L'Austria rifà il ballottaggio La destra prepara il ribaltone

La vittoria del nazionalista Hofer tirerebbe la volata a elezioni anticipate. E l'Europa teme un'altra fuga

Vienna Uno guarda fuori dalla finestra, lo sguardo rivolto al tram che passa; l'altro dritto in camera. Il primo chiede di pensare «ai figli e ai nipoti» e chiede il voto; il secondo offre sicurezza e chiede «fiducia». La campagna elettorale per la scelta del nuovo presidente dell'Austria si è chiusa con due video-appelli. Più lungo quello di Norbert Hofer. Il 45enne presidente della Camera è l'uomo di punta del Partito della Libertà (Fpö), la controversa formazione populista e nazionalista catalizzatrice del voto di degli austriaci scontenti. Più breve e presidenziale sullo sfondo si intravedono sedie antiche e specchi bordati d'oro quello del 72enne Alexander Van der Bellen, l'ex leader dei Verdi diventato a sorpresa il leader dell'intero schieramento progressista. Due video sereni, accompagnati da musiche soft a chiudere una campagna elettorale altrimenti velenosa e troppo lunga.

Il voto di oggi è infatti la ripetizione del ballottaggio della scorsa primavera, annullato per irregolarità nello spoglio delle schede. Di norma l'Europa neppure si accorge del voto in Austria ma i pasticci in serie che hanno segnato l'intero processo elettorale hanno attirato l'attenzione dell'Osce, con il risultato che il voto di oggi sarà monitorato da una squadra di osservatori stranieri. La stanchezza in Austria è percepibile: la ripetizione del ballottaggio era stata fissata per ottobre. Salvo che a settembre i funzionari del ministero degli Interni di Vienna si sono accorti che i lembi delle buste per il voto postale non si incollavano.

È stato dunque necessario ristamparle e rimandare il voto a dicembre. L'attenzione dell'Europa non è però dovuta agli inciampi procedurali del Viminale austriaco. In molti temono l'affermazione di Hofer, garbato rappresentante istituzionale di un partito anti-tutto, anche anti-Ue. Bruxelles è ancora lungi dall'aver digerito la Brexit, ma se l'euroscetticismo è una nota componente del dna britannico, il distacco dell'Austria potrebbe essere fatale alla costruzione europea. Ecco perché nel suo messaggio conclusivo Hofer si è ben guardato dal citare la «Oexit» affermando al contrario di essere «a favore di una Ue senza centralismo, dove a decidere sono i cittadini e non i burocrati o le élite». D'altronde una sterzata anti europea da parte di Vienna non è da escludere: la decisione non spetta certo al prossimo capo dello Stato i cui poteri sono analoghi a quelli dell'inquilino del Quirinale. La vittoria di Hofer, tuttavia, tirerebbe la volata a elezioni anticipate e tutti i sondaggi indicano nell'Fpö guidato da Heinz-Christian Strache il primo partito con circa il 35%, ben al di sopra di socialdemocratici (Spö) e popolari (Övp).

Neppure un'affermazione di Van der Bellen metterà il governo del cancelliere Christian Kern (Spö) al sicuro. Sotto la sua guida la grande coalizione avrebbe dovuto rinnovare il paese allo scopo non dichiarato di fermare l'avanzata dell'Fpö. Le riforme, invece, tardano, i litigi si moltiplicano e il giovane ministro degli Esteri Sebastian Kurz (classe 1986) scalpita per prendere la guida dell'Övp. Elezioni anticipate sembrano vicine in ogni modo. Le urne oggi sono aperte fino alle 18 ma per avere il risultato definitivo occorrerà aspettare lunedì pomeriggio quando le schede inviate per posta (almeno 500 mila a ogni tornata) saranno scrutinate sotto gli occhi attenti degli osservatori dell'Osce.

Commenti

fcf

Dom, 04/12/2016 - 11:09

Dai montanari tedeschi, ovvero gli austriaci, è nato Hitler. Auguriamoci che non ne sia nato un altro.