L'incubo dei padri di figli autistici che diventano assassini per troppo amore

Lo scrittore Gianluca Nicoletti: "Pietro Spina uccise Andrea, ma va graziato"

Solo chi ha un figlio autistico può capire. Tutti gli altri possono solo intuire. Ma comprendere a pieno, no. È infatti incolmabile lo scarto emotivo tra «noi», genitori di ragazzi sani, e «loro», genitori di «ragazzi ASD» (sigla che identifica la categoria dei «disturbi dello spettro autistico». Ad oggi non esistono cure risolutive: con l'autismo si nasce e con l'autismo si vive tutta la vita. Ed è lungo questo crinale tra esistenza e non esistenza che si consuma anche il percorso sfibrante che può spingere un genitore a dare la morte alla persona che più ama al mondo: un figlio. È capitato a tanti. È capitato anche a Pietro Spina che lo scorso 7 novembre nella sua casa di Vespolate (Novara) soffocò Andrea, autistico e cerebroleso: «Non volevo più vederlo soffrire. Mia moglie se l'era portata via un tumore. Cosa sarebbe stato di Andrea se io fossi morto?». Uniti da sempre. Nella buona (poca) e nella cattiva (tanta) sorte. Le due di una stessa medaglia, chiamata destino. Pietro subito dopo aver soffocato il figlio, cerca di suicidarsi. Non ci riesce. Finisce in galera a Torino. E lì va a trovarlo Davide Faraone che sa cosa prova quell'uomo, perché con lui condivide il medesimo dramma familiare. Anche Davide Faraone, attuale sottosegretario alla Salute, ha una figlia autistica. Lui, quindi, può «capire», non semplicemente «intuire».

I due parlano e, quando Spina dice: «Andrea adesso è al sicuro... Andrea adesso è salvo», piangono insieme. Faraone oggi chiede al Presidente della Repubblica di graziare Spina: «È disperato, merita il nostro aiuto. Era angosciato dall'impossibilità di non poter più prendersi cura di Andrea, così ha compiuto quel gesto estremo solo per mettere il figlio al sicuro, per salvarlo». Faraone ha parlato anche con il magistrato che segue il caso: «Ho trovato in lui una persona sensibile e disponibile, ma mi rendo anche conto che non sarà facile trovare una struttura più adatta per Pietro».

Ma Faraone non si arrende e dichiara alla Stampa: «Mentre pensiamo a come spostare Spina in una struttura più adeguata a lui, vorrei chiedere al Presidente Mattarella di guardare a questa storia con gli occhi di un padre. Mi piacerebbe che Pietro diventasse il testimone vivente di ciò che non deve più essere».

D'accordo con l'appello di Faraone è anche uno scrittore da sempre sensibile ai temi dell'autismo: Gianluca Nicoletti che, rievocando il dramma di Pietro Spina, ha scritto sul sito pernoiautistici.com: « È la lucida e disperata scappatoia da un pensiero che ci tormenta l'esistenza. Che sarà mai di lui, così fragile, quando non ci saremo più noi a sbatterci ogni minuto per la sua impalpabile felicità? Qualche volta lo penso anche io. Ma diciamo la verità, lo pensiamo tutti noi genitori di figli indicibili. È la nostra maniera di esorcizzare il presente che non cambia. Ci dissolve ogni inquietudine immaginare di fare un salto assieme da un'altra parte. E' di sicuro una sconfitta, ma in certi giorni ci viene da pensare che può essere anche una soluzione».

Frasi che hanno causato a Nicoletti anche non poche critiche, tanto da costringerlo a precisare il concetto: «Ho semplicemente scritto quello che ogni tanto è passato anche a me per la testa come pensiero molesto, quello che tutte le persone come me almeno una volta mi hanno detto. Ma è chiaro che lo diciamo perché mai ci succeda, perché pensiamo che esiste sempre qualcosa di orribile al fondo di ogni rassegnazione. Lo diciamo per incoraggiarci a vicenda per continuare a combattere, ogni giorno con il coltello tra i denti, ogni giorno capaci di inventarci qualcosa». Pensando a un domani di cui vorremmo immaginare tutto, ma del quale non sappiamo nulla.