«Io salvo, con l'equipaggio in fuga»

Il racconto choc del superstite: «Il traghetto era in fiamme e i marinai, invece di aiutarci, per primi sulle scialuppe»

Fumo, freddo, paura. Tutto in quindici minuti, che sono serviti al 49enne Kostas Tsiliopulos per fuggire dalla Norman Atlantic in fiamme (fiamme che ancora oggi nono sono state domate del tutto) con una scialuppa prima di avere il tempo di capire cosa stesse accadendo. È stato forse uno dei primissimi a salvarsi dal naufragio avvenuto a largo di Corfù lo scorso 28 dicembre l'autotrasportatore greco, che nel suo mezzo portava formaggi in Italia. La nave che si trova nel porto di Brindisi, è stata scossa ieri da un altro incendio sul ponte 4 dopo che da 48 ore è ormeggiata in Puglia con il fumo ancora copioso e con le circa 1200 tonnellate di carburante presenti nel relitto, dove gli incendi praticamente non si sono mai spenti.

Kostas ha lo sguardo vitreo, che non esprime né la soddisfazione per essere di nuovo a casa, a Lamia, la sua città della Grecia centrale ad un tiro di schioppo dalle Termopili, né la rabbia per aver perso il suo camion ed essere, al momento, senza un'occupazione e senza un futuro. «Dormivo nella mia cabina e dopo le 4 sono stato svegliato dal mio vicino. Sentiva un forte odore di plastica bruciata e il pavimento iniziava a scottare» racconta, evidentemente ancora choccato, davanti ad un caffè greco. «Non ho sentito alcun allarme, neanche ho visto la luce delle sirene durante il tragitto che ho fatto fino al ponte». In quei frangenti, con l'inferno e il fumo che salivano rapidamente, qualcuno aveva avuto l'idea di usare gli estintori. Ma «da un grande tubo che si trovava alla fine di una scalinata è uscito appena un rivolo di acqua». Un dettaglio che avvalora la tesi sostenuta dalle sei deficiences individuate sul traghetto in occasione dell'ispezione effettuata a Patrasso lo scorso 19 dicembre, con problemi alle porte taglia fuoco e ai sistemi di allarme non funzionanti. La nave noleggiata dalla compagnia greca Anek Lines, da quel giorno, aveva avuto due mesi di tempo per mettersi in regola.

Ecco che Kostas, anziché salire fino alla cima del traghetto, così come fatto dal suo collega, vedendo i membri dell'equipaggio sgattaiolare via calando in acqua il battello di salvataggio ha deciso di seguirli, ma «non perché me lo aveva detto qualcuno dei marinai». Il tutto mentre saltellava come un «canguro perché il pavimento si scioglieva dal fuoco ed era bollente». Una volta nella scialuppa, con il mare a forza 8, è stato poi salvato dal mercantile che in seguito lo ha sbarcato al porto di Bari. Di lì, con un C-130 dell'aeronautica militare ellenica, è tornato in Grecia il giorno successivo. «Ricordo che i garage della Norman erano pienissimi - dice a bassa voce, quasi per pudore - i tir erano quasi parcheggiati uno sopra l'altro. Non so cosa possa essere successo nel garage, ma le ipotesi sono tante a cominciare da un corto circuito». Più difficile, riflette, che i camion abbiano prodotto una scintilla per via dei tetti che strisciavano sul soffitto dal momento che tutte le navi sono omologate proprio per le altezze dei tir. E la possibile presenza a bordo di clandestini, così come ipotizzato da più parti? «Nessuno può escluderlo».

Ma se all'apparenza Kostas è una persona tranquilla e, oggi, fortunata per come si è chiusa quell'avventura, in realtà è ancora molto scosso. Tifosissimo della squadra locale di Lamia, che milita nel campionato greco di serie B, non è andato domenica scorsa allo stadio per la prima partita del 2015: troppo forte il ricordo della confusione della Norman, con passeggeri che correvano all'impazzata, senza guida e indicazioni dall'equipaggio. E con al di là del ponte il fumo, il freddo e la paura di non farcela.

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