Lavoro, il Jobs Act non basta: crollano le nuove assunzioni

Già finito l'effetto decontribuzione: i contratti a tempo indeterminato diminuiscono del 33% rispetto al 2015

L a notizia è arrivata proprio mentre tra le indiscrezioni sulla legge di Bilancio (il testo sarà reso noto tra un paio di giorni) è spuntata una riedizione della decontribuzione per i nuovi assunti, anche se limitata al Mezzogiorno. E mentre il premier lodava negli Stati Uniti la riforma del lavoro italiana. Le assunzioni sono in frenata, rallentano drasticamente proprio i contratti «tipici» dopo il boost dell'anno scorso. In sostanza, gli incentivi pensati dal governo hanno avuto effetti immediati sensibili, ma molto limitati nel tempo.

Nei primi otto mesi dell'anno le assunzioni hanno subito una drastica frenata: meno 8,5%. Nel caso specifico dei contratti a tempo indeterminato la flessione è stata del 33 per cento, secondo l'osservatorio sul precariato dell'Inps.

Tra agosto e gennaio, le assunzioni nel privato sono state 3.782.000, «con una riduzione di 351.000 unità rispetto al corrispondente periodo del 2015». Il rallentamento «ha riguardato principalmente i contratti a tempo indeterminato: -395.000, pari a -32,9% rispetto ai primi otto mesi del 2015».

La ragione della frenata è «il forte incremento delle assunzioni a tempo indeterminato registrato nel 2015, anno in cui dette assunzioni potevano beneficiare dell'abbattimento integrale dei contributi previdenziali a carico del datore di lavoro per un periodo di tre anni». La versione depotenziata dell'incentivo in vigore nel 2016 non ha prodotto risultati paragonabili a quelli della prima versione. Nel 2016, spiega l'Inps, «i rapporti di lavoro agevolati rappresentano il 32,8% del totale delle assunzioni/trasformazioni a tempo indeterminato. Nel 2015, l'incidenza delle assunzioni e trasformazioni agevolate (con abbattimento totale dei contributi a carico del datore di lavoro per un triennio), sul totale delle assunzioni/trasformazioni a tempo indeterminato, era stata pari al 60,8%».

Difficile a questo punto che la misura messa nella legge di Bilancio 2017, la decontribuzione limitata alle assunzioni nel Mezzogiorno, possa portare una inversione di tendenza.

Ieri il premier Renzi ha parlato della riforma del lavoro durante la visita alla Casa Bianca: «Io mi sono dovuto scusare con il presidente Obama per aver utilizzato l'espressione Jobs Act che è un'espressione copiata ma, come ci siamo detti, possiamo copiare dalla grande esperienza americana. Il Jobs Act ha creato» oltre 500mila «posti in più di lavoro. Non sono ancora sufficienti ma sono importanti per uscire dalle difficoltà». Il riferimento è al saldo tra assunzioni e cessazioni.

Nessun accenno alla forte frenata delle assunzioni dopo il 2015. Né al fatto che la nuova versione della riforma, che pone ulteriori limiti ai benefici alle aziende che assumono, potrebbe aggravare il flop.

Le tesi tranquillizzanti del governo non convincono i sindacati. La Cgil ieri ha chiamato Cisl e Uil a una mobilitazione sul lavoro e chiedono un cambio di passo. La Cisl chiede un «tagliando» sulle politiche del lavoro, mentre il leader della Uil Carmelo Barbagallo ha trovato nei dati dell'Inps la conferma che la riforma del lavoro ha aiutato il «riciclaggio» dei posti e non la creazione di nuovo lavoro.