La lezione opposta della Francia: lo sculaccione è ancora educativo

Dobbiamo aspettare una legge dallo Stato per sapere come educare i figli, come comportarci con mogli e mariti? Se è questo che vogliamo, è chiaro che non abbiamo capito niente della cosa più importante: il significato di famiglia e di educazione sentimentale.

Famiglia, educazione sono cultura, sensibilità, sentimento della vita, che si è costruito nel tempo con l'esperienza e i ricordi. Una legge è figlia di una visione politica: oggi la fanno i socialisti che sono maggioranza, domani la smontano i liberali quando non sono più minoranza. E noi dovremmo accettare che lo Stato ci dica come stare in famiglia, come educare i figli? È offensivo.

Il consiglio costituzionale della Francia fa un passo indietro e con buon senso decide che dare uno sculaccione a un bambino non è reato, come volevano i deputati socialisti, radicali, ecologisti. La violenza venga punita dalla legge; ma questo non significa che la legge ci debba dire come educare i nostri figli.

In Russia, la Duma, la camera bassa del Parlamento, fa addirittura due passi indietro rispetto alla Francia. Esagerando. Viene depenalizzata la violenza domestica, purché l'aggressione non provochi danni di salute alle vittime e non sia reiterata. Sia chiaro: nessun tipo di «aggressione» può essere considerata una forma di educazione o di ragionevole conduzione della vita famigliare. Con la volontà di non interferire nel privato, lo Stato russo innesta una sorta di anarchia nella realtà famigliare, in cui è ammessa anche «l'aggressione». Evidente, così, l'assenza di protezione delle figure più deboli della famiglia che dovrebbero invece essere tutelate dal codice penale.

Sono del parere che, in generale, quando la Stato interviene con capziosità nel privato, significa che la struttura portante della società, la famiglia, è debole. Se lo Stato fosse davvero interessato a ciò che succede là dentro, si preoccuperebbe di due cose. La prima è di sostenere economicamente le famiglie, difendendo la natalità. Naturalmente sto pensando alla realtà italiana, ma sempre e ovunque quando una famiglia dispone di una propria sicurezza economica diventano più semplici le dinamiche di comunicazione interna.

La seconda è quella fondamentale. Deve essere difesa culturalmente l'idea di famiglia come centro indiscutibile di educazione. Libertà di educare i propri figli come si ritiene giusto in base a un principio di responsabilità, inteso come cognizione del limite di ciò che è lecito. Se è assente questo senso di responsabilità, non sarà mai lo Stato a surrogarlo per poterlo consegnare alle famiglie affinché lo utilizzino con sapienza. E ci sia libertà di scelta della scuola, scelta importantissima che dà l'opportunità di non affidarsi necessariamente allo Stato per la formazione dei propri figli.

Leggi che non siano arroganti con la loro ingerenza nel privato per dire ciò che è giusto o sbagliato fare, ma che abbiano invece l'autorevolezza di stroncare la violenza vera che drammaticamente s'annida nelle famiglie.