Imprenditore palestinese alla conferenza di pace Torna e l'Anp lo arresta

Liberato dopo le pressioni Usa. Israele trattiene poi rilascia un ministro in visita alla Spianata

Gerusalemme Che cosa è più significativo nel comportamento palestinese rispetto alla loro idea di una pace possibile? Il fatto che mentre Israele espandeva la zona di pesca di Gaza e riapriva le forniture di benzina planassero sul Sud non meno di una ventina di oggetti incendiari lanciati coi palloni oppure che l'Autorità Palestinese nel West Bank arrestasse al suo ritorno un uomo d'affari palestinese che aveva partecipato alla Conferenza Economica del Bahrein?

La Conferenza è stato il primo passo della ciclopica impresa che l'America si propone per portare Israele e i palestinesi a un tavolo di pace: l'ipotesi di Trump e del suo consigliere e genero Jared Kushner contenuta in 28 pagine di programma senza ipotesi territoriali di sorta, lasciati alle parti in causa, è cambiare il paradigma del processo: i palestinesi hanno rifiutato ogni soluzione territoriale, come quella di Barak a Camp David o quella di Olmert nel 2008 che prevedeva la rinuncia alla Città Vecchia di Gerusalemme. L'idea è stata quella di costruire una struttura autonoma palestinese con caratteristiche di stabilità e di speranza: la gente dovrebbe finalmente stare meglio, l'aiuto e il controllo dovrebbe essere garantito da tutto il mondo arabo sunnita, e a questa ipotesi sarebbero destinati 50 miliardi di dollari. L'Arabia Saudita ha visto nell'iniziativa la possibilità di rafforzare i suoi legami internazionali contro la politica espansionista dell'Iran in Medio Oriente: così il Bahrein ha aperto le porte e i rappresentanti di tutti i Paesi sunniti della zona hanno partecipato. Israele non era presente con una delegazione ufficiale ma c'erano suoi uomini d'affari e giornalisti; i palestinesi hanno rifiutato di presenziare. Abu Mazen non ha considerato neppure la possibilità di partecipare senza impegnarsi o accettando solo determinati aiuti dimostrando di non avere a cuore il progresso del suo popolo: una grande strada di congiunzione con Gaza, un'università fra le prime del mondo, progresso tecnologico inusitato, ospedali, scuole, progresso della condizione femminile. Tutto tacciato dai palestinesi di essere un complotto per comprare la loro anima. Senza ascoltare, trattare, diventare un interlocutore per il mondo, invece che un lanciatore di aquiloni impregnati di fuoco. Invece ecco che appena tornato il signor Saleh Abu Mayaleh è stato sbattuto in galera, gli altri che erano con lui, una quindicina di coraggiosi, sono tutti in fuga, perseguitati, spaventati. «Chiunque segua un percorso di pace - ha detto Ashraf Jabari, un uomo di affari di Hebron anche lui in Bahrein, nel mirino da tempo perché parla con gli israeliani - sarà sottoposto a violenza». Per fortuna probabilmente a causa di pressioni americane e dello scandalo internazionale, Mayaleh che per altro è malato, è stato rilasciato ieri. Ma tutto lascia pensare che non avrà pace.

Sempre ieri la polizia israeliana ha trattenuto per qualche ora il ministro palestinese per gli affari di Gerusalemme Fadi al-Hadami. Martedì è stato visto insieme al presidente cileno Sebastian Pinera durante una visita al complesso della moschea di Al Aqsa, sulla Spianata delle moschee a Gerusalemme, sulla suscitando l'irritazione di Israele, secondo cui costituisce una violazione dei regolamenti delle intese raggiunte con Santiago per la visita del Capo dello Stato.

La conferenza in Bahrein, benché maledetta da Ramallah e da Gaza, ha avuto secondo molte fonti anche arabe un risultato importante, ovvero quello dell'avvicinamento sempre più funzionale, del mondo arabo con Israele. Tutto il contrario di quello che pensa e desidera Abu Mazen.