Isis, gli orrori non bastano a far intervenire l'Aia

Per il procuratore della Corte penale internazionale «i requisiti giurisdizionali per un'inchiesta sono troppo ridotti»

Massacrare cristiani e musulmani sciiti in mezzo mondo e sgozzare ostaggi inviando debita e raccapricciante documentazione filmata di rivendicazione non è abbastanza per mettere all'opera la Corte penale internazionale dell'Aia per i crimini di guerra. Sembra incredibile, ma in sostanza è questa la deludente risposta che il procuratore generale, signora Fatou Bensouda, ha dato a chi sperava in un intervento - che agli occhi dell'opinione pubblica internazionale appare doveroso e scontato - per perseguire gli orrendi crimini del cosiddetto Stato Islamico (noto anche come Isis o Califfato).

Ricorrendo a un frasario burocratico all'estremo, la procuratrice informa che « i requisiti giurisdizionali per aprire un'inchiesta preliminare in questa situazione sono troppo ridotti in questa fase». Sarebbe opportuno, ha aggiunto la signora Bensouda, un maggiore impegno da parte degli Stati colpiti dai crimini di Isis «per aiutare la Corte a identificare strade percorribili».

In attesa di utili sviluppi giudiziari, i crimini continuano. E non solo sui vari fronti della guerra al mondo civilizzato aperta dai forsennati tagliagole della jihad: ci sono anche delitti in senso stretto, come quello al momento misterioso di cui è rimasto vittima ieri a Londra l'imam siriano Abdul Hadi Arwani. Qui però lo Stato Islamico non sembra avere alcun ruolo. Il religioso islamico, che aveva 48 anni e sei figli, viveva a Londra da almeno tre anni e gestiva una moschea in pesante odore di fondamentalismo ad Acton, nella periferia occidentale della capitale britannica. É stato trovato morto in un'auto a Wembley, con vistose ferite al petto. Arwani era un noto oppositore del presidente siriano Assad, e la polizia non esclude la pista di un sicario inviato dal regime di Damasco.

Sul piano «bellico» rimane aperta la sanguinosa ferita del campo palestinese di Yarmouk. Qui nei giorni scorsi gli jihadisti del Califfato hanno fatto irruzione dopo un lungo assedio e, preso il controllo di gran parte dell'insediamento dove si stima che al netto delle recenti fughe di massa vivano circa sedicimila palestinesi, si sono abbandonati a orrendi massacri con tanto di dettagli riferiti da un giovane testimone che all'Aia potrebbero interessare: teste di prigionieri sgozzati usate come palloni da calcio, ad esempio. La notizia di ieri è che milizie palestinesi avrebbero ripreso il controllo di parte di yarmouk, mentre è allo studio un coordinamento col governo di Damasco per un possibile sostegno militare per sloggiare isis. Infine, lo Yemen: qui l'Iran, che arma e sostiene le milizie sciite che hanno cacciato il presidente sunnita Hadi, da una parte chiede lo stop degli attacchi sauditi e l'avvio di negoziati, dall'altra invia navi da guerra nel golfo di Aden.