Le invenzioni degli under 35 che ci semplificano la vita

Da Marzia che ha elaborato un super-latte umano a Nicholas che fa comunicare ciechi e sordi. Ethan salva la reputazione compromessa sul web

Dici Massachusetts Institute of Technology (MIT) di Boston e subito pensi a tutto ciò che è il contrario della ricerca in Italia: professionalità, meritocrazia, giovani motivati e valorizzati da aziende e università. Ma, a ben cercare, c'è anche un pezzettino di Mit nel nostro Paese. Porta dritto all'ateneo di Padova che tradizionalmente ospita il premio Innovators Under 35, organizzato dalla sezione nostrana del MIT Technology Review. Avercene, sempre più, di inventori tricolori così: bisognerebbe inventarsi qualcosa per moltiplicarli... un esempio per tutti: Marzia Giribaldi, torinese, una delle vincitrici del di questa edizione 2015. È lei l'ideatrice di un nuovo metodo di pastorizzazione del latte umano in grado di ridurre la perdita delle componenti immunologiche e nutrizionali. «Ogni anno - spiega Marzia - 19 milioni di bambini nascono prematuri e un milione muoiono. L'alimentazione con latte materno è considerata una misura utile a evitare questi decessi. Quando il latte della madre non è disponibile, il latte di una donatrice è la migliore seconda scelta possibile. Non a caso, l'Unicef raccomanda la predisposizione di apposite banche del latte». Da qui lo sviluppo della sua ricerca: «Il latte, una volta raccolto, deve essere pastorizzato (62-63° C per 30 minuti, con il metodo Holder). Si è rilevato che questo metodo comporta la riduzione di importanti funzioni immunologiche e batteriostatiche. Una diversa pastorizzazione (72° C per 15 secondi, con il metodo HTST) darebbe risultati migliori, ma è di più difficile applicazione al latte umano.

Il nuovo metodo, Lo.V.Milk, è stato sviluppato e testato per pastorizzare piccoli volumi di latte umano, minimizzando il rischio di contaminazione grazie a una procedura quanto più semplice possibile. Questo processo di pastorizzazione riduce la perdita delle componenti immunologiche e nutrizionali».

Inevitabile citare anche gli altri vincitori: Luca Borgio di Bassano del Grappa, per il progetto di una protesi polivalente, studiata per essere impiantata tra due monconi nervosi o vascolari, danneggiati a seguito di vari tipi di incidenti; Marco Carvelli, di Milano, per le sue celle fotovoltaiche in plastica, «in grado di funzionare come alimentatori di oggetti destinati all'automazione di edifici, alle città intelligenti e all'Internet delle Cose»; Cristina Castagnetti, di Reggio Emilia, per il suo sistema di raccolta dati e immagini dedicato all'agricoltura di precisione, «in grado di offrire informazioni utili all'ottimizzazione della gestione agricola»; Nicholas Caporusso, di Bari, per il suo sistema di comunicazione per persone cieche, sorde o affette da disordini cognitivi; Domenico Coppola, di Reggio Emilia, per la sua app di ricerca, «confronto, interazione e valutazione fra ristoratori e clienti»; Andrea Pellegrino, di Novara, per la ricerca nel FotoVoltaico Organico, «grazie al quale si potranno abbinare le caratteristiche di un semiconduttore a inchiostri depositabili su idonei substrati»; Chiara Maria Cocchiara, di Gela, per il progetto che «mira all'individuazione di persone attraverso il rilevamento delle radiazioni infrarosse emesse dal corpo»; Basilio Lenzo, di Pisa, per il suo studio su sistemi «robotici indossabili ai fini della movimentazione di materiali o della deambulazione»; Vincenzo Amendola, di Padova, per l'agente di contrasto multimodale, «in grado di ottimizzare la visualizzazione di diversi tessuti malati durante interventi chirurgici».

Roba seria. Serissima. Ma basta spulciare l'archivio storico del premio per imbattersi in invenzioni frutto anche di situazioni - diciamo così - meno ortodosse. È il caso di Ethan Czahor, ex capo della campagna elettorale di Jeb Bush: incarico che ricoprì solo due giorni. Fu infatti costretto a dimettersi in seguito alla comparsa, chissà da dove, di alcuni tweet offensivi che aveva postato molti anni prima (aveva chiamato «troie» alcune donne, si era lamentato per gli sguardi di alcuni «gay» alla palestra di San Francisco). L'esperienza, per quanto dolorosa, si è rivelata istruttiva.

Czahor da quella triste esperienza trovò infatti spunto per la sua invenzione: una sorta di app «salva reputazione».

Tra i pericoli maggiori che corrono in rete, dopo virus e catene di Sant'Antonio, ci sono le foto imbarazzanti sui Social Network. Pose stupide in serate alcoliche, vestiti improbabili, amicizie da evitare, feste in costume da nazisti. Tutte cose che un eventuale datore di lavoro potrebbe scoprire in pochi clic. E che potrebbero spingerlo a cestinare il vostro curriculum.

Dal momento che è impossibile intervenire sul passato, si può intervenire sulle tracce che rimangono. E per questo esiste un'app: si chiama Clear, si collega a Facebook, Instagram, Twitter e passa in rassegna i vostri post sui social network. Ritrova le battute di cattivo gusto e le elimina, cancella le foto in cui prendete a calci la Luna, fa sparire le vostre serate alcoliche. O meglio, individua i contenuti «pericolosi», li flagga e lascia poi che sia l'utente a decidere se tenerli o se, per rifarsi una reputazione, cancellarli. Auguri.