Israele, sorpresa alle urne: destra e sinistra pareggiano

I sondaggi unanimi indicavano il laburista Herzog come favorito Ma a Netanyahu riesce la rimonta: «Grande vittoria contro le previsioni»

GerusalemmeIl dramma continua: sia l'Unione sionista, ovvero il partito della sinistra di Buji Herzog, che il Likud di Benjamin Netanyahu hanno ottenuto esattamente lo stesso numero di seggi, 27 a testa. Le carte adesso sono tutte quante in mano ai partiti minori, che di fatto determineranno la coalizione che dovrà governare il Paese. Il pareggio di Netanyahu con Herzog, dopo che nei giorni scorsi la sinistra batteva Bibi 24 a 21, è una sorpresa, un recupero sorprendente che dimostra come ancora la presa del primo ministro in carica sia capace di forza e di mobilitazione. Un'eventuale coalizione di Netanyahu tuttavia risulta di 54 seggi contro i 56 della sinistra. Tuttavia ancora alcuni giocatori di primo piano non hanno detto la loro. Ovvero, Israele non ha nè un primo ministro nè una coalizione. Il Presidente della Repubblica Reuven Rivlin deve aprire le consultazioni e incaricare il personaggio cui andrà il numero di seggi sufficienti, sui 120 della Knesset, per formare un governo. Dipende da un bizantino ricamo di consensi, ma certo per primo Rivlin tenterà il governo di coalizione.

Saranno giorni difficili, in cui la frammentazione del Paese e soprattutto l'importanza dei partiti intermedi, le scelte e le convenienze personali, le simpatie e gli odi diventeranno la vera chiacchera del Paese. Le pressioni, anche internazionali (pare che Obama sia piuttosto ansioso) saranno forti, l'eccitazione alle stelle. Quindi, la pessima campagna elettorale cui abbiamo assistito continuerà ancora, Buji Herzog e Bibi continueranno lo scontro sopra e sotto tutti i tavoli. Personaggi di secondo piano diventeranno gli arbitri della competizione, e fra questi, in particolare, Moshe Kahlon, con 10 seggi, il vero ago della bilancia, un cinquantenne economista di modeste, eroiche origini libiche che, nato nel Likud, ministro due volte, non ha ancora deciso da quale parte portare la sua compagine. La sua popolarità è legata alla «rivoluzione cellulare» che ridusse il costo delle chiamate. Lo hanno accusato di utilizzare la sua origine di destra per portare l'elettorato a sinistra, ma adesso davvero non è escluso che accetti la proposta di Bibi di fare il ministro delle Finanze. L'altra incognita è il laicissimo ex titolare dell'economia Yair Lapid, 11 seggi, meno dei 19 del passato, odiato dai religiosi poiché insiste che siano arruolati nell'esercito come tutti. La terza lista, quella «unita» degli arabi, con 13, sarà un potere molto influente, e benché non voglia entrare nell'eventuale governo dell'Unione Sionista pure ha dichiarato che indicherà Herzog come primo ministro. Non sarà di grande aiuto a Bibi il capo del Paese di destra «Casa ebraica», Naftali Bennet, che ha preso solo 8 seggi probabilmente perchè i suoi voti sono andati diritti a Netanyahu. In generale la destra si è tutta compattata intorno a lui, forse creandogli difficoltà per la prossima coalizione, ma certo salvandolo come leader con un futuro.

Le elezioni israeliane hanno sempre avuto una pretesa messianica, e stavolta è stata devastante, ha coperto qualsiasi programma che parlasse con buon senso e profondità dei problemi. È stata tutta un'esclamazione. L'odio per Netanyahu ha preso il sopravvento e il Likud ha risposto con un grido di aiuto che il popolo ha accolto quando l'assedio a Netanyahu si è fatto pettegolo e imprudente e gli ex capi del Mossad messi da parte gli sono saltati alla gola. Le elezioni in Israele suscitano molte fantasie: si immagina che Israele debba fornire al mondo la pace universale tramite la resa territoriale ai palestinesi, e che il prossimo messia lo farà. Netanyahu è stato odiato all'estero perchè non è riuscito a vincere il rifiuto arabo che nessun leader ha battuto. La peggior accusa contro Bibi, in questa campagna, sollevata con notevole confusione mentale dal giornale Yediot Aharonot , è stata quella di essere in segreto arrivato a un compromesso che avrebbe diviso Gerusalemme e ceduto i territori del '67. Ma la dichiarazione di Herzog che non dividerà Gerusalemme è stata invece ignorata.

Di fatto la campagna è stata povera, priva di sfondo, dimenticati il terrorismo, il rischio iraniano, forte la protesta sociale. Adesso Netanyahu tenterà, per formare una coalizione, di scendere dal picco di destra che non si addice a un leader moderato. D'altra parte Herzog imboccherà con energia la strada di affermare che la sua leadership sarà l'unica che restituirà Israele all'onore del mondo e soprattutto di Obama, con cui Bibi non va d'accordo. Ambedue i leader proclamerano la loro vittoria (Netanyahu lo ha già fatto in toni entusiastici), e si dichiareranno pronti a formare il governo.

È stata una brutta campagna elettorale, ma libera e pluralista nella democrazia determinata e coraggiosa che disegna una villa nella giungla di un Medio Oriente in cui Israele è solo, e il risultato è una sorpresa come si addice alle democrazie, appunto.