Islam violento a casa nostra Botte e insulti ai cristiani

A Terni una dodicenne picchiata da un africano per il rosario al collo Nel Ravennate processione disturbata da musulmani con ingiurie e urla

Ci mancavano i bulli islamici. Un nuovo fenomeno sociale con il terrore dell'Isis alle porte e l'integrazione mai riuscita e mai praticata. Due episodi che verranno minimizzati, ma che sono spia di un sentimento anticristiano che ha come soggetti principali i minorenni. A Terni una ragazza di 12 anni delle scuole medie è stata aggredita da un compagno di classe. Il motivo? Portava al collo un crocifisso. I 20 giorni di prognosi per la contusione toracica diagnosticata al pronto soccorso non fanno male quanto le motivazioni che il ragazzo ha addotto per giustificare quel gesto: «Per colpa del crocifisso al collo», ha detto il coetaneo davanti ai carabinieri. All'aggressione avrebbero assistito altri compagni di scuola. Sono stati poi i genitori della ragazzina a segnalare l'episodio ai militari, che non sono intervenuti direttamente sul posto. Non è stata comunque presentata ancora alcuna denuncia formale da parte dei genitori della ragazzina.

Il giovane, di origine africana, in quella classe ci era arrivato da appena un mese. E in questi giorni non ha smesso di prendere di mira la compagna di classe per quel crocifisso che a suo dire non andava ostentato. I carabinieri non hanno sporto denuncia perché il giovane non è imputabile. Però le ferite e l'umiliazione ci sono. «Prima di ogni giudizio è necessario capire come realmente sia avvenuto il fatto, le dinamiche e il contesto in cui si è verificato. Un gesto certamente grave da stigmatizzare che non va però nè ingigantito nè minimizzato, e tanto meno strumentalizzato», dice cauto il vescovo di Terni, Giuseppe Piemontese.

A Conselice, provincia di Ravenna, domenica scorsa, la processione con la statua della Madonna è stata disturbata da alcuni ragazzi che al passaggio dell'immagine sacra davanti alla sede dell'Associazione Islamica Attadamun hanno inveito contro i fedeli: «Andate via», «Qui non potete stare». Eppure la processione stava passando sulla pubblica via, come fa del resto da secoli, nella centralissima via Dante Alighieri. Però ai ragazzi, che frequentano la madrassa, che immaginiamo perfettamente integrati dalle politiche sociali del Comune con tanto di scuole di Stato, non è piaciuto il passaggio così ravvicinato. Qualcuno tra i fedeli si è chiesto se non fosse il caso di andare dai ragazzi e rimproverarli, poi si è deciso di soprassedere. Ma la vicenda non è rimasta sul sagrato. I fedeli il giorno dopo non parlavano d'altro, così, informata dell'episodio, il sindaco Paola Pula ha stigmatizzato quei cori. In cambio ha ricevuto una lettera formale di scuse da parte dei maggiorenti dell'associazione indirizzata al parroco. Una lettera di scuse e la promessa che i ragazzi sono stati redarguiti. Le solite parole sul dialogo e il rispetto hanno fatto il resto. Basterà? Per calmare gli animi forse sì. Però nessuno si è chiesto in quale ambiente quei bulletti hanno respirato un'avversione così forte alla fede e alle tradizioni religiose del paese che li ospita e che consente loro di ritrovarsi in un luogo di culto dietro l'effige di semplice associazione culturale. Ad armare quei cori c'è stato sicuramente un adulto o peggio ancora un clima cristianofobo che hanno respirato tra qualche parete.

In entrambi i casi, la giovane età ha impedito loro di pagare per quei gesti: ci si deve accontentare di una semplice ramanzina nella speranza che serva da lezione. Ma i gesti lasciano di stucco se si pensa che stiamo parlando di immigrati di 3° generazione, nati in Italia e che dovrebbero essere già ben integrati, ma forse condizionati da cattivi maestri.