L'Italia resta nel mirino Ue: serve manovra da 5 miliardi

L'Eurogruppo invia un messaggio chiaro: correggere il deficit e abbattere il debito A marzo si rischia la procedura d'infrazione. Ma Padoan frena: misure sufficienti

I colleghi di Pier Carlo Padoan s'inventano la «flessibilità ad orologeria». Il messaggio che l'Eurogruppo invia all'Italia è chiaro: o il governo modifica la legge di Stabilità (in discussione al Senato) e la rafforza con una manovra da almeno 5 miliardi, oppure in marzo l'Italia va in procedura d'infrazione sia per la mancata riduzione del deficit strutturale, sia per il debito eccessivo.

In teoria, l'ultimatum dell'Eurogruppo scade a marzo. In realtà, la prossima settimana: non s'è mai visto un governo che, approvata la legge di Bilancio, vara una manovra correttiva nei primi mesi dell'anno. Quindi - per usare il lessico dell'Eurogruppo e del suo presidente Jeroen Dijsselbloem - o «l'Italia adotta nuove misure o dà una diversa efficacia alle misure già adottate».

Padoan, però, la vede diversamente: dall'Eurogruppo non è arrivata nessuna richiesta di misure aggiuntive. Eppure, nel testo del documento approvato c'è scritto che il nostro Paese nel 2015 corregge il deficit strutturale dello 0,1%, mentre i trattati prevedono che l'intervento sia dello 0,5%.

La Commissione sembra voler venire incontro alla posizione italiana, al punto che quello «0,1%» vuole leggerlo come uno «0,2%». Ma cambia poco: sempre una manovra aggiuntiva da 5 miliardi dev'essere inserita nella legge di Stabilità.

Ma è il livello del debito pubblico a entrare nell'occhio del ciclone. «L'alto livello del debito rimane un soggetto di preoccupazione», scrive l'Eurogruppo. Soprattutto dopo il declassamento di Standard and Poor's . I ministri di Eurolandia chiedono «misure efficaci per migliorare lo sforzo strutturale».

Sono tre anni che i vari governi italiani assicurano a Bruxelles una riduzione del debito dello 0,7% all'anno, attraverso le privatizzazioni. E di quei 10 miliardi attesi non sono entrati che pochi spiccioli. Ne consegue che il debito (che continua ad aumentare, anche per mancanza di Pil e d'inflazione) preoccupa - non poco - i mercati.

E l'occhio corre al comportamento delle agenzie di rating a complicare l'azione del governo. Se anche Moody's o Fitch dovessero seguire S&P , la situazione rischierebbe di cambiare. Anche perché nel documento che ha accompagnato il declassamento, Standard and Poor's scrive che proprio la mancata crescita rende difficile la gestione del debito pubblico. E ogni anno il Tesoro italiano deve ricorrere al mercato per 400 miliardi di euro.

Al momento, com'era prevedibile, lo spread è rimasto stabile: inevitabile, visti i livelli dei tassi. Ma sui mercati la tensione cresce in attesa delle scelte del governo.

Dopo la doccia fredda della Merkel dell'altro giorno, sono dovuti intervenire sia il portavoce della Cancelliera sia il ministro delle Finanze tedesco per correggere il tiro: le riforme avviate dal governo vanno nella giusta direzione. E lo stesso Padoan ricorda che anche Berlino è stata oggetto di critiche da parte della Commissione: ha un surplus commerciale troppo alto e deve investire sul mercato interno. «Siamo tutti sulla stessa barca - osserva il ministro dell'Economia - e dovremmo remare tutti nella stessa direzione».

E gli ex colleghi dell'Ocse del ministro salgono in cattedra. Nonostante le riforme ad «ampio spettro» operate tra il 2012 e il 2014, la spesa pensionistica (che partiva dal 32% del Pil nel 2011) tornerà a salire sia nel breve che nel lungo termine, arrivando al 14,9% del Pil nel 2015 per giungere al 15,7% nel 2050. La ricetta è sempre la stessa: cambiamenti demografici e rallentamento dell'economia implicano «riforme continue», cioè «lavorare più a lungo» e aumentare le aliquote contributive.

L'Eurogruppo - almeno - non chiede interventi sulle pensioni. Ma si attende interventi significativi. Ed a breve. «Ci auguriamo che le misure siano prese - sottolinea Pierre Moscovici, commissario Ue agli Affari economici -. Sappiamo tutti cosa succederebbe se le regole non venissero rispettate». La «sua» Francia non le rispetta da anni. E anche a Parigi l'Eurogruppo chiede una manovra correttiva.