Un iceberg grande come la Liguria lascia l'Antartide

Andrea Cuomo

C'è una Liguria tutta di ghiaccio, alta duecento metri, che si aggira come una zattera vuota per l'Oceano Antartico. Un iceberg sterminato, il più grande mai individuato, «una donna bianca così enorme nella luce delle stelle, così bella che di guardarla uno non si stanca», come cantava Francesco De Gregori. La massa di ghiaccio che nessuno sguardo può contenere, essendo grande quasi 6mila metri quadri, ovvero più o meno la superficie della Liguria, si è staccata dal continente bianco, esattamente dalla piattaforma Larson C, e ora è libera. Ha anche un nome, A68, che la fa assomigliare a un'autostrada, ma senza ingorghi né autogrill.

È un oggetto incredibile A68, fuori da ogni classificazione. Pensate che secondo la nomenclatura utilizzata dalla International Ice Patrol, un iceberg è molto grande se alto 75 metri e lungo 200 metri. Qui invece parliamo di un mostro lungo 200 chilometri e largo 30, che contiene talmente tanto ghiaccio che se esso fosse disciolto riempirebbe 462 milioni di piscine olimpiche. Un po' freddine, nel caso pensiate di tuffarvici.

Gli scienziati che studiano questi fenomeni sono perplessi. Nessuno sa che direzione prenderà A68 nella sua libertà appena conquistata. Secondo qualcuno potrebbe pigramente arrivare fino al Canale di Drake, nei pressi di Capo Horn, nell'estremo Sud del continente americano. Probabilmente finirà per sfaldarsi in tanti pezzi più piccoli ma comunque giganteschi. Uno o più di essi potrebbero diventare un pericolo per la navigazione. Fu un iceberg nella notte tra il 14 e il 15 aprile 1912 a colpire e affondare il Titanic nel più drammatico naufragio della storia della navigazione. E quel blocco, che aveva impiegato almeno un paio di anni a zonzo per l'Oceano Atlantico per giungere all'appuntamento con il transatlantico britannico e con la storia, era un cubetto di ghiaccio da gin tonic rispetto ad A68.

Il distacco dell'iceberg è avvenuto tra lunedì e ieri e non è stato un fenomeno imprevisto per gli scienziati della Swansea University, che da più di dieci anni assieme agli americani della Nasa e all'Agenzia spaziale europea tengono sotto controllo le crepe della piattaforma Larsen C, che si erano accentuate a partire dal 2014. Se l'evento dal punto di vista geofisico non ha precedenti, da un punto di vista ambientale è estremamente allarmante. La piattaforma Larsen C infatti mostra in questo modo di essere estremamente vulnerabile e questa non è una buona notizia dal momento che le piattaforme proteggono il ghiaccio della calotta polare dai venti e dall'arrivo di acque sempre più calde. Già nel 2002 la piattaforma Larsen B si disintegrò parzialmente dando vita a un disfacimento dopo millenni di onorata carriera.