L'Eurogruppo non fa sconti, ma le Borse corrono

Angela Merkel detta la linea, l'Eurogruppo obbedisce. Trasmissioni chiuse fino all'esito del referendum greco di domenica, ovvero stop ai negoziati con Atene. «Abbiamo preso nota delle ultime proposte greche ma data la situazione politica e dato l'invito a votare no del governo greco al referendum, non vediamo terreno per altre discussioni», ha spiegato Jeroen Dijsselbloem, presidente dei ministri finanziari dell'Eurozona. Ai quali sono bastate ieri appena un paio d'ore di colloqui per arrivare a una conclusione scontata dopo la ribadita volontà di sottoporre al giudizio popolare le proposte dei creditori. Una chiamata alle urne che, peraltro, gli stessi creditori ritengono priva di senso, dal momento che i quesiti referendari sono rivolti a una proposta ormai superata. Eppure, sulla malintesa interpretazione in mattinata della notizia secondo cui Alexis Tsipras era pronto ad accettare il pacchetto di misure respinto sabato scorso, i mercati hanno puntato con decisione sull'accordo last minute , frenando leggermente solo dopo il discorso del premier ellenico alla nazione. Nelle Borse i rialzi sono stati comunque robusti (+2,15% Milano e Francoforte, +1,94% Parigi), +1,32% Madrid), con lo spread Btp-Bund calato a quota 147. In serata la Bce ha lasciato invariato il tetto della liquidità, pari a 89 miliardi, che tiene in vita le banche elleniche, mentre l'agenzia Moody's ha tagliato il rating della Grecia al livello Caa3.

Una completa cristallizzazione della situazione da qui a lunedì è tuttavia improbabile. In una vicenda tanto complessa quanto caotica nella sua gestione complessiva, i colpi di scena vanno sempre messi in conto. Così come la possibilità che i negoziati proseguano sotto traccia, lontani dalla luce dei riflettori. A meno che l'irrigidimento della Cancelliera e dei ministri-negoziatori non sia legato alla convinzione che prevarranno i sì e che, quindi, il giovane leader di Syriza sarà messo in condizione di non nuocere.

Accreditare di forti chance un'intesa ancora tutta da perfezionare espone i mercati al rischio di rimuovere con troppa disinvoltura il nodo del possibile default greco. Doppio, peraltro. In ballo, oltre al debito da 1,6 miliardi non rimborsato al Fondo monetario internazionale, ci sono anche i 142 miliardi versati ad Atene dal fondo salva-Stati Esfs. Le lancette sui due versanti sono però, a quanto pare, ferme. E ciò è un ovvio vantaggio per Tsipras. Fonti dell'Fmi hanno spiegato che verrà stabilito «nelle prossime settimane» se mettere in mora la Grecia, una decisione che nel giro di un mese la porterebbe alla bancarotta. Atene, d'altra parte, è andata a ripescare un precedente, datato 1982, in base al quale al Nicaragua e alla Guyana fu concessa una deroga di cinque anni per evitare che il rimborso causasse uno stato di «eccezionale privazione» del debitore. Una soluzione, tuttavia, sgradita al Fmi: «Posticipare i pagamenti non risolve il problema». Quanto all'Eurogruppo, ieri non si è pronunciato sulle prossime mosse dell'Efsf, ma è verosimile che non intenda forzare la mano con la Grecia (come consigliato anche dalla Commissione Ue) con l'avvio della procedura di fallimento.