L'emergenza spacca il Paese: il 43% vuole affondare i barconi

La politica di accoglimento degli immigrati trova d'accordo solo il 55% del campione L'azione di forza trova consensi in tutti i partiti: favorevole anche un elettore Pd su tre

Come reagire al fenomeno dei continui sbarchi di profughi dal Nord Africa sulle nostre coste meridionali? I tragici avvenimenti della settimana scorsa hanno accentuato la discussione su questo tema cruciale e tutti i media se ne sono occupati abbondantemente. Negli ultimi giorni, Renzi ha avuto incontri importanti in sede europea, riscontrando da parte di quest'ultima una comprensione della gravità della situazione e un accordo a intervenire maggiori di quanto non sia accaduto negli ultimi anni.

Resta la necessità di decidere quali interventi porre in atto concretamente per frenare o gestire in qualche modo l'esodo verso l'Italia e l'Europa. Al riguardo, c'è chi ha proposto da subito azioni di tipo drastico, con l'intervento delle forze militari, come, ad esempio, l'affondamento dei barconi (vuoti) ormeggiati in diversi punti della costa libica. Inizialmente questa idea è stata rigettata come inopportuna e inattuabile da diverse forze politiche e da molti commentatori. Oggi essa sembrerebbe invece essere presa maggiormente in considerazione, ma il dibattito sta proseguendo incessantemente. Le posizioni più avverse a questa proposta suggeriscono invece l'intensificazione di una politica di accoglienza, con la costituzione di appositi centri dedicati da situarsi in Europa, ma anche, se possibile, in alcuni paesi del Nord Africa, a seguito di appositi accordi.

Di fatto, si tratta di due approcci molto diversi e in contrasto tra loro. Oltre a suscitare, come si è detto, un acceso dibattito nel mondo della politica, essi producono una vera e propria frattura all'interno dell'opinione pubblica del nostro Paese.

Infatti, di fronte ai due scenari (azione drastica o politica di accoglimento) posti (in modo un po' forzato, come si fa nei sondaggi, per evidenziare meglio le diverse posizioni) in alternativa tra loro, i cittadini si distribuiscono in misura non troppo dissimile. È vero che la maggioranza aderisce all'ipotesi che esclude azioni di forza e propone una politica di accoglimento. Ma si tratta di una maggioranza (55%) assai meno decisa di quanto ci si poteva forse aspettare, anche perché si trattava dell'opzione per certi versi più «politicamente corretta» e quindi, in qualche modo, più attrattiva. Una quota molto consistente di italiani (43%) appare invece aderire all'idea di un'azione più decisa, che non esclude azioni di forza, come l'affondamento dei barconi vuoti. È significativo notare l'esiguo numero di «non so» (2%), assai inferiore a quanto di solito si rileva in sondaggi di questo tipo, segno che praticamente tutti gli italiani si sentono coinvolti nella questione - che ha fortemente sensibilizzato l'opinione pubblica - e hanno, di conseguenza, un'opinione al riguardo. L'atteggiamento in qualche modo più drastico si trova con assai maggior frequenza tra i maschi (mentre le donne appaiono molto più orientate ad una soluzione di tipo politico) e tra chi ha bassi titoli di studio e/o riveste ruoli meno centrali nel mercato del lavoro (casalinghe o disoccupati). Tra i laureati, gli insegnanti e gli studenti, invece, il 70-80% opta per l'intensificazione delle azioni di accoglimento e rigetta l'idea di un'azione drastica. Si delinea, in altre parole, una sorta di frattura sociale, che vede da una parte i ceti più popolari maggiormente favorevoli ad azioni di forza e quel-li più legati al mondo intellettuale con una accentuazione per la posizione opposta.

Dal punto di vista dell'orientamento di voto, questo contrasto di opinioni si manifesta nell'elettorato di tutti i partiti. È vero che tra i votanti del Pd e del M5S la netta maggioranza (60-65%) opta per le politiche di accoglimento, ma anche tra costoro un terzo o più si schiera sulla posizione opposta. Di converso, nell'elettorato di Forza Italia e, ancor più, in quello della Lega, prevale (60-70%) l'idea di un'azione di forza, ma una consistente minoranza (30-40%) risulta dissenziente. Gli elettori indecisi e coloro che sono orientati all'astensione, invece, si dividono quasi esattamente a metà tra le due posizioni.

Insomma, ancora una volta, emerge un netto contrasto di opinioni che vede l'Italia spaccata tra due opposte posizioni in relazione al diverso orientamento politico, ma anche, specialmente, alla diversa collocazione socio-economica. Non sarà facile, per il governo (che, come si sa, è molto attento agli umori dei cittadini) individuare una linea d'azione che coinvolga veramente tutto il Paese.

Sondaggio Eumetra Srl

Campione rappresentativo della popolazione italiana maggiorenne

metodo Cati, casi 800 - margine di errore: 3,5% - rilevazione: 23 aprile 2015

la documentazione completa è disponibile sul sito www.sondaggipoliticoelettorali.it

di Renato Mannheimer