Infermiera killer in corsia. "Un errore scarcerarla"

La Cassazione annulla la revoca delle misure cautelari per la donna accusata di 13 delitti

Marco Gemelli

Revocare le misure cautelari a carico dell'infermiera di Piombino accusata di aver ucciso almeno 13 pazienti con dosi massicce di eparina è stato un errore, su cui ora dovrà pronunciarsi nuovamente il tribunale del riesame. È quanto ha stabilito ieri la Cassazione, accogliendo il ricorso della Procura di Livorno in merito alla vicenda che lo scorso marzo portò all'arresto di Fausta Bonino con l'accusa di aver provocato volontariamente la morte di alcuni pazienti nel reparto di anestesia e rianimazione dell'ospedale di Piombino.

E così, nel lungo braccio di ferro processuale tra la procura livornese e il tribunale del riesame, gli inquirenti coordinati dal pubblico ministero Massimo Mannucci mettono a segno un punto importante: la vicenda giudiziaria si arricchisce di un nuovo capitolo che promette di allungare ancora i tempi della giustizia. Con la decisione della prima sezione penale della Cassazione gli incartamenti tornano infatti nelle mani del tribunale fiorentino, la cui decisione in merito a un'eventuale nuova custodia cautelare potrebbe richiedere almeno un mese. Per la Bonino arrestata il 31 marzo e rinchiusa nel carcere Don Bosco di Pisa, salvo poi venire scarcerata dopo 21 giorni con un'ordinanza del tribunale della libertà del capoluogo toscano sembra difficile che le porte della prigione possano aprirsi nuovamente, o almeno non in tempi brevi. Di ciò è convinto il suo avvocato, Cesarina Barghini: «Quella della procura è una vittoria di Pirro che non cambierà niente ha spiegato il legale dell'infermiera e Fausta Bonino non tornerà in carcere. Lei è serena anche se c'è rimasta male perché non si aspettava questa decisione. Non conosco le osservazioni della Cassazione, ma certo dopo sei mesi non ci sono esigenze cautelari: non è scappata né ha ucciso nessuno. Il tribunale del riesame ha aggiunto l'avvocato Barghini - rivisiterà il provvedimento secondo gli indirizzi della Cassazione. Si tratta solo di un altro schiaffo all'economia giudiziaria. Non sono preoccupata: non credo che la Procura chiederà nuovamente una misura cautelare in carcere per la mia assistita. Vorrei vedere come potrebbe essere concessa da un gip che ha ordinato una serie di accertamenti, quelli che doveva fare il pm, a cinque luminari. Ripeto: non ci sono esigenze di misure cautelari, sono solo perplessa».

Non entra nel merito della decisione della Cassazione, invece, il procuratore livornese Ettore Squillace Greco, che però non rinuncia a un'analisi: «Noi non facciamo i processi a mezzo stampa, ma da cittadino ha commentato mi auguro solo che ora non si parli di sberle della Cassazione al Riesame. Le decisioni dei giudici si possono impugnare e criticare, ma vanno sempre rispettate. Auspico maggiore misura e sobrietà nelle valutazioni e nei giudizi. È una vicenda dolorosa per tutti quelli che ne sono coinvolti: sia l'indagata, sia i parenti delle vittime. Le strumentalizzazioni ha concluso - aggravano il dolore».

Tornata in libertà, Fausta Bonino era stata trasferita dalla Asl ad altro reparto ma non è mai effettivamente rientrata a lavoro: per l'avvocato la Asl l'ha sospesa senza più revocare il provvedimento. Sul fronte delle indagini, gli esperti nominati dal giudice stanno ancora eseguendo approfondimenti ematologici e farmacologici sulle provette di sangue delle 13 vittime sospette e sull'unico sopravvissuto, così come sulle provette considerate difettose i una prima fase dell'indagine, per verificare la presenza di anticoagulanti.

Commenti

Audit

Sab, 24/09/2016 - 23:46

Dopo Rignano Flamigno, dopo Gravina di Puglia, dopo Bossetti, questo caso è l'ennesima dimostrazione di quanto sia malato il sistema giudiziario italiano