L'Europa torna ad attaccarci con Moscovici. Salvini: parla a vanvera, non alzo i toni né i calici

Il francese: il governo italiano è xenofobo. Il leghista replica e poi punge Juncker

Roma - Di buon mattino, mentre il Def è ancora in altissimo mare e il governo è alla disperata ricerca di formule per far tornare i conti, tra governo italiano e Unione europea sono scintille. Da una parte gli italiani che danno dell'alcolista al presidente della Commissione Jean-Claude Juncker, dall'altra il commissario agli Affari economici Pierre Moscovici che paragona l'esecutivo tricolore a quello di Orban in Ungheria.

Di buon mattino Matteo Salvini torna ad attaccare a testa bassa lo stato maggiore della Ue. Nel mirino Juncker, con insinuazioni non originalissime: «Questo signore è il capo del governo di 500 milioni di europei, un signore che arriva da un paradiso fiscale come il Lussemburgo. Se cercate su Google Juncker sobrio o barcollante, vedrete immagini a volte impressionanti», insinua il vicepremier. Che poi aggiunge: «Se la smettono di insultare, io sono tranquillo. Io non ho mai alzato i toni: non alzo i toni e non alzo i calici».

Juncker evita di replicare per le rime, anzi fa buttare acqua sul fuoco dal suo portavoce: «Il rispetto e l'affetto del presidente Juncker nei confronti dell'Italia e del popolo italiano sono noti». A contrattaccare ci pensa invece Moscovici, che da Parigi, dove segue l'International Economic Forum of the Americas, nella sede Ocse, denuncia i rischi dei rinascenti nazionalismi in Europa e denuncia: «Gli italiani hanno fatto la scelta di un governo decisamente euroscettico e xenofobo che, sulle questioni migratorie e di bilancio tenta di sbarazzarsi degli obblighi europei». E mette in guardia dall'«asse illiberale e nazionalista che si consolida nell'Europa centrale sotto la guida del premier ungherese Orban». Il commissario Ue replica anche a Luigi Di Maio, che aveva sparato contro le istituzioni europee che farebbero, a suo dire, «terrorismo» sui mercati contro l'Italia: «La Commissione ha un ruolo istituzionale, iscritto nei trattati, che applica in modo assolutamente tecnico. Ci guardiamo bene dal fare ingerenze nella politica interna, non lo facciamo e non lo faremo, siamo semplicemente i guardiani dei trattati. Bisogna capirlo, dobbiamo essere rispettati come tali, né più né meno». Poi mostra apprezzamento per le notizie che arrivano da Roma, e che parlano di un dietrofront del governo sull'esplosione del deficit: «È un buon segnale che la traiettoria sia stata rivista, perché mostra che le autorità italiane ascoltano le preoccupazioni e le osservazioni dei loro partner e della Commissione europea».

Salvini però replica sdegnato: «Moscovici parla a vanvera, in Italia non c'è nessun razzismo o xenofobia, ma finalmente un governo scelto dai cittadini che ha bloccato gli scafisti e chiuso i porti ai clandestini. Siamo stufi degli insulti che arrivano da Parigi e da Bruxelles». I Cinque stelle si accodano, minacciando persino azioni legali: «Moscovici pronuncia parole in antitesi con i nostri propositi, quasi come se fossero tese a nuocere il nostro Paese. Nella società civile queste calunnie potrebbero essere portate in tribunale».

Ma da Strasburgo arriva l'avvertimento del presidente dell'Europarlamento Antonio Tajani: «Per riformare l'Europa bisogna fare rete, l'insulto come arma politica non paga». E anche il ministro per gli Affari europei Savona, spedito al Parlamento europeo per cercare di mettere una pezza sugli eccessi avventuristi di qualche esponente della maggioranza, prima zittisce Claudio Borghi e i suoi proclami anti-euro («Farebbe bene a non parlare»), poi giura: «Non intendo intraprendere alcuna azione contro l'euro».