L'Europa crocifigge la Chiesa italiana: l'Ici arretrato va pagato

L'esenzione è aiuto di Stato. L'avvocato della Corte Ue: lo Stato recuperi il dovuto

Roma - Dai tribunali, anzi dalle sentenze che lì si emettono, derivano talvolta dei paradossi davvero curiosi. Se la Corte di giustizia europea farà proprie le conclusioni dell'Avvocato generale della Ue, che vuole «condannare» l'Italia a esigere dalla Chiesa i soldi che questa non ha versato negli anni tra il 2006 e il 2011 grazie all'esenzione degli immobili ecclesiastici dal pagamento dell'Ici, allora il paradosso sarà del tutto evidente: noi italiani saremo condannati a farci pagare. L'avvocato generale della Ue, il belga Melchior Wathelet, ha infatti chiesto di annullare le esenzioni dal pagamento dell'Ici per gli enti non commerciali (quindi nella stragrande maggioranza dei casi edifici di proprietà di istituzioni religiose, spesso usati per l'accoglienza o l'istruzione) perché risultano essere in buona sostanza aiuti di Stato, quindi contrari alla normativa Ue. E soprattutto che non vale la scusa avanzata dal governo italiano che è impossibile esigere quei crediti fiscali vista l'assenza di un'adeguata banca dati catastali di quegli immobili.

«L'impossibilità di recupero dell'aiuto a causa di difficoltà organizzative imputabili allo Stato - scrive Wathelet nelle sue conclusioni presentate alla Corte di giustizia - non giustifica un'eccezione alla regola per cui gli aiuti di Stato illegali vanno recuperati». Insomma la Ue, grazie al tribunale che ha sede in Lussemburgo, ci può «condannare» a recuperare l'Ici non versata per sei anni dagli istituti ecclesiastici. E questo nonostante l'Italia abbia praticamente confessato di non esserne in grado. Ora c'è già chi avanza l'idea di rimettere mano all'intero sistema catastale italiano.

Quindi potrebbe non essere stato sufficiente aver sostituito l'Ici con l'Imu. Dal primo gennaio del 2012, infatti, il Testo unico sulle imposte dei redditi ha adeguato la normativa italiana ai parametri imposti dall'Ue, sanando proprio la parte sui cosiddetti aiuti di Stato laddove gli immobili ecclesiastici ospitano anche soltanto in parte attività economiche (pur senza fine di lucro). Il Testo unico limita senza alcuna ambiguità l'esenzione dal pagamento dell'Imposta municipale agli «immobili in cui enti non economici svolgono attività non economiche». Inoltre la nuova normativa prevedere una serie di requisiti che gli enti non commerciali devono soddisfare per escludere che le attività svolte siano appunto di natura economica». Quindi la decisione che ora la Corte di giustizia potrebbe prendere riaprirebbe il contenzioso con il Vaticano. Un contenzioso che, secondo le stime dell'Anci (associazione nazionale dei Comuni italiani) vale tra i quattro e i cinque miliardi di euro di Ici «evasa».