L'artificiere dell'Isis, "martire" all'aeroporto perché senza scampo

Najim Lachraoui, specialista nell'impiego delle terribili bombe all'acetone, sapeva di essere braccato dopo la cattura di Salah Abdeslam

Gian MicalessinSi chiamava Najim Lachraoui, aveva 25 anni ed era l'artificiere di tutte le stragi, da quelle di novembre a Parigi fino a quelle dell'altro ieri all'aeroporto e nella metrò di Bruxelles in cui s'è trasformato pure lui in kamikaze. Senza di lui, senza la sua capacita di maneggiare e rendere utilizzabile il perossido di acetone, un esplosivo artigianale più instabile della nitroglicerina, ma più devastante del tritolo la banda guidata da Abdelhamid Abaaoud e da Salah Abdeslam non sarebbe riuscita a seminare morte. Ma Lachraoui era anche un imprendibile fantasma. Da settembre gli agenti dell'intelligence francese e belga inseguivano le tracce del suo Dna e dei suoi ordigni senza riuscire ad associarle ad un'identità precisa. L'ultima traccia sono le immagini registrate dalle telecamere dell'aeroporto di Bruxelles prima dell'attentato a cui Lachraoui partecipa di persona. Ma fino a ieri sera l'identificazione dell'uomo con occhiali, barba e cappellino impegnato a spingere un carrello carico di valigie esplosive a fianco di altri due kamikaze restava ancora incerta. Anche perché secondo alcune fonti degli inquirenti quel fantasma era ancora vivo e di nuovo in fuga. La carriera di questo terrorista d'origini marocchine, ma con passaporto e nazionalità belga, inizia nel 2013 quando Lachraoui abbandona il quartiere di Molenbeek per raggiungere la Siria e unirsi allo Stato Islamico. Lì, s'affianca ai veterani del Califfato impegnati a confezionare cinture esplosive ed autobombe e impara a «distillare» il perossido di acetone, un esplosivo 80 volte più potente del tritolo. Un esplosivo perfetto perché basato sulla combinazione di due componenti economici, facilmente reperibili e assolutamente insospettabili come l'acqua ossigenata e il tritolo. Sensibile alle minime scosse e alle più impercettibili variazioni di temperatura il perossido di acetone (la «madre di Satana» come la chiamano i terroristi) ha il vantaggio di sfuggire ai controlli di sicurezza, ma anche la spiacevole caratteristica di esplodere tra le mani di chi lo confeziona. Un fatto evidente fin dal dicembre 2001 quando il terrorista inglese Richard Reid non riesce a controllare la deflagrazione del perossido di acetone, nascosto nelle scarpe, con cui tenta di abbattere il volo Parigi-Miami. Gli artificieri del Califfato risolvono il problema e lo trasformano nel loro esplosivo artigianale preferito. Proprio per la sua capacità di maneggiare quel composto micidiale Lachraoui si guadagna il viaggio di ritorno a fianco di Salah Abdeslam, il logista che a settembre scende in Grecia, noleggia una Mercedes e lo scarrozza in Belgio assieme a Mohammed Belkaid, il 35enne terrorista algerino ucciso nel covo di Forest, alla periferia di Bruxelles, lo scorso 15 marzo. La prima traccia del ritorno di Lachraoui in Europa risale al 9 settembre quando i computer del posto di blocco al confine tra Ungheria ed Austria registrano il passaggio di un tal Soufiane Kayal. Quel nome falso, associato ad un passaporto siriano altrettanto farlocco, resta fino a pochi giorni fa l'unica generalità associata al Dna di Lachraoui e ai residui di perossido d'acetone rinvenuti nei covi utilizzati dai terroristi. La vera identità di Lachraoui non emerge neppure dopo la scoperta del covo di Forest dove la polizia uccide l'algerino Belkaid e recupera armi e detonatori. Il mistero delle generalità dell'artificiere potrebbe essere stato risolto soltanto grazie ai brandelli di verità forniti da Salah nel tentativo d'ingraziarsi gli inquirenti belgi ed evitare l'estradizione in Francia. E proprio il timore delle rivelazioni di Salah avrebbe spinto l'artificiere ad accelerare la realizzazione degli attentati all'aeroporto e al metro. E a sacrificare anche se stesso, consapevole che la grande fuga era ormai al capolinea.