Letta: "Senza far nulla tra 16 mesi non c'è più l'Europa"

L'ex premier Enrico Letta parla degli effetti della Brexit per l'Europa e per l'Italia

“Ora la priorità è evitare il panico. Questo problema è nelle mani dei governi nazionali, della Bce e del governo britannico. E riguarda, anzitutto, il modo col quale si gestisce il divorzio”. L’ex premier Enrico Letta torna sulla scena mediatica con un’intervista all’Huffington Post sugli effetti della Brexit che si preannuncia più complicata del previsto, sia dal punto di vista politico sia commerciale.

Gli effetti della Brexit

“Si scommetteva che per un anno non sarebbe successo nulla di eclatante, in attesa delle elezioni francesi e tedesche” spiega Letta secondo cui è evidente che “non si possano passare 16 mesi di tranquilla attesa. Tra 16 mesi - senza fare nulla - non ritroviamo più niente”. L’ex premier teme soprattutto per le sorti della Francia dove attualmente lavora come direttore della Scuola di affari internazionali dell'Istituto di studi politici di Parigi e dove anche la Le Pen chiede che i francesi si possano esprimere con un referendum. Per Letta, alla base della “convinzione che con l’indipendenza, con la scelta nazionale, si riacquisti sovranità” c’è una parola chiave: “proteggere”. L’Europa deve, perciò “entrare in una fase in cui ha gli strumenti e la volontà politica di tutelare i propri cittadini. Altrimenti, come accaduto in Gran Bretagna, essi penseranno che a proteggerli ci sia solo la bandiera nazionale”. Secondo l’europeista Letta “se i cittadini non vedono che l’Europa li protegge, mentre invece sembra tutelare solo i vincitori della globalizzazione, allora istintivamente, con un reflusso figlio anche della paura, dicono "riprendiamoci il controllo". Non solo. Dal punto di vista economico “la Gran Bretagna, secondo me, - profetizza Letta - ha solo da perdere, perché Londra non sarà più la capitale finanziaria del mercato unico europeo e non sarà la porta d’accesso al più ricco mercato del mondo”.

La ricetta di Letta per cambiare l'Europa

D’altro canto, però, per evitare che “l’Europa diventi sempre più germanocentrica e berlinese” è necessaria un’inversione di tendenza su tre priorità principali: disoccupazione giovanile, immigrazione e terrorismo. “Su questi temi o l’Europa mette in campo tre proposte molto concrete che siano visibili dai cittadini o crolla”, dice Letta prima di esporre “il suo programma” in materia. Contro la disoccupazione giovanile l’ex premier propone l’Erasmus pro, ovvero la possibilità per i neolaureati europei di fare un anno di apprendistato in un’impresa di uno dei Paesi membri dell’Ue. Per la sicurezza Letta propone una Fbi europea, mentre per l’immigrazione “solo con un corpo di frontiera unico si può ripristinare anche la fiducia tra i paesi europei; altrimenti; ognuno pensa che gli altri non gestiscono adeguatamente il problema e lasciano passare i migranti”.

Letta elogia Draghi

O l’Europa cambia oppure le prime ad essere nel mirino, secondo il Letta pensiero, sono la Spagna che domenica torna al voto dopo sei mesi e rischia anche stavolta di non avere un governo stabile, e l’Italia che è gravata dal problema del debito pubblico. “Non è il momento di fare spese pazze e i bilanci vanno tenuti sotto controllo”, dice l’ex inquilino di Palazzo Chigi lanciando quasi una frecciatina a Renzi e chiede di avere fiducia in Draghi. “Per fortuna che abbiamo super-Mario”, conclude minimizzando quindi il ruolo del governo attuale sulla ripresa economica.