Lei vegana non dà carne al ragazzo. Il tribunale: deve mangiarla una volta la settimana

Ormai un buon giudice deve poter vantare pure una specializzazione in nutrizione alimentare, meglio se pediatrica. Diversamente rischia di fare danni nel redigere una sentenza. Per fortuna che il giudice di Bergamo non è seguace di qualche setta vegana perché altrimenti la sorte del dodicenne conteso tra due ex coniugi a colpi di bistecca sarebbe seriamente segnata. Invece è andata bene. Almeno sulla carta.

Cominciamo dall'inizio della tragicomica vicenda. C'è una coppia che scoppia e c'è di mezzo un figlio affidato alla mamma che vuole trasmettere il suo misticismo alimentare ad un bambino di sei anni. La donna segue una dieta macrobiotica, fatta di riso, verdure, legumi, no carne, no pesce, no latte, no formaggi. La sua scelta filosofica è imposta anche al figlio che non sa cosa vuol dire mangiare un gelato o bicchiere di latte, né a casa né a scuola.

La sua gabbia alimentare viene spezzata solo nel week-end quando il ragazzino - attualmente ha dodici anni - viene affidato alle cure del padre che gli offre carne, latticini, dolci, oltre alla polenta con salsiccia e gorgonzola preparata dalla nonna. Insomma, un modo un po' maldestro di compensare le carenze del ragazzino provocate dalla dieta estrema imposta dalla madre. Il risultato di questo squilibrio alimentare però è un forte mal di pancia accusato dal ragazzo soprattutto di lunedì e una madre agguerrita che incolpa il suo ex di intossicare il figlio. Così questa lite a sfondo alimentare (roba di dibattito all'Expo) finisce nell'aula di un giudice costretto a sfogliare manuali di alimentazione e di buon senso per emettere la sua sentenza. In cui viene scritto nero su bianco che la madre deve mettere in tavola la carne almeno una volta durante la settimana, mentre il padre non deve proporla al figlio per più di due volte, nel weekend.

Ha fatto la scelta giusta? Giorgio Calabrese, nutrizionista esclama: «Questi argomenti dovrebbero essere affrontati in altra sede ma meno male che il giudice ha imposto la carne. Un bambino in crescita ne ha bisogno, così come ha bisogno di altre proteine animali come latte, formaggi uova. Il veganismo imposto dalla madre è di natura filosofica e non scientifica». Insomma, secondo Calabrese, il corpo è come una casa che dev'essere solida dalle fondamenta dove il cemento armato è fatto di proteine nobili. E se queste mancano, sorgono problemi. «A un bambino che cresce va data la vitamina b 12 e il ferro per evitare gravi forme di anemia e per proteggere i nervi che altrimenti non sono ben supportati». Poi ci sono carenze di calcio e vitamina D. Tutti deficit che vengono compensati da integratori alimentari accettabili in un adulto ma non in un bambino. «La carenza di proteine può provocare non solo anemia, ma variazioni dell'umore, alterazioni metaboliche e mancanza di tono muscolare». Insomma, se un fisico sano e adulto può rinunciare a tante cose, in un bambino serve moderazione e varietà. «Io non sono uno che difende la carne per principio e non si deve esagerare con le proteine, ma i bambini devono mangiare un po' di tutto: quindi vanno bene carboidrati e legumi ma serve anche carne due volte la settimana, uova, formaggio e pesce».