Libia, un caos ingovernabile tra tribù in lotta e odi secolari

Guerre di potere e divisioni sono radicate, Macron s'illude se pensa di controllare la regione. Solo Gheddafi ci riuscì

Due governi in guerra, tre regioni - Tripolitania, Cirenaica e Fezzan - da sempre rivali, 30 tribù divise da sgarri e odi secolari, 300 e passa milizie pronte a scannarsi nel nome dell'Islam e del generale Haftar, dei traffici di armi e di carburante, del contrabbando di uomini e droga. Versate nello shaker, agitate bene e vi ritroverete nel bicchiere quel caos Libia che Emmanuel «Napoleon» Macron s'illude di governare convocando in un castello di Versailles due rivali come il generale Khalifa Haftar e il premier di Tripoli Fayez Al Serraj. Non a caso all'indomani Haftar concede un'intervista alla tv francese liquidando Serraj, a cui ha appena stretto la mano, come un ridicolo fanfarone. «Non ha alcuna autorità su Tripoli tuona il generale - e deve ancora dimostrare di valere qualcosa». Serraj non gli è da meno. Ventiquattro ore dopo aver osannato Macron è già a Roma dove, confermando la richiesta scritta consegnata al governo italiano domenica 23 luglio, propone al premier Paolo Gentiloni di mandare le navi italiane nelle acque libiche. Salvo negare tutto già giovedì sera e, subito dopo, smentire la smentita con un comunicato del ministero degli Esteri in cui si conferma la richiesta.

Ma comprendere il duo Haftar-Serraj è solo la parte più agevole di quel rebus Libia su cui solo un inaffidabile guascone come Muhammar Gheddafi riuscì a regnare per 40 anni mescolando Corano e Amazzoni, odio anticoloniale e affari con l'Italia, interessi petroliferi e sparate anti occidentali. Del resto non è un caso se Londra e Parigi, dopo aver fatto fuori il Colonnello, si dimostrarono così incapaci di gestirne l'eredita da spingere Washington a riconsegnare Tripoli alle competenze di un'Italia maestra dell'arte dell'arrangiarsi. Un'arte fondamentale per sfruttare le difficoltà di un pseudo alleato come Serraj costretto dai manuali Cencelli dell'Onu a guidare un governo in cui siedono tutti i suoi avversari. E così pur controllando a stento la base navale di Tripoli in cui risiede deve rassegnarsi a convivere con uno stuolo di vice che rappresentano le milizie di Misurata, i combattenti della Fratellanza Musulmana e persino quelli Zintan, la Sparta libica schierata con Haftar, ma abbastanza scaltra da non rifiutare un poltrona nel governo di Tripoli. Ma poi ci sono i nemici veri come Khalifa Ghwell e gli ex di Alba Libica, la coalizione di milizie islamiste che nell'agosto del 2014 conquistò la capitale con le armi e ha provato, più volte, a scalzare anche Serraj. Paradossalmente però il miglior alleato del governo insediato con l'appoggio di Onu, Stati Uniti, Italia ed Unione Europea, l'unico in grado di difenderlo sia dai colpi di stato degli ex di Alba Libica sia dagli attentati dell'Isis è Abdel Rauf Kara, un comandante jihadista alla testa di 1500 reduci di quel Gruppo Islamista Combattente conosciuto, ai tempi di Gheddafi, come la costola libica di Al Qaida in Libia. Efficientissimi a contrastare i rivali dell'Isis infiltrati in Tripolitania i miliziani di Kara chiudono volentieri un occhio invece sulle attività dei «colleghi» miliziani che dalla pineta di Qarabuli ad est di Tripoli fino a Zwara, la citta berbera al confine con la Tunisia, si arricchiscono con il contrabbando di uomini armi e carburante.

Ma se Tripoli è un gran bordello a Tobruk non son certo rose e fiori. Khalifa Haftar, nonostante la carica di capo di stato maggiore del governo di Tobruk, non obbedisce ad un solo ordine di quell'esecutivo. In compenso il suo «esercito» è composto in gran parte da senescenti generali ex Gheddafiani decisi a sterminare le milizie islamiste che ancora combattono a Bengasi e dintorni. Il tutto mentre l'Isis sconfitto a Sirte dalle milizie di Misurata dilaga nei deserti della Cirenaica. Ma il caos di Tripoli e Bengasi è nulla rispetto a quel grande Sud dove Tuareg e Tebu, schierati in teoria con Tripoli e con Haftar, si contendono in verità il controllo dei traffici che attraversano i confini con Sudan e Chad. E così mentre Macron ci prova l'Italia ripassa Mao Tse-tung. «Grande è la confusione sotto il cielo e perciò diceva il Timoniere - la situazione è favorevole».

Commenti
Ritratto di bingo bongo

bingo bongo

Sab, 29/07/2017 - 11:03

MACRON CI STA SOFFIANDO I POZZI PETROLIFERI SCOPERTI DA L'ENI GRAZI ANCHE ALLA PASSIVITA' DEL GOVERNO BERLUSCONI CHE AUTORIZZO' L'IMPIEGO DELLE BASI SUL SUOLO ITALIANO. NON ERA IL CAVALIERE MASCARATO UNO DI QUELLI CHE SALUTAVA LA VITTORIA DELLO SPOSO BAMBINO ALL'ELISEO? IL RIMBAMBITO MASCARATO LASCI SPAZIO A PIERO ED AI NOPECORONI !!! WWWW.NOPECORONI.IT WEB E TWITTER.

cir

Sab, 29/07/2017 - 11:05

non fate paragoni stupidi. GHEDDAFI era un vero uomo.ha preso a calci gli italiani che spadroneggiavano nelle sue terre come dei mafiosi. li privo' di ogni diritto di arroganza e supremazia , sequestro' loro le ricchezze accumulate e li pose nella condizione di andarsene o restare senza nessun privilegio.

Ritratto di Azo

Anonimo (non verificato)

Anonimo (non verificato)

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arkangel72

Sab, 29/07/2017 - 11:19

La pacificazione in Libia si otterrà solo riportando la Monarchia con la sua legittima dinastia allontanata da Gheddafi nel 1969 con il suo colpo di stato. Gli Al-Senussi sono ancora presi molto in considerazione da tutte le tribù libiche che vedono nella dinastia libica un fattore unificante. Tale ipotesi è stata valutata da molti politologi internazionali. La CNN ha intervistato più volte, in questi ultimi anni, l'erede al trono di Libia. Ma in Italia questa ipotesi di ritorno ad una Monarchia costituzionale che potrebbe pacificare e unificare la Libia intera è snobbata, derisa e persino osteggiata sia dai media, sia dai politicanti che ci governano.

Ora

Sab, 29/07/2017 - 11:22

Visto che la Libia è un caos e non si sa con chi dobbiamo parlare qualcuno dica alla Carfagna (F.I.) come facciamo a fare un mega campo profughi per la selezione degli immigrati, vada lei poi ne parliamo.

VittorioMar

Sab, 29/07/2017 - 11:28

..ERA UNA SITUAZIONE NOTA A TUTTI MENO ....AL PAGLIACCIO FRANCESE CHE ,PER MOTIVI E INTERESSI PERSONALI, HA SCATENATO IL DISASTRO CHE SI STA CERCANDO DI CONTENERE !!...SPERIAMO IN BENE (IL MINISTRO MINNITI E' IL NOVELLO ITALO BALBO ???) !!

Anonimo (non verificato)

pasquinomaicontento

Sab, 29/07/2017 - 11:32

-A controllare la regione,solo Gheddafi ci riuscì-scrive Micalessin, ...Appunto l'hanno fatto fora-

ilpassatore

Sab, 29/07/2017 - 11:34

Ieri ho letto che Serraj parlava di sovranita' libica- prego, qualcuno mi dica in cosa consiste- grazie.

antonmessina

Sab, 29/07/2017 - 11:37

ci salvera gentilioni :D

buri

Sab, 29/07/2017 - 11:40

col tempo tutti rimpiangeranno Ghedaffi

Ritratto di mortimermouse

mortimermouse

Sab, 29/07/2017 - 11:40

forse era meglio quando c'era gheddafi e berlusconi? ah certo, certo.... il fatto è che siete cre.tini.... :-)

SAMING

Sab, 29/07/2017 - 11:45

Un po' più complicata dell' Italia ma molto simile.

Ritratto di Marotta2

Marotta2

Sab, 29/07/2017 - 12:16

Sarkozy e Obama sarebbero da ... Hanno voluto abbattere Gheddafi e guarda che casino ! I libici non sono un popolo , come tale o allo stato brado o sotto dittatura . Tutti addosso a Berlusca quando fece l'accordo invece AVEVA VISTO GIUSTO ! Irresponsabili chi ha voluto rompere quel l'equilibrio !

restinga84

Sab, 29/07/2017 - 13:04

PRIMO invio...Egregio Gian Micalessin,Buongiorno.Sono allineato al Suo articolo sulla Libia.Conosco la Libia per esserci vissuto nel periodo di colonia italiana e dopo,per moltissimi anni.Conosco la lingua araba in modo totale.Ho frequentato la Libia soventemente,per ragioni di lavoro,anche dopo il mio rientro in Italia,sino alla catastrofe provocata dal miserabile Sarkozy,il quale non si e`reso conto che, con la sua nefasta macchinazione avrebbe provocato un cataclisma in una nazione che,con la guida di Gheddafi,artefice, nell`accordare tutte le Kabile,tolta forse,quella di Kufra,era da elogiare.SEGUE...

Anonimo (non verificato)

patriziabellini

Sab, 29/07/2017 - 13:38

Che si ammazzino tutti. Che non abbiano più barconi da buttare a mare e che ci lascino godere quella illusione di civiltà che pensavamo di aver raggiunto. Ogni Stato si faccia i fatti suoi

investigator13

Sab, 29/07/2017 - 14:38

in Libia ci sono ancora le tribù e sono loro che comandano. A malapena riescono a sopravvivere i due governi, simbolo di precarietà nel Paese più che di sicurezza. Per il momento accontentiamoci del petrolio che gentilmente ci offrono, si fa per dire, a fronte del caos che regna in Libia,