L'annuncio del governo: porti chiusi alle Ong fino alla fine dell'estate

Proibiti anche gli scali per fare rifornimento Il primo blocco è per la Astral di Open Arms

Fidarsi è bene ma non fidarsi è meglio, deve aver pensato Matteo Salvini. Che al netto della soddisfazione vera o simulata per le intese raggiunte al Consiglio Europeo di Bruxelles ieri ha annunciato la chiusura dei porti italiani alle navi Ong per tutta l'estate: «Emaneremo una circolare che chiude non solo allo sbarco ma anche alle attività di rifornimento - ha detto il vicepremier - le navi delle organizzazioni non governative in Italia sono indesiderate, d'ora in poi la vedranno solamente in cartolina e non saremo gli unici a comportarci così. Continueremo a salvare tutti quelli che sono da salvare, ma con gli Stati che faranno gli Stati».

Lo stesso provvedimento era stato adottato giovedì da Malta. Ieri il governo dell'isola-stato ha provato a chiarirne le modalità di applicazione: «Dobbiamo accertare che le operazioni condotte da chi utilizza i nostri porti e opera nella nostra area di responsabilità siano in linea con le regole nazionali e internazionali. Quindi l'accesso verrà negato a meno che vi siano navi delle Ong registrate secondo le leggi».

Chiaro in teoria, ma complicato in pratica perché la stringente attualità degli sbarchi va poco d'accordo con i tempi delle inchieste giudiziarie. Come quella che riguarda la Lifeline, il cui capitano comparirà lunedì davanti ai giudici maltesi e rischia di essere incriminato anche per favoreggiamento dell'immigrazione clandestina.

Quello di Lifeline, infatti, è solo uno dei casi aperti. Ieri la nave Aquarius, a cui Malta aveva negato anche lo scalo tecnico, è andata a fare rifornimento e a cambiare l'equipaggio a Marsiglia dove è stata accolta dalle contestazioni di alcuni manifestanti di estrema destra; tornerà nella zona di ricerca e soccorso in acque internazionali la prossima settimana. C'è la Sea Watch che si era fermata a La Valletta e alla quale, in base alle nuove disposizioni, viene inibita l'uscita dal porto. E poi ci sono le due di Open Arms: alla Astral, salpata ieri mattina da Malta con a bordo quattro parlamentari europei è toccato il primo blocco del nuovo corso.

«Dispongo il divieto di attracco nei porti italiani in ragione della nota formale che mi giunge dal ministero dell'Interno e che adduce motivi di ordine pubblico», ha comunicato in serata Danilo Toninelli. Che poi in un'intervista a The Post Internazionale ha smentito di aver mai dato ordine alla Guardia costiera di non intervenire in mare per soccorrere una nave delle Ong. «A volte tendono a diffondere notizie non in linea con la realtà», ha detto il ministro delle Infrastrutture. Un attacco che arriva dopo quello scagliato da Salvini in mattinata: «Le Ong fanno politica, mi danno del razzista e del fascista ma - come dicono i militari italiani e libici - aiutano gli scafisti».

Al divieto di attracco per la Astral ha reagito Riccardo Magi, deputato di Più Europa e segretario dei Radicali: «Non esistono motivi di ordine pubblico o di sicurezza della navigazione tali da motivare un divieto di transito o di sosta nei porti italiani delle imbarcazioni delle Ong. Un provvedimento del genere sarebbe illegittimo e a tutti gli effetti un abuso d'ufficio» Lo scontro, insomma, prosegue. E alla luce di quello che (non) è stato deciso a Bruxelles è facile pronosticare che i casi Aquarius e Lifeline siano purtroppo destinati a ripetersi.

Commenti

Anonimo (non verificato)

Giorgio5819

Sab, 30/06/2018 - 14:58

Ha dimenticato di mettere l'anno... "...estate 2149..."