Italia inferno fiscale

Uno studio di "Impresa Lavoro" dimostra che il Belpaese è il più tassato d'Europa. Bene gli elvetici, male anche la Francia

Che l'Italia non fosse un paradiso fiscale era chiaro a tutti da tempo. Ora, una ricerca del centro studi ImpresaLavoro (un think tank di recente costituzione presieduto da Massimo Blasoni) giunge addirittura alla conclusione che il nostro Paese sarebbe la maglia nera in Europa: un autentico inferno fiscale che disincentiva a risparmiare, lavorare, investire.

Frutto dell'elaborazione di indagini appositamente condotte da studiosi (o gruppi di studiosi) di dieci Paesi, la ricerca ha esaminato il sistema tributario del Vecchio continente valutando quattro distinti parametri: la tassazione complessiva; la struttura dell'imposizione così come è descritta dall'Itr in rapporto al reddito tassabile da lavoro, capitale e consumi; la complessità amministrativa delle procedure burocratiche necessarie agli adempimenti tributari; il livello di decentramento e concorrenza tra i governi locali. Il risultato è inequivocabile e colloca al primo posto la Svizzera e, in fondo alla classifica, oltre a noi, anche i cugini francesi.

Nel «pesare» i diversi elementi che definiscono l'indice finale, un rilievo inferiore è stato attribuito alla concorrenza tra ordinamenti fiscali, dal momento che si tratta di un dato che condiziona l'imposizione (dove c'è più competizione territoriale, il prelievo tende a essere minore) e non già di un elemento che descrive l'imposizione stessa. Ma è fuori di dubbio che mettere in concorrenza le amministrazioni locali, come avviene in Svizzera, aiuta a contenere il prelievo.

Lasciando da parte il caso elvetico, davvero assai peculiare e comunque esterno all'Unione, lo studio evidenzia come situazioni in qualche misura avvantaggiate siano quelle dei Paesi ex-comunisti: Lituania e Repubblica Ceca, ma perfino Bulgaria e Romania. In vari casi lì si è avuto il coraggio di operare scelte radicali che non disincentivassero le attività economiche (la flat tax , ad esempio) e favorissero una semplificazione del prelievo. Ora i risultati si vedono.

Dallo studio esce anche ridimensionato il luogo comune che tradizionalmente identificava l'Europa settentrionale con i regimi più rapaci. Le vecchie socialdemocrazie scandinave, infatti, hanno ancora un prelievo fiscale elevato, ma hanno saputo fare qualche passo nella giusta direzione. Così la Svezia di oggi è un po' diversa da quella che obbligava registi e tennisti ad andarsene a Montecarlo e, anche se resta nel gruppo dei Paesi ad alta tassazione, per certi aspetti la sua esperienza può addirittura insegnare come si possa riformare nella giusta direzione una società altamente statizzata.

Al di là di questo o quel caso specifico, nell'insieme lo studio mostra come l'Europa intera sia in una grave crisi proprio perché la quota di risorse prelevate dall'apparato pubblico ha raggiunto livelli troppo elevati. In questo senso, l'Italia è all'avanguardia di un processo che, però, sembra davvero risparmiare ben pochi.

Oltre a ciò, lo studio mostra come la crescita dell'Unione (accompagnata per giunta da un processo di espansione verso Est) abbia finito per creare nuovi meccanismi di estrazione e redistribuzione delle risorse. Il lavoro di Petar Ganev evidenzia che oggi il bilancio pubblico di un Paese come la Bulgaria si regga in parte su risorse provenienti da fuori e indirizzate lì da Bruxelles. In altri termini, alla redistribuzione interna si è progressivamente sovrapposta una redistribuzione di marca continentale.

L'esame delle economie europee sembra pure suggerire una solida correlazione tra oneri burocratici ed entità del prelievo. I Paesi a più alta tassazione sono anche quelli in cui la regolazione è particolarmente minuziosa e pervasiva, mentre - ed è comprensibile - le società più liberali tassano meno e regolano meno. Questo però induce a pensare che una larga parte del sistema burocratico (i famosi «lacci e lacciuoli» di cui parlava Guido Carli) sia impossibile da eliminare senza un ridimensionamento di imposte e spesa pubblica.

In tal senso, sebbene sia interamente focalizzata sul lato delle entrate, l'indagine del centro studi di Udine aiuta a comprendere come la volontà degli europei di non riformare i propri sistemi di Welfare (costosi e pesanti, oltre che molto inefficienti) ne metta a rischio il futuro. O l'Europa lo comprende alla svelta, o continuerà a declinare.

segue a pagina 3

Signorini a pagina 2

Commenti

nonnoaldo

Dom, 22/02/2015 - 08:36

L'articolo (e lo studio) dimentica un altro fattore non trascurabile: la corruzione, o meglio la tangentocrazia, nonchè la gestione borbonica di diritti e doveri. Maggiore è la burocrazia e maggiori sono le probabilità di dover "oliare" qualcuno. La burocrazia poi permette di far diventare una speciale concessione l'esercizio di un diritto (metodo inventato dai Borboni), così come permette agli "amici" di dimenticare dei doveri. Sempre la burocrazia è la grande foglia di fico dietro la quale si nasconde l'incapacità e l'ignoranza dei politici fornendo loro alibi e giustificazioni. Per tutte queste ragioni non possiamo attenderci che i politici facciano alcunchè per eliminarla realmente o quanto meno ridimensionarla, infatti ogni volta che un centro di potere burocratico viene eliminato, guarda caso, ne sorge un altro anche più grande. Fra i due la uniche differenze, nella sostanza, sono il nome e la corrente politica che lo domina.

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pinox

Dom, 22/02/2015 - 08:57

per forza devono tassare tutto, sono stati persi in pochi anni 3,5 milioni di posti di lavoro nel privato insieme a migliaia di aziende, quindi una bella fetta di entrate fiscali è sparita, ma nessun parassita dello stato è stato toccato sia nello stipendio che nel posto di lavoro, in piu' a cottarelli che doveva tagliare le spese è stato dato un calcio nel sedere perchè evidentemente non aveva capito che non doveva fare sul serio. un vero stato comunista funziona così. ma forse gli italiani se lo meritano, perchè nonostante tutto questo nei sondaggi il pd ha ancora il 38% dei consensi, non so dove si deve arrivare con debito pubblico e disoccupazione per capire che stiamo morendo, probabilmente abbiamo il governo che ci meritiamo.

unosolo

Dom, 22/02/2015 - 09:14

ancora non hanno cominciato , siamo solo con i primi decreti che mettono mano in tasca ai soli che hanno dato e danno il PIL , praticamente prendono ai poveri che essi siano commercianti , industriali , dipendenti o pensionati per dare soldi alle banche e grandi finanzieri , nel mentre inseriscono decine di persone in posti a spese nostre , per mantenerli ci prendono soldi direttamente in tasca, sotto forme diverse , province, regioni e comuni alzano anche le aliquote nelle addizionali , perdiamo poter e soldi.

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H2SO4

Dom, 22/02/2015 - 09:25

Partite IVA: ci considerano dei ladri evasori, la nostra gestione INPS però e l'unica in attivo e mentre a noi daranno pensioni da fame usano i nostri contributi per ingrassare politici che non hanno mai versato nulla.

Ritratto di H2SO4

H2SO4

Dom, 22/02/2015 - 09:29

Tassare il piccolo e medio cittadino per arricchire di più coloro che ricchi sono già

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gianni2

Dom, 22/02/2015 - 09:40

in compenso abbiamo i politici peggiori e MEGLIO pagati del mondo.

Mapagolio

Dom, 22/02/2015 - 09:51

A casa tutti non sono degni di rappresentarci,auspicherei che Salvini e Grillo la Meloni si uniscano

beale

Dom, 22/02/2015 - 10:17

e una volta appurato/denunciato l'invasività e la stupidità del sistema, qual'è la cura? se alle prossime elezioni regionali il pd con Renzi continuerà ad essere il primo partito vuol dire che i masochisti fancazzisti, solo consumatori di ricchezza, sono in maggioranza. non ci resta che approfittare dei viaggi di ritorno dei barconi e fare i migranti dall'altra parte dove rifondare l'Italia laboriosa.

flip

Dom, 22/02/2015 - 10:20

peccato che gli imbecilli che ci governano(?) non leggano questi commenti. Ma se ne fregano comunque. Il commento serve, purtroppo, solo per sfogare la nostra rabbia.

Alessio2012

Dom, 22/02/2015 - 10:22

Servono tanti soldi per mantenere l'Africa intera!

Ritratto di 02121940

02121940

Dom, 22/02/2015 - 10:31

Primi nelle tasse? Questa è una notizia? Ma lo sanno tutti, in tutto il mondo! Ringraziamo Prodi e Visco che hanno dato la botta finale con l'IRAP. L'entrata nell'euro ha poi definitivamente steso il bel paese e Renzi sarà, suo malgrado, colui che darà il colpo finale. Grazie DC-PCI-PD, grazie.

Pigi

Dom, 22/02/2015 - 10:45

Questo studio è un progresso rispetto a quanti cianciano di ridurrere le tasse senza spiegare come tagliare le spese, anzi, propongono di aumentare le pensioni minime. Già nel 2008 era evidente che la crisi avrebbe ridotto il PIL del 5%, quindi bisognava ridurre il monte pensioni e monte retribuzioni pubbliche almeno del 10-15%, iniziando da quelle spropositate, da limitare con tetti rigorosi. Non averlo fatto né allora né dopo ci sta conducendo ad una crisi senza fine. E questo governo, ultimo di tanti ciarlatani, parla di crescita che avverrà nel 2020.

flip

Dom, 22/02/2015 - 11:02

ma ci saranno pure dei poveracci comunisti che stentano ad arrivare a fine mese e che sono tartassati a non finire come tutti noi, eppure i sondaggi li danno ancora favoriti. o i poveracci di cui sopra non hanno più cervello a forza di essere lavato o ancora sperano nella "riscossa"

Zizzigo

Dom, 22/02/2015 - 11:10

Poiché non ci eravamo ancora arrivati da soli (c'è ancora qualcuno che crede che siamo scemi), avevamo giusto bisogno che altri scoprissero l'acqua calda e che, quando è troppo calda, scotta!

Razdecaz

Dom, 22/02/2015 - 12:26

Tra non molto ci obbligheranno a istallare il contatore dell’ARIA, manca solo questo, in questa repubblica delle banane.