L'embargo sugli ulivi Parigi non la «pianta» di farci guerra su tutto

La Francia blocca le importazioni di alberi a rischio virus. Persi 40 milioni di export. La Coldiretti chiede lo stato di calamità

L'ennesimo sgambetto dei cugini d'Oltralpe non tocca il vino, né la moda, né i formaggi, né il turismo. Colpisce la parte debole del nostro Paese: l'agricoltura. Quella mediterranea, più voluttuosamente terrona fatta di colori e sapori forti. Forse molti parigini non sanno neppure dove si trova la nostra danneggiata Puglia, ma con un «no» secco il governo francese sta mettendo in ginocchio la nostra regione e le sta facendo perdere 40 milioni di euro di export; il 14% di quello nazionale. Il suo ministro dell'Agricoltura, Stephane Le Foll, ha infatti vietato le importazioni delle piante a rischio Xylella fastidiosa, il batterio ritenuto tra le cause della moria di ulivi nel Salento. Che, in pratica, significa bloccare le importazioni di ben 102 specie vegetali, dell'ulivo alla vite, ma anche fico, albicocco, mandorlo, pesco, agrumi, ciliegio, gelso e numerose piante ornamentali. Una decisione che getta nello sconforto migliaia di contadini e scatena le ire delle associazioni agricole. Coldiretti denuncia l'immobilismo della Ue e chiede lo stato di calamità naturale nel Salento dove sono a rischio 11 milioni di piante di ulivo.

La Francia però sostiene di essere dalla parte della ragione e la Ue la appoggia perché «le misure francesi seguono il principio della precauzione». Poi il portavoce della Commissione per la salute la sicurezza ammorbidisce: «Una volta che le misure Ue saranno adottate, anche le misure d'emergenza della Francia dovranno conformarsi a queste se ci sono differenze». Interviene nella querelle anche il ministro per l'Agricoltura, Maurizio Martina. Spiega che per contrastare la diffusione delle piante infette si devono fare abbattimenti mirati, arature, sistemazione terreni, potature e usare, dove è necessario, fitofarmaci. «Tanto più siamo operativi e forti insieme -spiega – tanto più potremo chiedere cose in Europa il 27 aprile al tavolo tecnico».

Si lotta contro il tempo, dunque, mentre Parigi fa il suo gioco per evitare di far correre rischi ai suoi ulivi e (anche se ipoteticamente) ai suoi vigneti. Ma gli affari sono affari. E anche l'ansia da competizione e l'antica rivalità con l'Italia ci mette lo zampino. Si sa che i vini francesi sono buoni, ma quelli italiani lo sono altrettanto e vendono persino di più, soprattutto negli Stati Uniti. Anche per le bollicine il sorpasso dello spumante sullo champagne è ormai consolidato da un biennio. Un affronto per i francesi.

La lotta dei primati è inarrestabile, spazia in tutti i campi: dalla moda all'architettura dal design alla cucina la cui rivalità risale all'800. Poi c'è il cinema, con la rivalità tra Cannes e Venezia, con la competizione che riguarda più Oscar vinti per un paese non di lingua inglese (13 o 14 secondo alcune statistiche per l'Italia, 12 per la Francia). È tutto un tira e molla, anche in politica. Prendiamo la missione in Libia, mentre laggiù si sparava, l'Italia invocava l'intervento della Nato mentre Sarkozy lo rifiutava. L'Italia minacciava di «riprendersi» le basi. La Francia ribatteva a brutto muso: provate a farlo. Brutta figura internazionale. Ma c'è di peggio? Sì, nel calcio. La rivalità calcistica Italia-Francia si protrae da decenni. Nella finale del mondiali 2006 Zinedine Zidane sferra un testata vigorosa al petto del difensore azzurro Marco Materazzi che crolla a terra in meno di un secondo. L'Italia vince i mondiali e la sconfitta francese ancora brucia. Diceva bene Gianni Agnelli: «I francesi possono vincere o perdere; ma, se a batterli è l' Italia, la cosa li fa soffrire di più».