dei deliranti messaggi postati sui social. Che portarono alla denuncia per vilipendio di otto persone. Ma certe cose non cambiano mai, e gli attacchi social alla polizia vanno forte anche tra nomi più noti. Come Roberto Saviano, che a maggio la derubricò a «servizio d'ordine per la campagna elettorale» di Salvini. O come il neo ministro dell'Istruzione Lorenzo Fioramonti, che prima di diventare ministro si concedeva post al veleno contro la polizia, «più un corpo di guardia del potere che una forza al servizio dei cittadini».