Interviene il prefetto: "Via quei messaggi". Denunciato il titolare

Emanata l'ordinanza di rimozione di ogni riferimento "antidemocratico"

Chioggia (Ve) - Secondo alcuni è l'unico angolo di paradiso di tutta Sottomarina di Chioggia nel veneziano, secondo altri quel lido è da condannare. Resta il fatto che Playa Punta Canna sarà ricordata come la «spiaggia fascista» con le foto del Duce, i cartelli con i saluti romani e le cabine con la scritta «Camera a gas, vietato entrare». Dopo il caso scoppiato domenica, ieri mattina la prefettura non si è fatta attendere. A metà mattinata il prefetto di Venezia, Carlo Boffi, ha adottato l'ordinanza «con la quale è stato intimato al titolare della concessione balneare di Punta Canna di Chioggia Gianni Scarpa (nella foto), imprenditore sessantaquattrenne veneziano, l'immediata rimozione di ogni riferimento al fascismo contenuto in cartelli, manifesti e scritte presenti all'interno dello stabilimento, nonché ordinato allo stesso di astenersi dall'ulteriore diffusione di messaggi contro la democrazia».

All'interno dello stabilimento c'erano cartelli con le foto inneggianti a Mussolini: «Nonno Benito, per un'Italia onesta e pulita torna in vita», «Questo è il mio saluto riferendosi ai saluti romani ndr se non ti piace me ne frego». Oppure «Parcheggio solo per i clienti, altrimenti manganello sui denti» o «La legge della giustizia nasce dalla canna del fucile». Da dire che già cinque anni fa la spiaggia fece discutere i media per il divieto ai bimbi, «Zona inadeguata a buzzurri e bambini» si leggeva, ma semplicemente perché non c'erano giochi aveva spiegato Scarpa. Lo stabilimento era definito un po' eccentrico con il gestore vestito da pirata e i minicomizi all'altoparlante. Ferree le regole dettate da Scarpa: ordine, pulizia, disciplina. No a schiamazzi, maleducazione, sporcizia e disordine. No ai tossici. «Io sono totalmente antidemocratico e sono per il regime ha detto l'imprenditore ai microfoni di Repubblica Tv - non potendolo esercitare fuori da casa mia, lo esercito a casa mia». Gli uomini della Digos ieri hanno notificato all'imprenditore l'ordinanza del prefetto. Misura motivata per il «pericolo concreto e attuale che la persistenza di tali comportamenti possa provocare esplicite reazioni di riprovazione e sdegno nell'opinione pubblica, così vivamente turbata, con conseguenti possibili manifestazioni avverse e di riflesso, il rischio di turbative dell'ordine pubblico». Nella giornata di ieri anche la notizia che Scarpa è stato denunciato dalla Digos della questura lagunare. L'imprenditore secondo quanto si è appreso avrebbe confermato le sue dichiarazioni relative allo sterminio dei tossici, di essere contro la democrazia e altri richiami legati al periodo del ventennio del Duce.