L'ombra della camorra sul concorso per poliziotti e agenti penitenziari

Nino Materi

In America negli anni '30 la mafia si infiltrava sistematicamente nella polizia e nelle carceri per meglio controllare i propri affari. In Italia il fenomeno non è tale da suscitare allarme, ma qualche ombra esiste. Ne sono prova le inchieste che hanno individuato alcune «mele marce» nei vari corpi di polizia, cui va però riconosciuto il merito di aver saputo fare presto e bene pulizia al proprio interno. Eppure resta la sensazione che una presenza pervasiva di mafia, camorra e 'ndrangheta tra gli uomini in divisa non sia del tutto da escludere.

Negli ultimi giorni due casi hanno fatto riflettere. I sospetti di irregolarità nell'ultimo concorso per entrare in polizia e la sospensione dell'esame di per agenti penitenziari a causa del sospetto di «infiltrazioni camorristiche». E che non si tratti di pericoli immaginari lo dimostra l'apertura di due indagini giudiziarie e l'interessamento a entrambi i casi da parte di Raffaele Cantone, presiede dell'Autorità nazionale anticorruzione.

Titolo del Messaggero del 18 maggio scorso: «Così la camorra truccava il concorso per guardie carcerarie»; titolo del Mattino di Napoli dell'altro ieri: «Il concorso di polizia tra veleni e sospetti». A proposito del test per agenti penitenziari il sospetto è che la camorra abbia tentato di infiltrarsi nelle carceri italiane e che per farlo abbia intrapreso la via ordinaria del concorso ministeriale. E non è un caso che il fascicolo sullo scandalo della selezione per 400 agenti di polizia penitenziaria, sospesa dal Dap perché 88 concorrenti sono stati trovati durante le prove con radiotrasmittenti, auricolari, bracciali con le risposte ai quiz, cellulari contraffatti, cover dei telefonini con le soluzioni, sia all'esame della Procura distrettuale antimafia della Capitale. A coordinare l'indagine a carico degli 88, che alla fine di aprile erano sbarcati alla Fiera di Roma dalla Campania per superare le prove, è il procuratore aggiunto Michele Prestipino. Stessa storia per l'esame in polizia ora sub iudice a Napoli. In rete già parlano di «concorso miracoloso». Ma c'è anche chi lo ha soprannominato «concorso truffa»: è quello per selezionare 559 allievi agenti della polizia di Stato.

«La prima prova - riporta il principale quotidiano campano - si è tenuta il 13 maggio e ben 194 candidati non hanno sbagliato nemmeno una delle ottanta risposte, un record. 134 hanno commesso un solo errore e 93 ne hanno commessi 2. In totale 421 persone che si sono cimentate su un test a risposta chiusa di cui non era stata in precedenza pubblicata la banca dati risultando praticamente infallibili. Basta guardare il grafico dei risultati per notare un'impennata finale in corrispondenza proprio delle votazioni più alte, quelle superiori al 9. Un risultato definito da molti sospetto e che ha fatto scattare una serie di segnalazioni all'Authority anticorruzione guidata da Raffaele Cantone che le sta verificando. Tra le varie anomalie, spicca il fatto che gli ammessi sono quasi tutti campani. Il segretario campano dello sindacato Silp, Tommaso Delli Paoli denuncia «lo stato di confusione in cui versa, ormai da anni, l'ufficio per le attività concorsuali, situazione questa diventata ormai insostenibile. Chiediamo quindi un'attenta attività ispettiva».

Per non trovarci un domani con uomini in divisa, teoricamente al servizio dello Stato, ma in realtà a libro paga dei boss.