L'indice della paura che ha previsto 5 stragi

Si chiama Vix, ed è sempre schizzato in alto nei giorni che hanno preceduto i peggiori attentati dal 2001 a oggi

Fin dal nome che gli hanno affibbiato, mette un po' i brividi: indice della paura. Detto in due parole, il cosiddetto Vix misura la volatilità di Wall Street. Roba un po' esoterica, sconosciuta ai risparmiatori che si industriano con il trading online per far quadrare il bilancio familiare, è capace di captare gli umori del mercato, spesso volubili come un cielo di primavera, mettendone a nudo future fragilità e picchi d'euforia in arrivo. Ma non solo: il fear index sembra possedere inquietanti capacità divinatorie, se messo in correlazione con cinque delle stragi terroristiche che, a partire dal 2001 e fino all'ultima mattanza di Parigi, hanno insanguinato il mondo occidentale.

Come se tutto fosse già stato previsto in anticipo - dalle bombe ai kalashnikov, dai morti alle devastazioni, dai kamikaze al lutto collettivo - e plasticamente rappresentato dalla curva dell'indice, impazzita verso l'alto nei cinque giorni che avevano preceduto gli attentati. È stato Stefano Fugazzi, sul suo blog ABC Economics, ad aver avuto l'idea di affiancare i cinque grafici pubblicati in questa pagina: riassumono il comportamento del Vix prima e dopo il disastro del World Trade Center (2001) e la reazione agli ordigni piazzati sui treni a Madrid (2004), alle bombe nella metro di Londra (2005), alla carneficina di Charlie Hebdo (2015) e agli attentati parigini della scorsa settimana. In tutti i casi, sempre lo stesso comportamento a segnalare - prima dell'evento - un allarme rosso, una soglia di pericolo imminente. Con una sola eccezione: la strage delle Torri Gemelle dell'11 settembre, avvenuta prima dell'apertura del Chicago Stock Exchange (il mercato su cui opera il Vix), poi rimasto chiuso per tutta la settimana.

Per il resto, balzano all'occhio analogie difficili da ignorare. Osservate, per esempio, cosa è accaduto al Vix prima del massacro del Bataclan: un rialzo del 40% in sole cinque sedute (dal 6 al 10 novembre). Uno strappo abnorme dopo due mesi di sostanziale stallo. Potete fare lo stesso tipo di calcolo per gli altri tre grafici: il risultato non sarà molto diverso. Così come appare subito evidente che l'indice punta immediatamente verso il basso non appena il fatto drammatico è accaduto. Cessato pericolo, si direbbe. Semplici coincidenze su cui è inutile speculare? Forse. Eppure basterebbe ricordare quel vecchio adagio di Borsa, secondo il quale «tutto ciò che ti serve sapere sta nei grafici, è tutto scritto lì», per non liquidare la faccenda come un semplice incrocio di circostante. D'altra parte, i mercati sono governati dalle informazioni. Se le hai, e in anticipo, ottieni spesso un vantaggio irrecuperabile sui concorrenti. E ciò può fare la differenza sui risultati che devi garantire alla clientela. O per il tuo arricchimento personale. E chi muove miliardi in una manciata di ore, spesso è in grado di mettere le mani su notizie anche molto riservate. Inutile, invece, tirare in ballo l'ipotesi più estrema, quella che rimanda alla potenza finanziaria dell'Isis. Alcune stime hanno calcolato che il Califfato può beneficiare di entrate quotidiane attorno al milione di dollari. È il frutto della vendita clandestina di petrolio, spesso collocato a 30 dollari il barile contro una media attuale di 40 dollari. Altre entrate sono assicurate dal contrabbando dei reperti archeologici recuperati durante il saccheggio delle città antiche o da attività criminali generiche. Il patrimonio complessivo sarebbe quantificabile in due miliardi di dollari: troppo pochi per mettere paura al Vix.