I rinforzi: 3mila uomini e 950 mezzi. Aiuti lanciati da sedici elicotteri

La Difesa rinforza il contingente: pronti anche gli sgombraneve

Arriveranno gradualmente a 3mila i militari che la Difesa impiegherà nelle zone terremotate. Il capo di Stato Maggiore Claudio Graziano, su indicazione del governo e del ministro Roberta Pinotti, ha infatti deciso di inviare altri uomini delle tre forze armate e dei carabinieri ad aiutare i 1.800 già presenti sul territorio. Saranno, inoltre, inviati 950 mezzi speciali del genio e 16 elicotteri.

«In queste ore - ha spiegato Graziano - il personale sta operando in condizioni di estrema difficoltà, senza sosta e numerosi sono i casi di situazioni critiche per la popolazione, in cui l'intervento dei nostri militari è stato risolutore e provvidenziale». Per questo sono stati messi a disposizione anche 11 sgombraneve a turbina, al fine di contribuire al ripristino della viabilità nelle aree più critiche, tanto nella zona del cratere, quanto nelle provincie di Teramo e Chieti. Saranno quindi operative unità specializzate nella meteorologia della neve, in valanghe e in ricerca dispersi. A disposizione anche gli alpini paracadutisti, che avranno il compito di raggiungere zone isolate attraverso il lancio di personale e materiali di prima necessità.

Il fatto è che i mezzi dell'Aeronautica militare, a causa delle condizioni climatiche, al momento non possono sorvolare l'area, anche al fine di fotografare dall'alto e capire quale sia la reale situazione. Inoltre, vista la quantità di neve caduta, per qualsiasi elicottero sarebbe impossibile atterrare.

Dal comando unità tutela forestale, ambientale e agroalimentare dei carabinieri arriva peraltro la notizia che, a causa del forte vento e delle scosse continue, nelle prossime ore si potrebbero verificare nuove valanghe, anche di forte intensità, per cui ai cittadini e ai soccorritori è consigliata la massima attenzione. Intanto, una situazione di particolare disagio si è verificata alla sala operativa della polizia di Teramo. A segnalarlo il Sap (sindacato autonomo di polizia) che riferisce come, dopo le forti scosse dell'altro ieri si siano create nell'edificio «crepe nei tramezzi». Il personale della sala operativa, che si trova al quarto piano, è stato evacuato. Il questore ha chiesto di rientrare per rispondere alle chiamate del 113, ma nessuno, vista la pericolosità, è rientrato. «Il nostro segretario provinciale - dicono dal Sap - ha chiesto al questore di certificare e sottoscrivere che non vi era una situazione di pericolo, ma lui non ha risposto». Così, dopo ore, si è deciso di trasferire la linea del 113 al piano terra. E la linea è tornata operativa.

I problemi maggiori si registrano nelle zone isolate, dove molte persone sono rimaste fuori dal mondo, senza luce, acqua, gas, riscaldamento, persino senza telefoni cellulari, visto la mancanza di energia elettrica. Per questo i militari, con enorme difficoltà, stanno lavorando per cercare di raggiungerli e portare loro i primi, difficilissimi, soccorsi. Anche per loro i disagi sono moltissimi. «Qui ci si aiuta tutti - spiegano alcuni militari impiegati sul campo -, ma non è facile perché il maltempo, per adesso, sembra contro di noi». Il tutto mentre le scosse sismiche proseguono, continue. E, oltre alla terra, fanno tremare gli animi.