L'Europa sta con Trudeau: "Credibilità del G7 distrutta"

Il tycoon irritato dal premier canadese fa saltare l'intesa. Macron e Merkel: uniti per i nostri interessi

Sarebbe stato meglio fidarsi del fiuto di Angela Merkel, quando agli altri leader aveva ammesso: la cosa migliore sarebbe dire che qui non riusciamo a trovare alcun accordo. Ma neppure lei aveva voluto darsi per vinta e dopo due giorni e una notte di negoziati, accordi traballanti, fotografie e conferenze stampa, tutto è stato spazzato via da un tweet. Mandato nel pieno della notte da Donald Trump direttamente dall'Air Force One diretto a Singapore. Uno strappo che provoca la durissima reazione degli europei, con i tedeschi che parlano di «credibilità del G7 distrutta» con un tweet e i francesi che accusano il capo della Casa Bianca di lasciarsi andare a «scatti di rabbia».

Il G7 del caos e dei colpi di scena quello andato in scena a Charlevoix, nel Quebec. Merkel, Macron e gli altri europei volevano arrivare quanto meno a un comunicato finale congiunto per tenere aperto il dialogo sui dazi. E invece no, quando tutti gli arei di Stato stavano volando verso le rispettive capitali, Trump ha mandato tutto a monte definendo il padrone di casa, il premier canadese Justin Trudeau, un «debole e disonesto», aggiungendo di avere dato ordine ai suoi di levare la firma dalla dichiarazione finale dei leader del G7. Con postilla velenosa: «Ora valutiamo dazi sulle auto che invadono il mercato americano». Proprio la minaccia più temuta dagli europei. E reazioni diplomatiche non si sono fatte desiderare: «La Germania sostiene la dichiarazione finale concordata», ha affermato il portavoce del governo Steffen Seibert. In seguito il ministro degli Esteri tedesco Heiko Maas è più pesante: con un tweet di 280 caratteri, Trump «ha distrutto la credibilità del G7». «Si può distruggere una incredibile quantità di fiducia molto rapidamente con un tweet - ha detto il capo della diplomazia di Berlino - Questo rende ancora più importante che l'Europa sia unita e difenda i suoi interessi in modo ancora più deciso. Europa unita è la risposta ad America First». E dal Canada Trudeau risponde: «L'accordo storico che abbiamo concluso al G7 di Charlevoix favorirà la prosperità dei cittadini e l'economia, proteggerà la democrazia, preserverà l'ambiente e garantirà i diritti delle donne e delle ragazze nel mondo. È quello che conta». Lo scrive su Twitter Justin Trudeau. E tutti i leader sembrano uniti con il Canada. «Gli scoppi di rabbia» non possono dettare l'agenda della cooperazione internazionale: questa la nota dell'Eliseo all'indomani del G7, finito nel caos. Un'America che agisce e reagisce in modo inaspettato, che fa saltare il banco e che mette in difficoltà le diplomazie dei leader di mezzo mondo. «La cooperazione internazionale non può essere dettata da attacchi di rabbia e osservazioni buttate là», ha fatto sapere la presidenza francese aggiungendo che rinnegare impegni concordati in una dichiarazione mostra «incoerenza e vaghezza». E a prendere la parola anche la Russia, che non perde l'occasione per ribadire: «per quanto riguarda il G7 o il G8: noi non lo abbiamo lasciato. I nostri colleghi hanno rifiutato di venire in Russia per ragioni note. Tuttavia, saremmo felici di riceverli tutti a Mosca». Il presidente russo Vladimir Putin si esprime così in chiusura del suo viaggio in Cina. Il riferimento è all'esclusione di Mosca dal G8 dopo la crisi di Crimea del 2014. La Russia, in quel frangente, avrebbe dovuto ospitare il vertice a Sochi. E non è un caso che nel G7 il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha ribadito che sarebbe necessario riammettere la Russia. Eccolo il sogno di Donald, che è sempre più a disagio a incontri troppo numerosi, vorrebbe un G3 fra Stati Uniti, Cina e Russia. Un nuovo baricentro, con un'Europa all'angolo, periferica e relegata ai margini. Perchè per Trump un'idea è chiara e cristallina: «Preferisco avere la Russia dentro che averla contro».