L'innocente in carcere salvato dal sosia colpevole

Storia da romanzo a Bari. Due uomini identici, ma a finire in cella è quello sbagliato: poi il rapinatore vero confessa

Alla fine, soltanto uno dei due «gemelli diversi» ha... cantato. L'altro, probabilmente, ha pianto. Per la felicità, per la ritrovata libertà, parole in rima che valgono una bella canzone. Se non altro, una canzone a lieto fine.

Il «gemello diverso» che ha pianto esultando si chiama Vincenzo Mundo e ha 46 anni. Lo avevano arrestato, e tenuto in galera per cinque mesi, in quanto riconosciuto come uno dei tre rapinatori (l'unico a volto scoperto, ripreso dalle telecamere della videosorveglianza interna) responsabili di aver svuotato una gioielleria di Sannicandro. Il «gemello diverso» che ha cantato, leggi confessato, si chiama Riccardo Antonio Corsini e ha 45 anni, e si è legato al dito della fedina penale, come fosse una fede, anzi una medaglia al valore civile, un reato in più, già che c'era. Già che per un'altra rapina era al gabbio, cioè, insieme al suo compagno innocente, in quel di Bari, dove i due si sono incontrati per caso.

Mundo e Corsini sono sì gemelli diversi, ma sono diventati entrambi figli di un dio minore, quello, pasticcione e pressappochista, della giustizia italiana. Sono sosia, si somigliano come due gocce di veleno, purtroppo, e tanto è bastato affinché si conoscessero loro malgrado dietro le sbarre. Forse, a causa di queste circostanze romanzesche, un giorno potranno persino diventare, perché no, amici.

Il cattivo buono, cioè il vero colpevole, cioè Corsini, per qualche settimana dopo aver visto il buono, cioè Mundo, capendo subito l'antifona, ha resistito. Poi non ce l'ha più fatta e, invece di rifugiarsi dietro lo scherzo architettato da due sceneggiatori d'eccezione, la Natura e il Destino, si è preso in carico l'accusa che stava pesando sulle spalle dell'altro. Le cronache parlano, attribuendo il virgolettato a Corsini, di «forte rimorso di coscienza nel vedere un innocente padre di famiglia accusato di un reato con non ha commesso». Parole che suonano come una sentenza.

Dostoevskij non ha saputo fare di meglio nel suo Sosia, dove il buono, Jakov Petrovic Goljadkin, si crea un gemello diverso soltanto alimentando le proprie turbe mentali. E la lettera che Corsini, spiegano ancora le cronache, ha inviato al magistrato di competenza, ha probabilmente qualcosa a che fare con quella Lettera al mio giudice di Simenon in cui il cattivo Charles Alavoine vuota il sacco. Alavoine infine si uccide. Ma noi, fermi restando gli obblighi di legge e senza voler in alcun modo influenzare la corte sollecitandola a una clemenza che non ci compete, vogliamo spendere una parola a favore del gemello diverso che ha cantato senza stonature, regalando a chi di dovere la verità nascosta fra due nasi e due bocche troppo simili.

Mundo e Corsini, fianco a fianco, sono tornati in tribunale, e fianco a fianco hanno ascoltato il pm chiedere il proscioglimento del primo e disporre la sua scarcerazione. Tutto è bene quel che incomincia male? Lo speriamo, in attesa della perizia antropometrica contestualmente ordinata. In fondo, volendo giocare un po' con le parole, si è trattato di un vizio di forma causato dal fatto che le forme del cattivo-buono e del buono-buono si somigliano troppo. Il reo è confesso, mentre fesse, nel senso di difettose forse verranno riconosciute le telecamere della gioielleria che hanno incastrato l'innocente. Il loro è un occhio che può uccidere.

Commenti
Ritratto di Uchianghier

Uchianghier

Ven, 27/01/2017 - 13:24

Una ulteriore figura di meringa di chi ha disposto le indagini e di chi le ha fatte.