L'Austria: sui migranti ognuno pensi per sé

E l'Ungheria annuncia un referendum sulle quote obbligatorie

Noam BenjaminRoma «Gestire le migrazioni insieme». È questo il titolo della conferenza internazionale organizzata dal governo austriaco: ospiti dell'enfant prodige della diplomazia europea, il 29enne ministro degli Esteri Sebastian Kurz, e della sua collega agli Interni Johanna Mikl-Leitner c'erano gli omologhi di Albania, Bosnia ed Erzegovina, Bulgaria, Kosovo, Croazia, Macedonia, Montenegro, Serbia, e Slovenia. Tutti i Paesi, cioè, attraversati dalla via balcanica, quella percorsa da gran parte dei rifugiati in fuga dal Medio Oriente verso l'Europa.C'erano tutti, fuorché il Paese da dove i profughi partono verso nord, la Grecia; e mancava anche quello di destinazione, la Germania. Si è trattato di una conferenza «unilaterale e non amichevole», è stata la protesta del governo di Atene, «un tentativo di prendere, senza la Grecia, decisioni che la influenzano». Un tono duro, che rivela tutta l'irritazione greca per una politica che di fatto la esclude: già domenica scorsa il governo macedone ha impedito a 4mila profughi afghani di valicare il confine, bloccandoli sul territorio ellenico. La decisione di Skopje ricalca la proposta del gruppo di Visegrad (Polonia, Repubblica Ceca, Slovacchia, Ungheria) che alla vigilia del Consiglio europeo del 18 febbraio ha proposto a Bulgaria e Macedonia di fermare i profughi con una barriera da erigere lungo il confine greco, escludendo di fatto Atene da Schengen. Se il vertice Ue si è concluso con l'appello agli Stati a evitare fughe in avanti per favorire invece una soluzione condivisa, la conferenza di Vienna va proprio nella direzione opposta. «Dobbiamo ridurre il flusso di profughi subito: è una questione di sopravvivenza dell'Ue», ha dichiarato l'austriaca Mikl-Leitner, confermando la rottura frontale fra il suo governo e quello tedesco. Ore prima, la portavoce della Farnesina tedesca, Swasan Chebli, aveva commentato la conferenza di Vienna con un «non andremo lontano se ognuno cerca la propria soluzione». Da tempo tuttavia l'Austria non si lascia influenzare dalla Germania: il ministro Kurz ha spiegato che la Grecia non è stata invitata perché ha «chiaramente» reso noto di non voler fermare il flusso dei profughi in arrivo dalla Turchia, occupandosi solo di come farli trasferire verso altri Paesi. Con un'intervista alla Bild, Kurz aveva anche messo a posto il governo di Berlino, «che ha una politica migratoria contraddittoria: l'anno scorso l'Austria ha accettato un numero di richieste di asilo pro-capite doppio rispetto a quello tedesco». Ieri, invece, il ministro tedesco delle Finanze, Wolfgang Schaeuble, ha chiesto una «drastica» riduzione del numero dei migranti. A mettere la ciliegina sulla torta anti- Merkel e anti-Tsipras è intervenuto in serata il primo ministro ungherese Viktor Orban, annunciando un referendum per chiedere ai cittadini magiari se accettano che sia Bruxelles a decidere quanti profughi Budapest dovrà accogliere.