L'eredità di Scalfaro? Scorta a vita per la figlia

L'ex capo dello Stato è morto nel 2012, ma la «signorina» Marianna gode tuttora di un servizio di tutela. Per una minaccia ricevuta dal padre ventuno anni fa

La «signorina», così la chiamavano al Quirinale, in alternativa «first miss», in mancanza di una first lady. Ovvero Marianna Scalfaro, figlia del presidente vedovo Oscar Luigi (si chiamava Gianna Rosa ma fu ribattezzata Marianna, come la madre, che morì pochi giorni dopo il parto), capo dello Stato dal '92 al '99. Lui non c'è più, ma la scorta sì, per la figlia oggi settantenne. Perché? Una minaccia ricevuta dal padre, nel lontano '93, da una sedicente «Falange Armata», con un messaggio che faceva riferimento a «quello che ha di più caro», cioè l'unica amatissima figlia. Sono passati 21 anni, ma si vede che la figlia di Scalfaro è ancora in grave pericolo se le è stata conservata una scorta. Due anni fa era stato il deputato Francesco Barbato a svelare che tra i privilegiati che ad anni di distanza conservano ancora il servizio della Polizia di Stato c'era pure «miss Scalfaro» (lo riportò Lettera43, «Casta, 70 milioni di scorta»).

Malgrado un po' di scorte, per effetto della spending review decisa nel 2012, siano state tagliate (a Fini è stata appena tolta, come pure all'ex premier Lamberto Dini), a quanto risulta al quotidiano il Giorno quella di Marianna Scalfaro resiste ancora, come pure le volanti che tengono sotto controllo la sua abitazione a Roma. Nemmeno fosse un ministro in carica, o un magistrato antimafia, o il Capitano Ultimo (a lui l'hanno tolta). No, è la figlia di un presidente minacciato da una lettera nel 1993.

Un privilegio ancora più difficile da comprendere di altri, come la scorta che impiega una dozzina di poliziotti per proteggere l'ex presidente Carlo Azeglio Ciampi (che rischi corre?), che in più ha la «tutela», cioè una camionetta di polizia che sorveglia casa. O come le scorte per ex ministri o ex deputati, che per strada da soli rischierebbero al massimo una pernacchia. E come loro altri cinquecento circa servizi di scorta attivi in Italia (tenendo conto che il costo di una scorta - costo auto, costo personale, costi accessori - si aggira sui 350mila euro l'anno, come denunciato dal Silp-Cgil di Roma). Politici, ex politici, o addirittura parenti di ex politici, nemmeno più viventi. Tutti scortati come bersagli mobili a rischio attentato.

Come appunto Marianna Scalfaro, uscita di scena dopo il settennato del padre, in cui lo accompagnava anche nelle occasioni più formali, e poi ritornata alla luce con intermittenza. Ad esempio durante le primarie del Pd del 2007, quando fece sapere di essere per Rosy Bindi, e più recentemente per difendere la memoria del padre («Hanno tentato in mille modi di accusare mio padre delle cose più disparate quando era in vita. Ci riprovano oggi, puntando a coinvolgerlo nelle polemiche sulla trattativa Stato-mafia, perchè non può più rispondere»).

Della vita di Miss Scalfaro, donna dedita al volontariato, invece si è sempre saputo poco, avvolta nel riserbo (e qualche foto rubata, come quella con Adolfo Salabé, architetto poi finito nei guai per i fondi neri del Sisde). I giornali ne fecero più di un santino: «Silenziosa e discreta, eppure informata di tutto - pennellarono le agenzie -. Magra, elegante, accanita fumatrice nonostante la riprovazione del padre, ha condiviso tutti i problemi politici, le decisioni che hanno scritto un pezzo di storia d'Italia. Una vita quasi di corte che Marianna ha accettato non senza difficoltà poichè mal si adattava allo stile di vita semplice della “famiglia Scalfaro” prima dell'elezione». Vita semplice, sobria, ritirata, di più: sotto scorta.