L'inferno di Marco e Gloria: "Addio mamma, e grazie"

Telefonata della ragazza alla madre prima di morire. Lo struggente audiomessaggio del giovane al padre

In via Borgo Padova a Camposampiero nel padovano, al civico 100, non vola una mosca. L'aria è tesa. Non c'è il solito via vai di amici e parenti. Il cancello in comune con altre abitazioni è aperto, le finestre di casa anche, si respira il silenzio all'interno dell'abitazione. Qui abitava la ventiseienne Gloria Trevisan , la ragazza dispersa insieme al suo fidanzato veneziano, Marco Gottardi nel rogo del grattacielo di Londra. Sarebbero dovuti tornare a casa per festeggiare il ventottesimo compleanno di lui, il 26 giugno. Ora invece i loro nomi sono nella lista dei dispersi nell'incendio.

Appena ci avviciniamo all'abitazione, dove Gloria viveva con la mamma Emanuela, il papà Loris e il fratello Giulio, che ora è partito per Londra, e appena ci presentiamo, i vicini ci invitano ad andarcene. «Andate via grida un signore dal terrazzo questa è proprietà privata». Il padre di Gloria fa capolino alla finestra ma subito rientra. Al citofono risponde: «Sono il papà, non abbiamo niente da dire. Non abbiamo notizie. Niente. Quello che avete voi, ce l'abbiamo anche noi». Un amore, quello tra Gloria e Marco, nato tra i banchi dell'università. Entrambi laureati allo Iuav di Venezia, l'Istituto universitario di architettura, 110 lei e 110 e lode lui, tre mesi fa avevano deciso di trasferirsi insieme a Londra. Un modo per perfezionare l'inglese e per coltivare insieme un sogno, quello di tuffarsi nel mondo del lavoro, così, lontano da casa con la consapevolezza di potercela fare con le proprie forze.

I primi di marzo, appena giunti nella capitale londinese, avevano già un lavoro e un alloggio: in quella maledetta Greenfell Tower al ventitreesimo piano, un colosso di ventiquattro piani, costruito nel 1974 e abitato da circa 500 persone. «Erano molto soddisfatti - ricorda il papà di Marco, Giannino Gottardi - a maggio siamo andati a trovarli e abbiamo visto l'alloggio. All'apparenza era moderno, ristrutturato da poco: non avrei mai immaginato potesse celare simili rischi, né i ragazzi ci avevano parlato di loro timori». Ma l'altra notte quella torre è diventata una torcia. L'ultima telefonata di Gloria ai familiari viene interrotta: «Aiuto c'è un incendio. Vedo fiamme dappertutto. Ho paura». L'ultima telefonata di Marco: «Mamma, papà c'è del fumo, ma stanno arrivando i vigili del fuoco». Basta. Da quel momento i familiari non hanno più notizie. L'ultima volta che i genitori di Marco hanno sentito il figlio è alle 4.07, poi il telefono ha continuato a squillare a vuoto. A un certo punto un messaggio vocale su Whatsapp, sul telefonino del padre di lui. Straziante. «Ma quello che ha detto Marco lo tengo per me dice il padre Avete presente i messaggi delle persone intrappolate nelle Torri Gemelle?». Ora i familiari sono in collegamento con la Farnesina e con il Consolato ma ogni mezzo secondo sembra un'eternità. «Non c'è motivo per sperare che siano ancora vivi - dice il legale della famiglia Trevisan, Maria Cristina Sandrin - la drammaticità della telefonata nel salutare i propri genitori, nel dire grazie mamma per quello che avete fatto per me».

Il dramma è stato vissuto coscientemente, stavano dando un addio spiega l'avvocato. Il padre di Marco continua a sperare. «Siamo in costante contatto con la Farnesina e con i familiari di Gloria dice Giannino Gottardi con il passare delle ore le nostre speranze, già ridotte al lumicino, stanno diminuendo, ma fino a che non ci diranno di aver ritrovato i nostri ragazzi continuiamo a credere nel miracolo. Marco infondeva tranquillità a tutti, quando la linea è caduta abbiamo capito che la situazione era precipitata. Conserverò per sempre il ricordo delle ultime parole che ci ha dedicato». Le ultime parole prima di tentare di mettersi in salvo.