"Lingua veneta discriminata" Arriva l'alfabeto ufficiale

Lunedì via ai lavori della commissione che riunisce 14 associazioni: «Riappropriamoci della nostra identità»

Il padovano Loris Palmerini si esprime in un italiano ineccepibile ma si sente che dentro freme, che il dialetto veneto è lì, pronto a esplodere, senza doppie, senza zeta, con la elle evanescente e la erre arrotata. La fatica maggiore non è però tradurre al volo il linguaggio degli avi in quello appreso a scuola. È più lancinante il dolore quando sente qualcuno che chiama ancora dialetto l'idioma della più antica repubblica del mondo, millenaria dominatrice dei mari. «Il veneto è una lingua, riconosciuta dal Consiglio d'Europa nel 1981 tra le minoranze linguistiche», spiega. Ha anche un codice Iso 639-3, ovvero una sigla di rappresentazione linguistica internazionalmente riconosciuta, «vec», come il sardo è «srd», l'«afb» è la lingua del Golfo arabico e il «cqu» il quechua cileno.

Sono centinaia le minoranze linguistiche riconosciute dall'Onu. Ma il povero veneto ammesso a New York e Strasburgo e inserito dall'Unesco nel «Red Book of endangered languages» non trova cittadinanza a casa sua, in Italia. Il Parlamento ha riconosciuto il ladino, il friulano, il sardo e perfino l'occitano, ma non la lingua dei dogi, di Goldoni, di Zanzotto, dei Pitura Freska e di milioni di emigrati in Brasile, dove però, per un dannato paradosso, lo chiamano «taliàn». In alcune regioni del Rio Grande do Sul è lingua ufficiale al pari del portoghese. «È una negazione discriminatoria dei diritti umani protesta Palmerini - La legge del 1999 che riconosce e tutela 12 minoranze linguistiche cosiddette storiche doveva includere anche il veneto. Ma dopo la scalata al campanile di San Marco dei serenissimi qualche partito ha messo il veto».

Tuttavia Palmerini e un manipolo di 14 associazioni raggruppate sotto l'egida di Aggregazione veneta, l'ente che rappresenta i diritti dei veneti come minoranza nazionale, irriducibile difensore della storia e delle tradizioni della Serenissima, non si arrendono. Nelle scorse settimane hanno pubblicato un bando per uniformare la grafia veneta. Sembra una bizzarria ma la faccenda è serissima perché il veneto non ha un codice grafico proprio. Scrivi come parli, insegnavano i vecchi maestri di giornalismo: il problema è se uno parla solo dialetto, perché certi suoni non hanno un corrispondente segno alfabetico. Un toscano al massimo avrà qualche difficoltà con la «c» aspirata e un lombardo andrà a sciacquare i panni in Arno come fece il Manzoni. Un veneto no. Un veneto ha la elle evanescente: va indicata con il «gl» o la elle tagliata dei polacchi? La esse dolce si scrive con la x («ghe xé») oppure con una esse con il puntino sopra, come suggerisce il Manuale della grafia veneta unitaria redatto nel 1995 da una commissione scientifica di 12 linguisti coordinati dal compianto professor Manlio Cortelazzo, decano dei dialettologi? E come vanno riportate le consonanti dure, con le doppie che il veneto non pronuncia?

Tre mesi dopo il plebiscito per una maggiore autonomia della regione da Roma, arriva lo standard della lingua veneta. Il bando si chiude oggi. Chiunque può presentare una proposta che dirima le controversie. Lunedì l'organismo presieduto da Palmerini insedierà una commissione che in un mese adotterà l'alfabeto veneto ufficiale. Non è soltanto pane per nostalgici o filologi. «Il veneto è usato da milioni di persone nel mondo, da scrittori e poeti, da riviste e migliaia di pubblicazioni. La normalizzazione della grafia è un momento importante per riappropriarsi di un'identità culturale». Esistono già il correttore ortografico e la versione veneta di Wikipedia: vec.wikipedia.org/wiki/Pajina_prinsipae. Benvegnùi.

Commenti
Ritratto di giovinap

giovinap

Sab, 20/01/2018 - 09:48

questa ci mancava per un ulteriore divisione!

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stenos

Sab, 20/01/2018 - 10:01

Tra un po nelle squole della fedeli insegneranno il bantu'.

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gammasan

Sab, 20/01/2018 - 10:25

@stenos: e perché, adesso, insegnano qualcosa di utile?

Michele Calò

Sab, 20/01/2018 - 10:37

Maaaaa......le deiezioni rosse e globaliste del Veneto che dicono di questo "rigurgito" identitario che rifiuta il meticciato con i "frateeeli e soreeeele" arabi e africani tanto "cari" ai loro padroni del Bilderberg?

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Galahad12

Sab, 20/01/2018 - 10:49

Certo! Il veneto è una vera lingua, al pari ad es. del sardo. Ammiro i Veneti perché orgogliosi della propria lingua, cultura e tradizioni. In più non impongono in modo arrogante la loro lingua a tutta la Nazione come si vede fare da molti anni in Tv col napoletano, romanesco e siciliano, sgradevoli spesso a chi non è del luogo

01Claude45

Sab, 20/01/2018 - 11:07

Solo gli "ignoranti" (chi ignora) può ridere della lingua della più lunga "Repubblica Democratica" a livello mondiale.

Ritratto di giovinap

giovinap

Sab, 20/01/2018 - 11:33

chiunque abiti un paesotto(ritiene di avere una lingua e una cultura diversa dagli altri italiani)qualcuno è presente anche con un commento su questo articolo, le lingue in italia sono 3 l'italiano, il napoletano e il siciliano, il resto sono tutti dialetti.

gavello

Sab, 20/01/2018 - 11:46

buona notizia ... e chi viene a fare i concorsi pubblici da fuori, li deve fare in lengua veneta

grossvenediger

Sab, 20/01/2018 - 12:25

Insegnare ai bambini una lingua regionale è una cosa che ha solo effetti positivi. Soprattutto il veneto, visto che l'assenza di consonanti doppie permette ai bambini di imparare bene la pronuncia delle lingue veicolari europee che non presentano geminate (inglese, francese, spagnolo, portoghese, russo, praticamente tutte tranne l'ungherese e il finlandese). I bambini che crescono apprendendo solo l'italiano dovranno liberarsi a fatica di questa caratteristica eccentrica (ridicola o piacevole a seconda dei gusti). Ad ogni modo gli svizzeri parlano (anche al telegiornale) in schwytzertütsch ma scrivono e leggono in alto tedesco.

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stenos

Sab, 20/01/2018 - 12:25

@gassman. No.

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lucaju

Sab, 20/01/2018 - 12:58

...stai a vedere che vale di più l'identità, religiosa (?) o culturale (?) ,dei "bonobo-parassiti" che quella dei nostri compatrioti...

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Azo

Sab, 20/01/2018 - 13:07

La differenza, tra la lingua veneta e le lingue meridionali, è che i veneti hanno fatto la storia, mentre i meridionali, hanno creato le mafie, la discordia, la disoccupazione e i ciarlatani alla Cagliostro!!!

Michele Calò

Sab, 20/01/2018 - 13:21

Galahad12# ma il nickname da Tavola Rotonda è dovuto ai 12 anni di mononeurone italiota patano? Di sgradevole c'è il becero campanilismo discriminatorio verso il romanesco, il siciliano e la Lingua Napoletana da parte sua e non solo. Ogni cadenza, dialetto o "lingua" ha la sua dignità e merita pari rispetto. Anche da lei. Pfuiii!

franfran

Sab, 20/01/2018 - 13:56

Riconosest o no 'sto idioma se'l parla da Belun a Venezia, no sol 'n fameia ma in tutti i posti publici e'l è 'n segno de riconosimento dei Veneti DOC a la facia de tuti quei che ne vol morti.

corivorivo

Sab, 20/01/2018 - 14:03

grassie Galahad. ti xe n'amigo!

Ritratto di leno lazzari

leno lazzari

Sab, 20/01/2018 - 14:20

Difficile negare che ANCHE i nostri dialetti siano una parte importante della nostra ricchezza culturale .

Ritratto di ottimoabbondante

ottimoabbondante

Sab, 20/01/2018 - 14:53

Ma quale standard: la variante veneziana, bellunese, veronese, rodigino????

Lapecheronza

Sab, 20/01/2018 - 15:02

Ok la lingua delle proprie radici può essere importante, ma si potrebbe spendere quel tempo per altro ben più importante: pronto soccorso ? Ragionamento logico e retorica ? Cinese o meglio potenziare l’inglese già potenziato ? Sopravvivenza urbana ?

gigi0000

Sab, 20/01/2018 - 15:10

La bellezza di ogni dialetto è intrinseca nella cultura e tradizione popolare. La bellezza del veneto, almeno per me, è melodia. L'incontro con brasiliani di Rio Grande do Sul, mi ha commosso, sentendo un frammisto di portoghese e veneto. Quando ne rilevo l'accento, prego la persona di parlarmi in veneto, perché adoro quel suono, quella cadenza, quella pulizia morfologica. Quando sono in Veneto, mi sento a casa mia. Nulla contro romano, napoletano e siciliano, ma ognuno a casa propria, senza volerlo imporre ad altri.

diegriva

Sab, 20/01/2018 - 15:36

Buffonata. A questo punto perché no il genovese il napoletano o il milanese...qualsiasi città o regione italiana ha una storia passata e in moli casi una lunga storia gloriosa, pensiamo a Firenze Roma la stessa Genova...come mai nei decenni passati quando il Veneto attingeva a piene mani alla solidarietà nazionale( negli anni 50 addirittura la cassa per il mezzogiorno!) di questa presunta "identità particolare", propedeutica alla secessione fiscale non vi era alcuna traccia? Come mai solo ora questo improvviso interesse per una inesistente "lingua veneta" quando a Verona e a Padova, tanto per fare un esempio parlano due dialetti diversi?....E allora è solo una questione di schei...volgarissimi schei!

diegriva

Sab, 20/01/2018 - 15:42

@giovinap No. La lingua in Italia è sostanzialmente una, l'italiano. Il siciliano e il napoletano sono due semplici dialetti, come il romano il veneziano o il milanese ecc. Dialetti e basta. A rigore le uniche vere e proprie lingue parlate in Italia oltre all'italiano sono il tedesco per l'Alto Adige e lo sloveno in alcuni comuni del Friuli Venezia Giulia. Stop. Basta. Neanche il sardo è una lingua.

rokko

Sab, 20/01/2018 - 18:42

diegriva ti sbagli, ad esempio in alcune comunità montane si parla una lingua simile all'albanese, ed in altre c'è una lingua simile allo spagnolo. Le lingue parlate in Italia sono molte di più di quelle che ti aspetereati

Ritratto di Gianfranco Robert Porelli

Gianfranco Robe...

Sab, 20/01/2018 - 20:18

Dante scrisse la Divina Commedia anche a Padova oltre che a Milano, se non sbaglio, dunque la lingua veneta ha dato un apporto fondamentale all'unità linguistica della nazione italiana. Allora é giusto e culturalmente opportuno preservarne le peculiarità espressive che influenzarono il ghibellin fuggiasco.