L'allarme inascoltato degli 007 di Istanbul «L'Isis ci colpirà presto»

Tre settimane fa la lettera: «L'aeroporto è nel mirino». Il commando arrivava dal Belgio

Il commando che ha colpito l'aeroporto Ataturk di Istanbul, provocando 41 morti e 239 feriti (40 dei quali in condizioni disperate), era composto in buona parte da miliziani provenienti dal Belgio. La notizia, trapelata da ambienti vicini al ministero della Difesa di Ankara, va a completare uno scenario inquietante e rivela l'esistenza a Bruxelles del più micidiale distaccamento dell'Isis in Europa. C'è un altro particolare che salta all'occhio: l'intelligence turca aveva inviato 20 giorni fa una lettera alle autorità competenti per avvisarle della minaccia imminente, missiva che forse non è stata presa nella giusta considerazione.

In attesa di sviluppi nelle indagini, le analogie con quanto accaduto il 22 marzo allo scalo belga di Zaventem sono evidenti. Il commando in questa occasione ha atteso la sera, colpendo alle 22 di martedì (le 21 in Italia) perché in quel momento era previsto il cambio di turno delle forze di sicurezza all'interno dell'hub. Nel momento del passaggio di consegne i jihadisti hanno agito con inaudita violenza. Due di loro, armati di mitra, hanno aperto il fuoco contro passeggeri, polizia e personale dell'aeroporto, dentro e fuori uno dei terminal dedicati ai voli internazionali. Quando le forze dell'ordine hanno cominciato a sparare, gli aggressori si sono fatti esplodere. I momenti drammatici sono stati immortalati da un video che mostra uno degli attentatori che corre e spara verso chiunque capiti sulla traiettoria del suo mitragliatore. Un poliziotto lo colpisce alla coscia, il jihadista resta a terra per circa 15 secondi prima di farsi esplodere. Ci sarebbero altri video molto più dettagliati, ma le autorità turche hanno imposto il divieto di mostrare immagini della scena dell'attacco per non fornire alcun tipo di vantaggio ai complici in fuga.

Quattro sarebbero le persone ricercate a Istanbul, mentre una donna, la cui identità non è stata resa nota dagli inquirenti, è stata arrestata con l'accusa di essere l'autista che ha condotto allo scalo il commando dell'Isis. Manca ancora la rivendicazione ufficiale, ma è pressoché scontato che dietro al massacro ci siano gli uomini di Al Baghdadi. Con il trascorrere delle ore, e le testimonianze di chi è sopravvissuto alla terribile caccia all'uomo, emergono dettagli su quanto accaduto martedì sera. L'aeroporto ha un doppio sistema di controlli di sicurezza, il primo all'ingresso, prima di arrivare ai banchi di accettazione. É lì che è avvenuto almeno uno degli attacchi, mentre spari sono stati uditi anche in un parcheggio vicino. Il premier Binali Yildirim ha precisato che nell'attacco un kamikaze si è fatto saltare fuori dal settore arrivi e due altri hanno sfruttato il panico creato dall'esplosione per entrare nell'edificio. «C'era sangue sul pavimento, sui muri e tutto quello che si trovava lì attorno era distrutto, a pezzi e crivellato di colpi», spiega una coppia di turisti sudafricani. Gelson Duarte, 36enne farmacista portoghese, era da poco arrivato da Beirut, in attesa di ripartire per Lisbona. «Ho visto un uomo sulla scala mobile che sparava, sono riuscito a correre e a nascondermi dietro alla cassa di un negozio di abbigliamento. Poco dopo ho sentito un forte boato. Ho capito che l'uomo si era lasciato saltare in aria».

Secondo l'ufficio del governatore di Istanbul Vasip Sahin, tra le 41 vittime, oltre ai cittadini turchi, ci sarebbero cinque sauditi, due iracheni, un tunisino, un uzbeko, un cinese, un iraniano, un ucraino, un giordano e una donna palestinese. Le vittime di cui finora è stata accertata l'identità sono 37. Tra queste non risultano italiani, anche se sono ancora in corso verifiche. Nel computo dei morti non vengono inclusi i tre kamikaze di cui è stata conclusa l'autopsia. La loro identità rimane al momento top secret, ma si tratterebbe di cittadini stranieri, probabilmente maghrebini del Belgio.