Lecce, si dimette il sindaco Salvemini

Lasciano i 17 consiglieri della maggioranza di centrodestra, si vota a maggio

Il sindaco di Lecce, Carlo Salvemini, si è dimesso lasciando la guida del Comune salentino. Ad annunciarlo è stato proprio lui, ieri pomeriggio, durante una conferenza stampa. Ricordiamo che Salvemini accettò di candidarsi a sindaco nel 2017 portando al successo una coalizione di centro-sinistra dopo circa vent'anni di amministrazione di centro-destra. Subito dopo la decisione del primo cittadino, nello studio di un notaio, proprio i diciassette consiglieri di centrodestra, eletti nei partiti della coalizione che sosteneva il candidato sindaco Mauro Giliberti, hanno formalizzato le proprie dimissioni.

"Di fatto - ha dichiarato spiegando il gesto l'ex sindaco Paolo Perrone, consigliere comunale di opposizione dimissionario - si è preso atto della situazione politica, sancendo la fine dell'amministrazione guidata da Carlo Salvemini". Proprio ieri mattina era stata approvata in consiglio comunale la manovra di salvataggio (il bilancio per intenderci) con 15 voti favorevoli e 16 astenuti. Un atto che ha mostrato la debolezza della maggioranza politica in consiglio. Questa si basava su un patto di governo tra i consiglieri di centrosinistra diventati minoranza a seguito della sentenza del Consiglio di Stato sul risultato del voto e tre consiglieri della lista "Lecce Prima" che appartenevano originariamente al centrodestra. Su quei numeri la giunta guidata da Salvemini ha potuto governare, con una certa precarietà, da marzo del 2018 fino a ieri. Se fossero rimaste solo le dimissioni del sindaco, quest'ultimo avrebbe avuto ancora venti giorni per ritirarle. Con le dimissioni dei diciassettee consiglieri, per legge, la caduta dell'amministrazione diventa definitiva.

A Lecce si dovrebbe andare al voto il 26 maggio prossimo. "Salvemini, dimettendosi, ha dimostrato di avere grande dignità", ha commentato l'ex sindaco ed ex ministro Adriana Poli Bortone, esponente di destra. "Sento di doverlo dire con onestà intellettuale ferma restando la indubbia distanza politica fra me, di destra, e lui, di sinistra".