L'ennesimo flop di Renzi: si dimette il superdirettore Rai

Verdelli lascia subito dopo la bocciatura del piano delle news. La Berlinguer va al posto di "Politics"

Neanche il tempo di digerire il cenone di capodanno, e la Rai è di nuovo nel caos. L'ennesima bomba che scuote Viale Mazzini era nell'aria, ma esplode nel peggiore dei modi. Il Cda dell'azienda, con il silenzio-assenso dei vertici, manda al macero il piano di riorganizzazione delle news lungamente meditato dal direttore editoriale Carlo Verdelli, e lui sbatte la porta e si dimette (subito dopo l'uscita del suo superconsulente Francesco Merlo, tornato il mese scorso a Repubblica). «Mi sono dimesso, sto preparando la lettera, molto breve, con cui comunico classe mia decisione al direttore generale - si sfoga con l'Agi -. Non posso continuare a lavorare a qualcosa e in una realtà dove il mio sforzo non trova riscontri. Nella mia vita se c'è una cosa certa è la coerenza, l'onestà intellettuale». Aveva detto che avrebbe tolto il disturbo in caso di fallimento, e quindi arrividerci. «Dispiace» al consigliere Rai Franco Siddi, peraltro molto critico sui progetti del direttore dimissionario, mentre l'azzurro Maurizio Gasparri brinda apertamente: «Verdelli si dimette, lo chiedevamo da tempo, restituisca soldi ricevuti. E ora tocca a Campo Dall'Orto, incapaci out».

Dopo i disastrosi flop, l'inchiesta dell'Anticorruzione sulle nomine, le polemiche sugli stipendi oltre la soglia di legge anche per i nullafacenti, le epurazioni dei non renziani, l'infornata di dirigenti esterni, le figuracce messe in fila dal servizio pubblico (dalle bestemmie in diretta alle immagini rubate a Sky), la Rai di Campo Dall'Orto aggiunge quindi un nuovo insuccesso al ricco palmarès. Il piano news, dopo un anno di incubazione, viene «accantonato», il verbo più gentile che usano i consiglieri Rai al termine della riunione sul piano di Verdelli, che non ha avuto l'appoggio neppure dei consiglieri in quota renziana. Adesso, Viale Mazzini fa sapere che si procederà ad una «rivisitazione» ad opera del direttore generale Campo Dall'Orto, sulla base delle indicazioni arrivate dal Cda e solo in parte del lavoro del team Verdelli. Ma è più probabile che il lavoro ripartirà da capo, dopo aver buttato via un anno. Le parti del piano Verdelli che spariranno sono principalmente due. Primo, lo spostamento del Tg2 da Roma a Milano. Secondo, l'accorpamento sotto un'unica direzione dei Tg Regionali e di RaiNews in una nuova «Newsroom Italia», con la divisione delle redazioni regionali in cinque macroregioni e poi la creazione di un Tg Sud con base a Napoli.

Tutto crollato, si attende la «rivisitazione» di Campo Dall'Orto. «Il dg ha detto che presenterà un nuovo progetto in cui inserirà le parti salvabili di questo piano, ma sarà un progetto innovativo completamente diverso che ci illustrerà entro gennaio» spiega il consigliere Rai Arturo Diaconale. Mentre si prova a rimediare al fallimento di Politics affidando alle Berlinguer, da febbraio, il talk del martedì. Nell'attesa, quattro speciali condotti da Gerardo Greco.

Altro buco nell'acqua della dirigenza Rai, dunque, col sindacato interno sempre più in guerra: «Siamo ormai in emergenza. Chiediamo un intervento urgente delle istituzioni» attacca l'Usigrai. Col disastro del piano news traballa tutto l'ultimo piano di Viale Mazzini. «Quando il segretario Pd tornerà dalle vacanze, se deve tornare a fare il rottamatore deve iniziare dalla Rai» sibila il renziano Michele Anzaldi. E «rottamare la Rai» significa una cosa: accompagnare alla porta Campo Dall'Orto.

Commenti

steacanessa

Mer, 04/01/2017 - 09:32

Ecco un altro che fa finta di non sapere che in rai deve fare ciò che vuole chi ti ha messo sul carreggino. Vuolsi così colà dove si può te ciò che si vuole, è più non dimandare. Scusate l'eventuale imprecisione ma cito quanto mi consente la memoria ottantenne.

ghorio

Mer, 04/01/2017 - 10:15

Non ho capito tutta l'enfasi renziana e in precedenza berlusconiana sulle vicende della tv pubblica. Se si pensa che la tv pubblica o privata possa risolvere tutti i problemi è un modo di pensare sbagliato, lo stesso dicasi degli orientamenti dell'opinione pubblica. Solo che in Italia c'è l'andazzo politico di cambiare i vertici, tra l'altro strapagati, senza risolvere i problemi. Non ho capito poi cosa facciano i componenti del Cda. Se non uscissero i giornali , i palinsesti dell'informazione pubblicata e privata sarebbero incompleti all'inverosimile.

karpi

Mer, 04/01/2017 - 10:45

Più che sul flop di Renzi io mi soffermei sulle ragioni che hanno portato alla bocciatura del piano Verdelli: lo spostamento di redazioni giornalistiche a Milano e Napoli. Roma si arroga il diritto, in maniera strafottente, di gestire tutto ciò che riguarda lo Stato e le sue derivazioni (ad esempio la RAI) impedendo al resto d'Italia di poterle condividere. Non è una questione Destra/Sinistra, è piuttosto la riprova che in Italia vi è un potere romano opprimente che pensa egoisticamente solo a se stesso. Ed hanno pure il coraggio di gridare "Viva l'Italia"!