Italicum, Bersani minaccia Renzi: "Nessuna ritirata, combattiamo"

Bersani attacca: "Sono esterrefatto", Orfini gli risponde: "Con te segretario non abbiamo discusso su governo con Berlusconi e Imu sulla prima casa"

“Sono esterrefatto e molto preoccupato che si stia discutendo in questo modo e delle cose che si stanno facendo”. È furioso Pier Luigi Bersani che non retrocede neppure davanti alla sconfitta subita ieri nell'assemblea del gruppo dove è passata la linea del premier.

“Matteo Renzi è soddisfatto? "Contento lui, contenti tutti...", ha detto l'ex segretario del Pd al termine della cerimonia per i 70 anni della Resistenza continuando a chiedere che si lavori ancora per delle correzioni che "non è che risolvano tutti i problemi ma attenuano alcuni rischi" e che "rendono sostanzialmente il parlamentare più autonomo e il meccanismo elettorale un pò più rappresentativo". Bersani non intende neppure prendere in considerazione “l'ipotesi che metta la fiducia sull'Italicum” e confida ancora nella possibilità che si riprenda il dialogo: “la Speranza è l'ultima a morire, ma la prima a dimettersi...”, ha detto riferendosi al gesto compiuto dall'ormai ex capogruppo e da lui molto apprezzato.

Critico nei confronti di Bersani è il presidente del partito Matteo Orfini che lo attacca apertamente: "In passato, quando era segretario, non abbiamo discusso una serie di scelte, come fare un governo con Berlusconi o abolire l'Imu sulla prima casa. Oggi abbiamo discusso a lungo e alla fine abbiamo votato". Una spaccatura evidente tra due esponenti che fino a pochi mesi fa erano sullo stesso fronte della barricata, quello dalemiano e che ormai sopravvive solo grazie all'atto di testimonianza di Gianni Cuperlo. Orfini, inoltre, auspica che le dimissioni di Speranza possano rientrare: “in un gruppo così ampio è legittimo che ci sia del dissenso, lui ha sempre guidato con equilibrio e capacità. Drammatizzare questa fase è un errore, la democrazia non è a rischio per 100 capilista bloccati invece che 80. Credo ci siano le condizioni per superare questa fase". In Transatlantico , invece, alcuni si chiedono il motivo del gesto di Speranza: “vuole fare il leader di una componente di minoranza o il leader della minoranza? Perché da capro espiatorio?”

Sono ancora evidenti gli strascichi della retromarcia di Area riformista che fino a poche ore prima dell'assemblea era orientata verso il no e poi ha deciso di non partecipare al voto. Speranza aveva annunciato che i voti contrari sarebbero stati un centinaio ma quando si è accorto che non avrebbero superato la cinquantina si è dimesso prima ancora che iniziasse la discussione. Dentro la sua corrente, infatti, proprio oggi, una ventina di deputati hanno lanciato un appello per riprendere il dialogo, mentre Alfredo D'Attorre rilancia chiedendo una “verifica” tra iscritti ed elettori” sulla linea del segretario-premier. Il ministro Andrea Orlando, prima di entrare alla Camera per l'informativa sui fatti di Milano, al giornale.it si è detto convinto che queste fibrillazioni dentro il Pd non avranno ripercussioni sul percorso delle riforme e, alla fine, rientrerà il dissenso anche sulla legge elettorale.

Commenti

Libertà75

Gio, 16/04/2015 - 17:03

Ormai fanno solo teatrino, da sempre il loro sogno è fare contemporaneamente maggioranza e opposizione, come è tutt'oggi ancora in Cina.