Kim prepara il prossimo test. E Seul pensa alla sua atomica

Il dittatore nordcoreano continua con le provocazioni. Il Sud schiera i missili. Gli analisti: bomba pure per noi

Kim Jong-un tornerà a mostrare i muscoli il prossimo 17 settembre. L'anticipazione pubblicata ieri dal Giornale, e raccolta dalle dichiarazioni del ministro nordcoreano della Difesa Ri Yong-gil, è stata confermata dai servizi segreti di Seul che hanno messo in guardia dai rischi di un nuovo test con una bomba a idrogeno e dai lanci di altri missili balistici intercontinentali da parte di Pyongyang. Alla data del 17 settembre gli 007 della Corea del Sud aggiungono quella del 9 settembre, anniversario del «Doglib ginyeom-il», giornata che segna la nascita ufficiale della Corea del Nord, e del 10 ottobre, ricorrenza della fondazione del Partito dei Lavoratori.

C'è però qualcosa che va ben oltre le dimostrazioni di forza: la Corea del Nord infatti ha deciso di aumentare le sue riserve petrolifere portandole a un milione di tonnellate in previsione di nuove sanzioni internazionali e, soprattutto, di una vera e propria escalation militare. Kim in persona ha cancellato inoltre una manifestazione aerea internazionale in programma per il 23-24 settembre a Wonsan sulla costa orientale, per evitare lo spreco di carburante e per consentire all'aviazione di esercitarsi in vista di un possibile attacco. Altro elemento inquietante arriva da una fotografia, scattata al Kumsusan, il mausoleo di Kim Il-sung e Kim Jong-il, nonno e padre dell'attuale dittatore. Si vede Jong-un accompagnato da alcuni funzionari militari. Tra di loro si scorge la sagoma di Kim Won-hong, il capo dei servizi segreti e ministro della Sicurezza dello Stato epurato lo scorso gennaio. Kim l'avrebbe perdonato ben sapendo che le strategie militari e diplomatiche della Corea del Nord dipendono in larga misura dall'abilità di questo uomo.

Tutti indizi che hanno portato l'ambasciatore Usa alle Nazioni Unite Nikki Haley a pronunciare un «Enough is enough» e a minacciare il regime di Pyongyang: «É in cerca di una guerra, noi non la vogliamo ma la nostra pazienza non è senza limiti». Tanto per cominciare si è mossa la Corea del Sud, la nazione che prima di tutte rischia di essere investita da un attacco scriteriato di Kim Jong-un. Ieri le forze armate di Seul hanno condotto un'esercitazione simulando un attacco contro un sito nucleare nordcoreano: il generale Jeong Kyeong-doo ha predisposto l'utilizzo di caccia F15 e di missili a lungo raggio aria-terra. Gli obiettivi simulati, individuati nel Mar del Giappone alla stessa distanza del sito dei test nucleari nordcoreano di Punggye-ri, sono stati raggiunti. Inoltre altre quattro batterie appartenenti al programma di scudo antimissile americano Thaad verranno dispiegate nella nuova base di Seongju, a 300 km a sud di Seul. Questo mentre analisti sudcoreani cominciano a valutare l'opportunità di riempire anche gli arsenali del loro Paese di armi atomiche, di cui hanno rinunciato a dotarsi nel 1974, mentre gli Usa hanno ritirato le proprie nel 1991.

Il Giappone ha invece deciso di stanziare 48 miliardi di dollari per affrontare le sfide della sicurezza regionale. Le prime manovre di addestramento si sono svolte tra domenica e ieri alle pendici del monte Fuji.

La diplomazia invece è racchiusa al momento in questo messaggio: «La Corea del Nord deve immediatamente abbandonare tutti i programmi nucleari e i programmi di missili balistici in una maniera che sia completa, verificabile e irreversibile». Il documento porta la firma di Paolo Gentiloni, Justin Trudeau, Emmanuel Macron, Angela Merkel, Shinzo Abe, Theresa May, Donald Trump, Jean-Claude Juncker, Donald Tusk. L'impressione è che Jong-un sia già al passaggio successivo.