L'Europa vuole imporci i matrimoni gay La rivolta dei cattolici

Il Parlamento Ue bacchetta l'Italia sulle unioni omosessuali e inguaia Palazzo Chigi. Lupi (Ncd): «Siamo uno stato sovrano, no alle nozze»

Le coppie gay devono avere gli stessi diritti delle coppie etero sposate. Per la seconda volta l'Europa chiede all'Italia e ai paesi che ancora non hanno dato una veste giuridica alle unioni omosessuali di creare un istituto specifico (sia esso matrimonio o registrazione ufficiale della convivenza) che abbia gli stessi effetti legali del nostro matrimonio civile. Quella del Parlamento Ue è una richiesta non vincolante per i nostri legislatori ma ha un effetto dirompente sul governo visto che piomba nel mezzo di un confronto durissimo tutto interno alla maggioranza tra il Pd e l'Area popolare (Ncd, Udc). Su questo punto le posizioni di Matteo Renzi ed Angelino Alfano sembrano inconciliabili. Ma al premier in questo momento non conviene davvero andare allo scontro aperto con l'area cattolica centrista che lo appoggia proprio quando ha disperatamente bisogno dei voti di Ncd per approvare la riforma costituzionale del Senato.

Il monito del Parlamento dunque ha un doppio effetto negativo per Renzi. Da un lato dà modo alla minoranza Pd e ad una parte dell'opposizione come quella grillina di rimproverare al governo il ritardo sulle unioni gay. Ma dall'altro apre la porta alle critiche dell' opposizione di Lega, Fi e FdI che irride il governo succube di un'Europa che impone scelte non gradite in Italia a una bella fetta di elettorato di ispirazione cattolica. Ma che cosa ci chiede esattamente la Ue? Strasburgo ha approvato una risoluzione che ribadisce la necessità di tutelare i diritti fondamentali di LGBTI (lesbiche, gay, bisessuali, transgender e intersessuati) attraverso «l'accesso ad istituti legali come coabitazione, partnership registrata o matrimonio». Nell'accogliere con favore il fatto che già 19 stati membri «offrano tali opzioni chiede agli altri di valutare di fare lo stesso». Si aggiunge la richiesta di «garantire riconoscimento mutuo dei documenti di stato civili ed i loro effetti legali». Insomma un invito a riconoscere i matrimoni celebrati all'estero anche in Italia. Non un'ingiunzione certo ma una decisa moral suasion che provoca l'indignazione dei cattolici come Maurizio Lupi, Ncd che dice: «L'Europa non può chiedere ad uno stato sovrano di dire sì ai matrimoni gay». Il problema è che è il governo Renzi sostenuto proprio da Ncd, a volere i matrimoni gay come ieri ha ribadito il ministro per le Riforme, Maria Elena Boschi che auspica il via libera del senato sulle unioni civili «entro il 15 ottobre». Intanto ieri si è consumato uno scontro durissimo in Commissione Giustizia del Senato dove appunto si sta discutendo il ddl di Monica Cirinnà sulle unioni civili. In sostanza il Pd ha respinto tutti gli emendamenti di area centrista provocando la reazione infuriata di Ap con scambio di reciproche accuse. «Daremo battaglia», promette il senatore Ap Carlo Giovanardi mentre Maurizio Sacconi esclude si possano concedere i benefici fiscali riservati alla famiglia anche alle coppie gay.

di Francesca Angeli

Roma